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FAQIndustria e impianti
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Industria e impianti (68)su
Finestre a infrarossi per quadri elettrici: ispezionare senza aprire
Davvero per fare la termografia bisogna aprire il quadro?
Sì, a meno che non ci siano finestre a infrarossi. La lamiera della portella è opaca all'infrarosso e non lascia passare nulla; anche il vetro comune, trasparente alla luce visibile, è opaco nella banda in cui lavorano le termocamere per manutenzione elettrica. La termocamera misura la radiazione che riceve: se fra sensore e connessione c'è una barriera opaca, misura la temperatura della barriera, non quella del morsetto. Non è un limite dello strumento, è fisica.
Aprire un quadro sotto tensione è un lavoro elettrico?
Sì. L'apertura di una portella che espone parti attive rientra nei lavori su impianti elettrici disciplinati dalla CEI 11-27 e dal Capo III del Titolo III del D.Lgs 81/08. Comporta valutazione del rischio, personale qualificato secondo la norma, DPI adeguati, rispetto delle distanze e una procedura di lavoro definita. Non è un'operazione che si improvvisa perché «tanto è solo per fare una foto».
La finestra a infrarossi peggiora la misura?
La attenua, e va tenuta in conto. Ogni mezzo interposto ha una trasmittanza inferiore a 1: se non la si corregge nei parametri della termocamera, la temperatura letta è sistematicamente più bassa di quella reale. Con una correzione corretta e una finestra di materiale adatto alla banda della termocamera, la misura resta utilizzabile; senza correzione, produce falsi negativi.
Che materiale deve avere la finestra ottica?
Deve essere trasparente nella banda spettrale in cui lavora la termocamera che userai. Le termocamere a microbolometro per manutenzione elettrica lavorano tipicamente in banda lunga (circa 8-14 micrometri); il fluoruro di calcio, molto diffuso come ottica IR, ha il suo limite di trasmissione intorno ai 9 micrometri e degrada già oltre gli 8. Prima di scegliere la finestra bisogna sapere con che strumento verrà usata.
Le finestre a infrarossi sono certificate contro l'arco interno?
La classificazione di tenuta all'arco interno appartiene al quadro come assieme provato, non al singolo componente. Una finestra può essere stata inclusa in una prova di tipo su una specifica apparecchiatura, ma questo non trasferisce automaticamente una classe di tenuta all'arco al componente installato su un quadro diverso. Va verificato con il costruttore del quadro: modificare una portella può invalidare la conformità dell'assieme.
Con le finestre installate posso vedere tutto il quadro?
No. La finestra è un oblò: il campo visivo è ristretto a ciò che si vede attraverso l'apertura, dall'unico angolo consentito. Non puoi spostarti per aggirare un riflesso o per inquadrare una connessione nascosta dietro un componente. Le finestre vanno posizionate in progetto sui punti che si vogliono controllare, non a caso sulla portella.
Quando conviene installarle e quando no?
Convengono dove il controllo è periodico e ripetuto, dove il fermo impianto è costoso o impossibile e dove il rischio associato all'apertura è alto: data center, processi continui, farmaceutico, cabine di trasformazione. Convengono meno su quadri secondari controllati una tantum, su impianti prossimi a rifacimento e dove il quadro deve comunque essere aperto per altre verifiche di manutenzione.
I principi fisici della termografia: trasmissione del calore e radiazione termica
Quali sono i principi fisici alla base della termografia?
La termografia si fonda su tre principi di trasmissione del calore — conduzione, convezione e irraggiamento — e su quattro leggi della radiazione termica: la legge di Planck, che descrive come l'energia emessa si distribuisce sulle lunghezze d'onda; la legge di Stefan-Boltzmann, che lega la potenza totale emessa alla quarta potenza della temperatura assoluta; la legge dello spostamento di Wien, che individua la lunghezza d'onda del picco di emissione; e la legge di Kirchhoff, che stabilisce che una superficie assorbe quanto emette. Una termocamera non misura il calore che circola dentro un corpo: misura soltanto la radiazione infrarossa che la superficie emette e riflette verso l'obiettivo.
Qual è la differenza tra conduzione, convezione e irraggiamento?
La conduzione trasmette calore attraverso la materia in contatto, senza spostamento macroscopico di materia, ed è descritta dalla legge di Fourier. La convezione trasmette calore fra una superficie e un fluido in movimento — aria o acqua — ed è descritta dalla legge di Newton. L'irraggiamento trasmette calore mediante onde elettromagnetiche, non richiede alcun mezzo materiale, avviene anche nel vuoto e viaggia alla velocità della luce. Solo l'irraggiamento è leggibile a distanza da una termocamera: gli altri due si osservano soltanto attraverso l'impronta termica che lasciano sulla superficie.
Qual è il valore della costante di Stefan-Boltzmann?
La costante di Stefan-Boltzmann vale σ = 5,670374419×10⁻⁸ W·m⁻²·K⁻⁴. Dalla revisione del Sistema Internazionale entrata in vigore il 20 maggio 2019 è un valore esatto, perché deriva da costanti fissate per definizione (la costante di Planck, la costante di Boltzmann e la velocità della luce). Nei calcoli pratici si usa la forma arrotondata 5,67×10⁻⁸ W/m²K⁴. La temperatura nella formula va sempre inserita in kelvin: usare i gradi Celsius produce un risultato privo di senso fisico.
Come si calcola il picco di emissione con la legge di Wien?
La legge dello spostamento di Wien si scrive λmax = b / T, dove b = 2,897771955×10⁻³ m·K e T è la temperatura assoluta in kelvin. Nella forma pratica si usa λmax [µm] = 2898 / T [K]. A 20 °C, cioè 293,15 K, il picco cade a 2897,77 / 293,15 = 9,88 µm. A 80 °C (353,15 K) risale a 8,21 µm, a 100 °C a 7,77 µm, a 300 °C a 5,06 µm. È il motivo per cui le termocamere per uso civile e industriale lavorano nella banda 8-14 µm: è la finestra dove gli oggetti a temperatura ordinaria emettono di più.
Perché le termocamere lavorano nella banda 8-14 µm?
Per due ragioni che coincidono. La prima è la legge di Wien: un corpo fra 0 e 100 °C ha il picco di emissione fra circa 10,6 e 7,8 µm, cioè dentro quella banda. Integrando la legge di Planck, una superficie a 20 °C irradia in 8-14 µm circa il 37% di tutta la sua potenza, contro circa l'1% nella banda 3-5 µm. La seconda ragione è l'atmosfera: vapore acqueo e anidride carbonica assorbono fortemente l'infrarosso in alcune regioni dello spettro e ne lasciano libere altre, dette finestre atmosferiche. La 8-14 µm è una di queste. Segnale massimo e aria trasparente si trovano nello stesso intervallo.
Che cos'è un corpo nero e perché serve in termografia?
Il corpo nero è un radiatore ideale: assorbe tutta la radiazione che lo colpisce, non ne riflette né ne trasmette alcuna, ed emette a ogni temperatura il massimo di energia fisicamente possibile. La sua emissivitàEmissivitàRapporto fra la radiazione emessa da una superficie reale e quella emessa da un corpo nero alla stessa temperatura. Varia con materiale, finitura e angolo di vista: impostarla male è la prima causa di misure sbagliate. Rame lucido e… vale 1 per definizione. Non esiste in natura, ma è il riferimento rispetto al quale si misura ogni superficie reale: l'emissività ε di un materiale è il rapporto fra ciò che quel materiale emette e ciò che un corpo nero emetterebbe alla stessa temperatura. In pratica i corpi neri esistono come sorgenti di riferimento calibrate, usate per tarare le termocamere: tutte le leggi della radiazione sono scritte per il corpo nero e ε è il fattore che le riporta al mondo reale.
Perché la temperatura riflessa influisce sulla misura termografica?
Perché la radiazione che arriva all'obiettivo non è tutta emessa dal bersaglio. È la somma di tre contributi: la parte emessa dalla superficie, proporzionale a ε; la parte proveniente dall'ambiente circostante e riflessa dalla superficie, proporzionale a (1−ε); e la parte emessa dall'atmosfera interposta. Se la superficie ha ε = 0,95 la quota riflessa è solo il 5% e conta poco; se ha ε = 0,10, come un metallo lucido, il 90% di ciò che il sensore riceve è ambiente riflesso e la lettura descrive la stanza, non l'oggetto. Per questo la temperatura apparenteTemperatura apparenteValore letto dallo strumento senza correzione dei parametri di misura. La temperatura reale si ottiene correggendo per emissività del materiale, temperatura apparente riflessa dell'ambiente, distanza, umidità e trasmittanza atmosferica. riflessa va misurata in campo e inserita nello strumento: è un dato della fisica della misura, non un'opzione.
Una termocamera vede il calore dentro un oggetto?
No. La radiazione infrarossa che una termocamera raccoglie proviene da uno strato superficiale estremamente sottile del bersaglio, dell'ordine di frazioni di millimetro nella maggior parte dei materiali opachi. Ciò che accade all'interno è visibile solo se e quando modifica la distribuzione di temperatura della superficie, per conduzione o per convezione: un difetto profondo lascia un'impronta superficiale attenuata, allargata e ritardata rispetto all'evento reale. Da qui discendono due conseguenze operative: serve un gradiente termico perché il difetto si manifesti, e un componente dentro un involucro chiuso non è misurabile finché il suo calore non raggiunge la superficie esterna.
Ispezione termografica del fotovoltaico: drone o da terra, e cosa cambia nel report
Il drone è sempre meglio del rilievo da terra?
No. Il drone è la scelta obbligata quando l'impianto è esteso, in copertura o difficilmente accessibile, e quando serve una mappatura completa in una finestra di condizioni favorevoli che dura poche ore. Il rilievo da terra resta superiore quando serve dettaglio ravvicinato su una cella, quando bisogna abbinare la misura termica a misure elettriche sul campo, e su impianti piccoli dove il volo aggiunge complessità senza aggiungere informazione.
Che risoluzione serve alla termocamera per un'ispezione valida?
La IEC TS 62446-3IEC TS 62446-3Specifica tecnica che definisce condizioni, procedure e criteri di valutazione per l'ispezione a infrarossi degli impianti fotovoltaici: soglie di irraggiamento, modalità di ripresa e classificazione delle anomalie. fissa un criterio geometrico, non un numero di pixel del sensore: ogni cella deve essere risolta da almeno 5×5 pixel. Su una cella da 156 mm significa una dimensione di pixel a terra non superiore a circa 3 cm. Un detector 640×512 con ottica standard ci arriva volando basso; un 320×240 deve dimezzare la quota. Il sensore da solo non dice nulla: conta la combinazione sensore, ottica e quota.
Che differenza c'è fra termocamera radiometrica e non radiometrica?
Una termocamera radiometrica registra un valore di temperatura calibrato per ogni pixel e permette di rimisurare l'immagine dopo il volo, correggendo emissività e riflesso. Una non radiometrica produce solo un'immagine colorata, riscalata automaticamente sul contenuto del fotogramma: mostra dove c'è un contrasto, non quanto vale. Con una non radiometrica non si può calcolare un ΔTDelta TDifferenza fra la temperatura del punto in esame e quella di un riferimento: un componente identico nelle stesse condizioni, oppure l'ambiente. La gravità di un'anomalia si valuta sul delta T, non sul valore assoluto, perché è il delta… e quindi non si può classificare un'anomalia.
Ogni quanto va rifatta l'ispezione termografica del fotovoltaico?
Dipende da quale obbligo ti riguarda, e le due periodicità in circolazione non coincidono. La IEC TS 62446-3 indica un intervallo di almeno una volta ogni quattro anni come buona pratica manutentiva. La linea guida antincendio DCPREV 14030 del 1° settembre 2025 chiede invece verifiche documentate almeno ogni due anni per gli impianti a servizio di attività soggette ai controlli di prevenzione incendi. Chi ricade nel secondo caso segue il biennale.
Perché il ΔT va normalizzato a 1.000 W/m²?
Perché la stessa differenza di temperatura misurata a irraggiamento diverso descrive difetti di gravità diversa. Dieci gradi di scarto misurati a 650 W/m² indicano un difetto più severo degli stessi dieci gradi misurati a 950 W/m². La normalizzazione riporta il valore alle condizioni di riferimento e rende confrontabili rilievi eseguiti in giornate diverse. Senza il dato di irraggiamento registrato da un piranometro, la normalizzazione non è possibile.
Chi deve firmare il report di un'ispezione termografica su fotovoltaico?
Per l'ispezione dettagliata, quella con misura di temperatura e classificazione delle anomalie, serve un operatore termografico certificato di 2° livello secondo UNI EN ISO 9712UNI EN ISO 9712Norma che definisce qualificazione e certificazione del personale addetto alle prove non distruttive. Prevede tre livelli: il primo esegue, il secondo imposta, interpreta e firma, il terzo sviluppa procedure e qualifica il personale. La…. È il livello che, nello schema di certificazione, abilita alla scelta della tecnica, alla valutazione dei risultati e alla firma del rapporto. Il pilota del drone acquisisce i dati; la diagnosi la firma il termografo.
La termografia trova tutti i difetti dei moduli?
No, e un report onesto lo dichiara. Micro-cricche non ancora evolute, PID in fase iniziale, snail trail e delaminazioni incipienti possono non produrre alcun contrasto termico misurabile. Per questi la tecnica elettiva è l'elettroluminescenza, eventualmente affiancata a misure di curva I-V. La termografia è la tecnica di screening più rapida ed efficace sul campo, non un esame esaustivo.
Serve un patentino per volare sull'impianto?
Sì. In Italia le operazioni con droni seguono il quadro europeo EASA con vigilanza ENAC: per aeromobili senza pilota di massa pari o superiore a 250 g in categoria «aperta» il pilota deve possedere l'attestato di competenza corrispondente alla sottocategoria di impiego, e l'operatore deve essere registrato. Un impianto industriale può inoltre ricadere in condizioni che richiedono valutazioni operative aggiuntive. È un requisito di legittimità del rilievo, non un dettaglio burocratico.
Ogni quanto si fa la termografia agli impianti elettrici: la periodicità per contesto
Esiste un obbligo di legge di fare la termografia ai quadri elettrici?
No. Nessuna norma di legge italiana impone in via generale l'indagine termografica sugli impianti elettrici ordinari. Il DPR 462/01 impone le verifiche periodiche degli impianti di messa a terra e di protezione dalle scariche atmosferiche, che sono un'altra cosa; l'art. 86 del D.Lgs 81/08 impone al datore di lavoro controlli sull'impianto elettrico ma non prescrive né il metodo né la periodicità. La termografia è un intervento aggiuntivo: è proprio questo che la rende valorizzabile nel modello OT23 INAIL.
Ogni quanto va fatta la termografia a un quadro elettrico di bassa tensione?
Il riferimento più diffuso nella pratica industriale è annuale sui quadri principali e sui nodi di distribuzione, con estensione a 24-36 mesi sulle utenze secondarie a basso carico e riduzione a 6 mesi sui nodi critici o con storico di anomalie. Non è una periodicità di legge ma una scelta di piano di manutenzione, che va motivata e messa a verbale.
Il DPR 462/01 obbliga alla termografia ogni due o cinque anni?
No, ed è l'equivoco più frequente. Le periodicità biennale e quinquennale del DPR 462/01 riguardano le verifiche degli impianti di messa a terra e di protezione dalle scariche atmosferiche eseguite da organismi abilitati, non l'indagine termografica. La termografia non sostituisce quelle verifiche e quelle verifiche non contengono la termografia.
Ogni quanto si fa la termografia in una cabina MT/BT?
La pratica corrente è annuale sui componenti accessibili in esercizio - sbarre, isolatori, terminali cavo, connessioni del trasformatore, quadro BT generale - inserendo il rilievo nel programma di manutenzione della cabina previsto dalla Norma CEI 78-17. Il vincolo reale è l'accessibilità: senza finestre a infrarossi molte parti in media tensione non sono ispezionabili in sicurezza con la cabina in servizio.
Che differenza c'è fra periodicità obbligatoria e periodicità consigliata?
Una periodicità obbligatoria discende da una norma di legge e la sua omissione è una violazione sanzionabile. Una periodicità consigliata discende da una norma tecnica, da una guida o dalla buona prassi, e la sua omissione non è una violazione, ma rileva sul piano della diligenza e in caso di sinistro. Le periodicità della termografia elettrica appartengono quasi sempre alla seconda categoria.
Cosa scatta l'esigenza di anticipare un controllo termografico?
Cinque situazioni: una modifica o un ampliamento dell'impianto, un aumento stabile del carico, un intervento di manutenzione che ha toccato connessioni, un'anomalia già classificata e non ancora risolta, un evento esterno rilevante come allagamento, fulminazione o incendio limitrofo. In tutti questi casi il rilievo va fatto a valle dell'evento, senza aspettare la scadenza del piano.
Serve ripetere il controllo se l'ultima campagna non ha trovato nulla?
Sì, perché la termografia fotografa uno stato istantaneo e non un andamento garantito nel tempo. Un serraggio corretto oggi può degradare con i cicli termici e le vibrazioni dei mesi successivi. Un esito negativo è un buon motivo per non ridurre l'intervallo, non per allungarlo oltre il piano.
La periodicità la decide il termografista o il datore di lavoro?
La decide il datore di lavoro insieme a chi redige il piano di manutenzione, perché è una scelta di gestione del rischio e di continuità di servizio. Il termografista fornisce l'elemento tecnico: quali punti sono critici, in quali condizioni il rilievo è valido, quali anomalie richiedono un ricontrollo ravvicinato.
Pianificatore del volo termografico su impianto fotovoltaico
Quanti pixel per cella servono in un'ispezione termografica del fotovoltaico?
La IEC TS 62446-3 fissa un criterio geometrico sull'oggetto, non sullo strumento: ogni cella deve essere risolta da almeno 5×5 pixel dell'immagine termica. Su una cella di formato tradizionale da 156 mm significa una dimensione di pixel a terra non superiore a circa 31 mm, cioè i 3 cm che la prassi di settore assume come limite. Il numero di pixel del sensore, da solo, non dice nulla: conta la combinazione sensore, ottica, quota e angolo. Lo strumento in questa pagina svolge il conto e lascia modificare il requisito, perché a volte l'obiettivo dichiarato è uno screening di modulo e non una diagnosi di cella.
A che quota devo volare per risolvere la cella?
Si ricava invertendo la formula del GSD: quota massima [m] = lato della cella [mm] × cos(angolo) ÷ (IFOV [mrad] × pixel richiesti per cella). Con IFOV 1,29 mrad — tipico di un 640 pixel per lato con ottica grandangolare da 45° — una cella da 156 mm e il criterio dei 5 pixel, la quota massima è circa 24 m in ripresa perpendicolare. Con un detector da 320 pixel per lato e la stessa ottica scende a circa 12 m. È il motivo per cui «volare più alto per coprire più superficie» non è un'ottimizzazione ma una perdita di informazione diagnostica.
Perché l'angolo di ripresa peggiora la risoluzione?
Perché un pixel che colpisce una superficie inclinata non proietta un quadrato ma un rettangolo allungato: la dimensione coperta sul piano del modulo cresce di 1/cos(angolo) nella direzione dell'inclinazione. A 30° dalla normale la copertura del pixel aumenta del 15%, a 45° del 41%. All'errore geometrico si somma quello radiometrico, perché l'emissività del vetro è direzionale e fuori asse la superficie diventa progressivamente speculare: la termocamera inizia a leggere il cielo riflesso invece del modulo. Lo strumento applica la correzione geometrica e segnala il superamento della soglia d'angolo impostata.
Qual è la velocità massima di volo in un rilievo termografico?
La governano due vincoli distinti e va presa la più bassa delle due. Il primo è il mosso: un microbolometro non raffreddato ha una costante di tempo termica dell'ordine di una decina di millisecondi, e nel tempo in cui il pixel si assesta il drone si è spostato — la velocità massima vale, in prima approssimazione, tolleranza di mosso [px] × GSD [mm] ÷ costante di tempo [ms], con risultato in metri al secondo. Il secondo è la frequenza di ripresa: fra due scatti consecutivi il drone non deve percorrere più dell'impronta a terra ridotta della sovrapposizione longitudinale voluta. Entrambi i parametri dipendono dalla camera in uso e nello strumento sono modificabili.
La stima di tempo di volo e batterie quanto è affidabile?
È un ordine di grandezza dichiarato, non una pianificazione operativa. Lo strumento assume un campo di forma quadrata, strisciate parallele, velocità costante e un tempo fisso per ogni virata: tutti parametri modificabili. Non tiene conto di ostacoli, vincoli di spazio aereo, tempi di decollo e atterraggio, cambio batteria, ripianificazione per l'inseguimento solare sui tracker e margini di riserva oltre a quello che imposti nell'autonomia utile. Serve a capire se la campagna sta dentro la finestra di irraggiamento utile, che alle nostre latitudini dura poche ore al giorno per pochi mesi all'anno, o se va spezzata su più giornate.
Se l'irraggiamento è sotto i 600 W/m² il rilievo è da buttare?
Non è da buttare, è da declassare — e va dichiarato. Sotto la soglia minima della IEC TS 62446-3 l'energia in gioco cala, i difetti producono differenze di temperatura più piccole e la firma termica affonda nel rumore: sopravvivono le anomalie ad area estesa, come una stringa fuori servizio o un diodo di bypass in corto, mentre le fratture di cella e i guasti di interconnessione diventano indistinguibili. Un rilievo eseguito fuori condizioni può essere una ricognizione utile, non un'ispezione dettagliata con classificazione di severità: il report deve dire quale delle due è stata fatta.
I dati inseriti vengono inviati da qualche parte?
No. Tutto il calcolo avviene nel browser, in locale: nessun dato viene trasmesso, registrato o ceduto a terzi. Anche i file scaricabili (PDF, Word, Excel) sono generati sul dispositivo, senza librerie esterne né chiamate di rete.
Termografia della cabina elettrica MT/BT: cosa si vede in esercizio, cosa no, e come entra nella CEI 78-17
La CEI 78-17 obbliga a fare la termografia della cabina MT/BT?
Non in forma di obbligo di legge: la CEI 78-17 è una norma tecnica, non un decreto, e organizza la manutenzione della cabina in schede con una periodicità massima per ciascun intervento. Le fonti secondarie disponibili la collocano nella manutenzione predittivaManutenzione predittivaStrategia in cui l'intervento è programmato sulla base di misure che rivelano il degrado in corso, come termografia, analisi vibrazionale o analisi degli oli, invece che su intervalli prefissati o a guasto avvenuto., insieme alle telemisure, ma non pubblicano il testo della scheda né la cadenza che le è assegnata. Chi deve redigere il piano di manutenzione della propria cabina deve leggere il testo ufficiale, a pagamento, e riportare nel piano la periodicità che vi trova, senza affidarsi a numeri riportati da pagine commerciali.
Si può fare la termografia con la cabina in servizio?
È l'unico modo sensato di farla, perché un difetto di connessione dissipa calore solo se percorso da corrente. Il limite è l'accesso: in esercizio si rilevano i componenti visibili senza esporsi a parti attive in media tensione, cioè il trasformatore, le sue connessioni se a vista, il quadro di bassa tensione con le procedure della CEI 11-27, e i terminali di media tensione soltanto attraverso finestre a infrarossi o in cabine a giorno, da distanza di sicurezza. Una cella di media tensione chiusa non si apre per fare una termografia.
La termografia sostituisce la verifica periodica del DPR 462/01?
No, e non la contiene. La verifica del DPR 462/01 riguarda l'impianto di messa a terra, le protezioni contro le scariche atmosferiche e gli impianti nei luoghi con pericolo di esplosione; la esegue l'ASL, l'ARPA o un organismo individuato dal Ministero, ogni cinque anni o ogni due nei casi previsti, e il datore di lavoro ne conserva il verbale. Il decreto non nomina la termografia. Il rilievo termografico è un controllo diverso, che risponde all'obbligo generale di controllo periodico dell'art. 86 del D.Lgs 81/08 e alla manutenzione della cabina, non all'obbligo del 462.
Che temperatura è normale su un terminale di cavo di media tensione?
Non esiste un valore unico: dipende dalla corrente, dalla temperatura ambiente e dal materiale del contatto. Le norme di prodotto fissano sovratemperature massime in prova di tipo, per esempio 35 K sui contatti in rame nudo in aria secondo la IEC 62271-1, ma sono limiti del costruttore, non soglie di ispezione. In campo si confronta il terminale con quello delle altre due fasi nelle stesse condizioni di carico: una fase più calda delle altre a pari corrente è il segnale, e il ΔT rispetto al riferimento va normalizzato al carico del momento.
Un trasformatore in resina si può controllare con la termocamera?
Sì, ma con un limite da dichiarare: la termocamera vede le superfici, non l'interno degli avvolgimenti. Sul trasformatore in resina si leggono le connessioni di media e bassa tensione, le sbarre di uscita, la distribuzione del calore sulle colonne e la simmetria fra le tre fasi. Un punto caldo localizzato su un attacco è un difetto di connessione; una colonna più calda delle altre a pari carico merita un approfondimento con le sonde di temperatura dell'avvolgimento, se installate. Un trasformatore chiuso in un cassone metallico non si rileva in esercizio.
Chi può entrare in cabina per eseguire il rilievo?
L'accesso a una cabina di media tensione in esercizio è regolato dalla CEI 11-27 e dal Capo III del Titolo III del D.Lgs 81/08: entra chi è stato designato dal proprio datore di lavoro come persona esperta o avvertita, dentro una procedura definita dal responsabile dell'impianto. La certificazione UNI EN ISO 9712 del termografista attesta la competenza sul metodo di prova, non una qualifica elettrica. Nella pratica il rilievo si organizza con il manutentore della cabina, che apre ciò che può essere aperto e garantisce distanze e interblocchi.
Quanto carico serve perché il rilievo in cabina abbia valore?
Più possibile, e comunque documentato. Il calore dissipato da una resistenza di contatto cresce con il quadrato della corrente: a un quarto del carico un difetto produce un sedicesimo della potenza che produrrebbe a pieno carico, e può passare inosservato. Come regola pratica si chiede almeno il 40% della corrente nominale, con il valore letto sugli strumenti del quadro di bassa tensione o sul sistema di supervisione e trascritto nel rapporto. Un rilievo eseguito durante una fermata, a trasformatore a vuoto, documenta soltanto che nessuno stava lavorando.
Cosa si fa se la cabina non ha finestre a infrarossi?
Si rileva ciò che è visibile senza aprire celle di media tensione, cioè trasformatore, quadro di bassa tensione e connessioni a vista, e si dichiara nel rapporto quali componenti sono rimasti fuori perimetro e perché. Per i terminali di media tensione le alternative sono due: installare finestre a infrarossi sulle celle durante una fermata programmata, concordando la modifica con il costruttore del quadro, oppure accettare che quel punto resti presidiato da altri controlli. Un rapporto che tace il perimetro escluso vale meno di uno che lo dichiara.
Termografia della copertura piana di un capannone: la mappa notturna dell'acqua intrappolata nell'isolante
La termografia trova la perdita in una copertura piana?
No, e la distinzione conta. La termocamera trova l'isolante che si è bagnato, cioè dove l'acqua si è accumulata dentro il pacchetto di copertura, non il punto in cui è entrata. L'acqua può scorrere sopra la barriera al vapore anche a distanza prima di fermarsi o di uscire da un giunto interno, quindi il punto d'ingresso, l'area bagnata e la macchia sul soffitto del capannone possono trovarsi in tre posti diversi. Il metodo di riferimento, la ASTM C1153, dice esplicitamente che l'ispezione non determina la causa né il punto d'ingresso. La mappa serve a decidere quanto isolante sostituire; la ricerca del difetto della membrana è un'attività successiva e usa altri metodi.
Perché il rilievo di una copertura piana si fa di notte?
Perché il contrasto nasce dalla massa termica, e la massa termica si vede solo durante il raffreddamento. Di giorno il sole scalda tutta la copertura; dopo il tramonto, con il cielo sereno, la membrana cede calore verso il cielo e l'isolante asciutto, leggero, si raffredda in fretta. L'isolante impregnato d'acqua trattiene molta più energia e resta più caldo per ore. In quella finestra la termocamera distingue le due zone e ne disegna il confine. Di giorno il sole cancella la differenza; di notte con cielo coperto il raffreddamento è troppo lento e il contrasto non emerge. Il regime è l'opposto di quello invernale delle facciate.
Con quali condizioni meteo il rilievo è valido?
Giornata precedente soleggiata, cielo sereno durante il rilievo, vento debole, nessuna pioggia nelle 24 ore precedenti secondo la prassi che richiama la ASTM C1153 e 48 ore secondo la prassi italiana più prudente, superficie libera da ristagni, neve, ghiaccio e detriti, inizio non prima di un'ora dopo il tramonto: sono valori di prassi, il testo della norma è a pagamento. La UNI EN ISO 6781-1:2023 include l'umidità nel proprio campo ma non fissa una tabella numerica per le coperture: le condizioni vanno misurate sul posto e scritte nel rapporto, con temperatura dell'aria, vento e ore trascorse dal tramonto. Fuori da queste condizioni il termogrammaTermogrammaImmagine in falsi colori in cui a ogni pixel corrisponde una temperatura apparente della superficie. Senza scala di temperatura e senza i parametri di misura un termogramma non è un dato: è un'illustrazione. è una ricognizione, non un rilievo.
Il drone è meglio del rilievo da terra?
Sono strumenti diversi per domande diverse. Il drone copre in poche ore grandi superfici o più coperture, evita l'accesso in quota e restituisce una mappa ortogonale facile da riportare in pianta; non vede sotto i moduli fotovoltaici, soffre il vento e sopra un'area industriale, dove la sottocategoria aperta A3 è esclusa dal limite dei 150 metri, il volo va pianificato con l'operatore UAS secondo il regolamento europeo 2019/947, spesso in categoria specifica. Il rilievo da terra, cioè dalla copertura stessa, vede da vicino, distingue meglio i dettagli attorno a bocchettoni e giunzioni, e permette di marcare subito i perimetri sulla membrana; richiede l'accesso in sicurezza e più tempo. Su un capannone di grandi dimensioni spesso si combinano: drone per la mappa, terra per i saggi.
Il termogramma basta per decidere se rifare la copertura?
No. Il dato termografico è relativo: dice che una zona ha trattenuto più calore di quella accanto, e l'interpretazione più probabile è l'acqua nell'isolante, ma la conferma viene dai saggi. La prassi che richiama la ASTM C1153 e la letteratura tecnica sulle coperture concordano: si marcano i perimetri, si misurano con un igrometro a contatto le zone anomale e quelle di controllo, e dove la decisione ha un peso economico si esegue un carotaggio con determinazione gravimetrica del contenuto d'acqua. Solo a quel punto la mappa entra in un capitolato. Un rapporto che salta questo passaggio sposta il rischio sul committente.
Funziona su una copertura zavorrata a ghiaia o su un tetto verde?
In modo molto limitato, e va detto prima dell'incarico. La ghiaia, il substrato di un tetto verde e l'isolante posato sopra la membrana in un tetto rovescio si interpongono fra la termocamera e lo strato che dovrebbe mostrare il contrasto, e aggiungono massa termica propria. La termografia in quei casi vede la zavorra, non l'isolante. Le alternative sono i metodi che leggono il pacchetto per contatto o attraverso la superficie: la scansione a impedenza, quella nucleare e, per localizzare i fori della membrana, la ricerca elettrica delle perdite. Il rilievo a infrarossi resta utile sulle porzioni non zavorrate della stessa copertura.
Ho una macchia sul soffitto del capannone: la termografia dice da dove entra l'acqua?
Dice dove l'acqua si è fermata dentro il pacchetto, che è un'informazione diversa e più utile per il capitolato. La macchia è il punto in cui l'acqua ha trovato una via verso l'interno, spesso a un giunto della lamiera o a un fissaggio; l'area bagnata dell'isolante è più estesa e sta a monte; il difetto della membrana può essere ancora più lontano, in corrispondenza di un bocchettone, di un risvolto o di una giunzione. La termografia delimita il secondo elemento. Per il primo serve l'ispezione dall'interno; per il terzo servono l'ispezione visiva della membrana e, quando necessario, la ricerca elettrica delle perdite.
Che cosa deve contenere il rapporto del rilievo di una copertura?
Le condizioni misurate, non presunte: data e ora, ore trascorse dal tramonto, temperatura dell'aria, vento, copertura nuvolosa, precipitazioni delle 24-48 ore precedenti, stato della superficie. Poi lo strumento con sensibilità e risoluzione, l'emissività adottata per la membrana e la temperatura riflessa, la quota o la distanza di ripresa, la mappa delle anomalie riportata in pianta con la superficie stimata, la spiegazione di ogni anomalia scartata come falso positivo, l'elenco dei saggi eseguiti con i risultati, e la firma di un operatore certificato secondo UNI EN ISO 9712. Senza le condizioni al contorno il rapporto non regge la lettura di un terzo.
Termografia nell'industria farmaceutica e alimentare: dove entra, cosa non sostituisce e chi firma il rilievo
La termografia sostituisce la mappatura termica del magazzino GDP?
No. La mappatura termica misura la temperatura dell'aria nel volume del magazzino per giorni, con data logger tarati, ed è ciò che la linea guida europea GDP 2013/C 343/01 chiede al paragrafo 3.2.1 prima dell'uso del locale e ogni volta che cambiano le condizioni. La termocamera misura la temperatura delle superfici in un istante: pareti, porte, soffitti, quadri. Serve a capire dove il magazzino disperde o riceve calore, quindi dove ha senso concentrare i logger o come spiegare un'escursione registrata, ma non produce il dato che la qualifica richiede.
Si può fare la termografia dei quadri elettrici in un'area GMP senza fermare la produzione?
Sì, ed è il caso in cui conviene di più, perché il rilievo vale solo con l'impianto sotto carico. Nei gradi C e D lo strumento entra con la procedura di vestizione e con la pulizia e disinfezione dell'oggetto introdotto, pianificate con l'Assicurazione Qualità; nei gradi A e B un oggetto entra solo se è nell'elenco approvato per il trasferimento o come eccezione pre-approvata dalla Qualità con valutazione del rischio, e in pratica il quadro si ispeziona dal lato tecnico o attraverso finestre a infrarossi. L'apertura di un quadro in tensione resta un lavoro elettrico secondo la CEI 11-27: con le finestre non serve aprirlo.
Cosa vede la termocamera su una cella frigorifera?
Vede l'involucro dall'esterno: giunti fra pannelli, guarnizioni delle porte, passanti di tubazioni e cavi, cornici con resistenze anticondensa, raccordo con il pavimento. Dove l'isolante manca o la guarnizione non chiude, la superficie esterna è più fredda del pannello sano e, spesso, bagnata di condensa. Non vede l'interno della cella a porta chiusa, non misura la temperatura dell'aria interna e non misura la temperatura del prodotto: quelle restano ai registratori e ai punti critici del piano HACCP.
La termografia può essere un punto critico di controllo HACCP?
Di norma no. Il punto critico di controllo misura una grandezza del prodotto o del processo, con un limite e una registrazione: temperatura al cuore, tempo di pastorizzazione, temperatura dell'aria della cella. La termocamera misura superfici di impianti e non entra nel prodotto sotto film o sotto vetro. Il suo posto è nella manutenzione delle attrezzature che il Regolamento CE 852/2004 chiede in buono stato, nell'allegato II: è una prova che il forno, il tunnel o il gruppo frigo lavorano come devono, non una misura del prodotto.
Ogni quanto si ripete il rilievo in uno stabilimento farmaceutico?
Nessuna norma fissa una cadenza per la termografia. Una base ragionevole è annuale sui quadri e sui gruppi frigo, semestrale sui quadri di linea a ciclo continuo con anomalie pregresse. Nelle aree classificate una cadenza naturale è quella della requalifica dell'ambiente, che l'Annex 1 delle GMP europee chiede almeno ogni sei mesi nei gradi A e B e ogni dodici nei gradi C e D: programmare il rilievo elettrico nella stessa finestra evita un secondo ingresso con procedura. La cadenza per ciascun oggetto va scritta nel piano di manutenzione, non lasciata al calendario dell'operatore.
Perché sull'acciaio inox la misura è inaffidabile?
Perché l'acciaio inox lucido ha un'emissività molto bassa, fra 0,14 e 0,18 nelle tabelle di letteratura, e riflette l'ambiente più di quanto emetta. Una parete di autoclave, un serbatoio o un tunnel in inox mostrano alla termocamera i riflessi delle luci e dei corpi caldi circostanti, non la propria temperatura. La misura diventa quantitativa solo con un riferimento a emissività nota applicato sulla superficie, come un nastro opaco, oppure su un punto ossidato o verniciato. Senza quel passaggio il termogramma sull'inox è un'immagine, non una misura.
Il rapporto termografico entra nel dossier di qualifica dell'impianto?
No: entra nel fascicolo di manutenzione e, dove l'azienda lo prevede, nella valutazione del rischio incendio. La qualifica di un impianto o di un locale segue il percorso previsto dalle GMP europee, con documenti approvati dalla Qualità e strumenti tarati e riferibili. Il rapporto termografico è firmato da un operatore certificato UNI EN ISO 9712, dichiara strumento, emissività, carico e condizioni, e dà evidenza dello stato degli impianti fra una qualifica e l'altra. Può essere citato in un'analisi dei rischi, ma non ne sostituisce i dati.
Termografia predittiva a Torino: il conto economico di un quadro elettrico che si guasta
La termografia predittiva a Torino è obbligatoria per legge?
No. Nessuna norma italiana impone la termografia periodica dei quadri elettrici, a Torino come altrove. L'art. 86 del D.Lgs 81/08 obbliga il datore di lavoro a far controllare periodicamente gli impianti elettrici secondo le norme di buona tecnica e a verbalizzare l'esito, senza fissare metodo né cadenza; il DM 3 agosto 2015, per le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, chiede impianti mantenuti in efficienza. La termografia è il modo con cui molte aziende danno contenuto tecnico a quegli obblighi, ed è ciò che assicuratori e clienti di filiera possono chiedere al rinnovo o in audit.
Ogni quanto conviene farla su una linea a tre turni?
La base è annuale; sui quadri il cui guasto ferma la linea conviene passare a una cadenza semestrale, sempre nel turno di carico massimo. I riferimenti internazionali vanno dai dodici mesi dello standard NFPA 70B:2023 all'intervallo di uno-tre anni con analisi di tendenza del data sheet FM Global 5-20: più corta dove ci sono anomalie pregresse. Su tre turni la finestra di misura esiste sempre, ma va scelta sul profilo di carico reale, non sul calendario delle fermate meccaniche.
Serve fermare la produzione per fare la termografia?
No, è vero il contrario: il rilievo vale solo con l'impianto in esercizio e sotto carico, come regola pratica almeno al 40% del nominale, perché il calore dissipato da un contatto difettoso cresce con il quadrato della corrente. Quello che può fermare qualcosa è l'apertura dei quadri in tensione, che è un lavoro elettrico secondo la CEI 11-27 e richiede personale qualificato e procedura scritta; con le finestre a infrarossi installate stabilmente si evita anche quello.
Un report termografico riduce il premio della polizza incendio?
Non esiste uno sconto codificato: nessuna condizione di polizza che abbiamo letto associa una percentuale di premio alla termografia. Quello che il fascicolo fa è documentale: le polizze escludono i danni da fenomeno elettrico dovuti a usura o carenza di manutenzione e impongono di comunicare l'aggravamento del rischio; una serie di rilievi datati con azioni correttive chiuse è la prova che quella carenza non c'è. Sul premio incide nella trattativa con il broker, non per tariffa.
Che differenza c'è con la verifica DPR 462/01?
La verifica DPR 462/01 riguarda l'impianto di messa a terra e le protezioni contro le scariche atmosferiche, è un obbligo di legge con cadenza biennale o quinquennale ed è eseguita da un organismo abilitato. La termografia misura la temperatura superficiale dei componenti in esercizio e trova ciò che quella verifica non guarda: connessioni allentate, sovraccarichi, squilibri di fase. Sono controlli complementari: averne fatto uno non significa aver fatto l'altro.
Quali quadri di uno stabilimento vanno rilevati per primi?
Quelli il cui guasto ferma la produzione o innesca in mezzo a materiale combustibile. In uno stabilimento di stampaggio o lavorazioni meccaniche torinese l'ordine tipico è: cabina di trasformazione e quadro generale di bassa tensione, quadri di linea di presse e forni, quadri dei compressori, gruppi di continuità e sistemi di accumulo, quadri di campo del fotovoltaico in copertura, infrastruttura di ricarica. Il criterio è il prodotto fra probabilità del difetto e costo dell'ora di fermo, non l'ordine in cui i quadri stanno sulla planimetria.
Vale anche per i sistemi di accumulo e le colonnine di ricarica?
Sì, con due limiti da dichiarare. Su un pacco batteria sigillato la termocamera vede connessioni, connettori di potenza e superfici accessibili, non la singola cella: il monitoraggio interno resta compito del sistema di gestione della batteria (BMS). Le colonnine vanno rilevate durante una sessione di ricarica reale, a colonnina ferma la misura non dice nulla. Vale la pena includerli nel perimetro anche perché alcune polizze escludono accumulatori e batterie dalla garanzia fenomeno elettrico: un rilievo datato è l'unica evidenza che l'azienda li tenga sotto controllo.
