
La termografia della copertura piana di un capannone non cerca la perdita: cerca l'isolante che si è bagnato. Dopo il tramonto, in una notte serena e senza vento, l'isolante impregnato d'acqua trattiene il calore accumulato di giorno e resta più caldo di quello asciutto: la termocamera distingue le due zone e ne disegna il perimetro. La mappa che ne risulta, riportata in pianta e confermata da saggi a campione, dice quanta copertura va rimossa e quanta si conserva. Il metodo è codificato dalla ASTM C1153 e rientra nel campo della UNI EN ISO 6781-1:2023; vale solo nelle condizioni previste, e ogni anomalia va spiegata prima di essere chiamata acqua. Questa pagina è scritta per chi gestisce o possiede un capannone e deve decidere un intervento sulla copertura; chi ha un'infiltrazione in casa trova il proprio percorso nella pagina della rete sulla ricerca di perdite e infiltrazioni con la termografia.
Cosa cerca la termografia su una copertura piana di un capannone
Cerca l'acqua intrappolata nel pacchetto, non il foro della membrana. Sono due oggetti diversi, che possono trovarsi a distanza l'uno dall'altro, e confonderli è l'errore più comune nei capitolati.
Una copertura continua industriale è una sequenza di strati: il supporto, di norma lamiera grecata o calcestruzzo; la barriera al vapore; l'isolante; la membrana di tenuta, bituminosa (UNI EN 13707) o sintetica (UNI EN 13956); talvolta una protezione superiore. La classificazione per strati e funzioni è nella UNI 8178-2:2019.
Quando la membrana perde, di solito in un punto singolare, l'acqua entra nell'isolante e si muove sopra la barriera al vapore seguendo le pendenze, finché trova un ostacolo o esce da un giunto della lamiera. La macchia sul soffitto è il punto d'uscita; l'isolante bagnato è a monte e più esteso; il difetto della membrana può essere altrove ancora.
La termocamera delimita il secondo elemento. È il campo della ASTM C1153-23, Standard Practice for Location of Wet Insulation in Roofing Systems Using Infrared Imaging: ispezione notturna dell'isolante posato sopra il supporto e a contatto con l'impermeabilizzazione, da terra o da mezzo aereo, con requisiti su strumento, condizioni meteorologiche, procedure, qualifica dell'operatore e verifica con metodi invasivi. Lo stesso campo di applicazione, pubblico sulla scheda ASTM, dichiara ciò che la norma non fa: non determina la causa né il punto d'ingresso dell'acqua e non giudica l'idoneità del sistema impermeabile.
In Italia il riferimento generale è la UNI EN ISO 6781-1:2023, in vigore dal 16 novembre 2023 al posto della UNI EN 13187:2000: il titolo parla di irregolarità di calore, aria e umidità, quindi la copertura bagnata rientra nel suo campo. Fissa procedure generali e contenuto del rapporto, non una tabella numerica per le coperture. Storia e limiti della norma sono nell'articolo sul collaudo del cappotto con termografia UNI EN ISO 6781-1 e nella guida su quale norma di termografia serve in Italia; a monte sta la UNI 11867:2022 sull'uso corretto della termografia.
Perché il rilievo si fa di notte e in quali condizioni vale
Si fa dopo il tramonto perché il contrasto fra isolante bagnato e asciutto esiste solo durante il raffreddamento, e dura poche ore.
Di giorno il sole scalda tutta la copertura in modo quasi uniforme. Dopo il tramonto, con il cielo sereno, la membrana irraggia verso il cielo e si raffredda. L'isolante asciutto ha poca massa e segue la membrana; quello impregnato d'acqua, con capacità termica molto superiore, restituisce lentamente l'energia accumulata e tiene più calda la membrana. Sul termogrammaTermogrammaImmagine in falsi colori in cui a ogni pixel corrisponde una temperatura apparente della superficie. Senza scala di temperatura e senza i parametri di misura un termogramma non è un dato: è un'illustrazione. la zona bagnata appare più calda, con contorni che seguono pendenze e giunti dei pannelli.
È l'opposto del regime delle facciate, dove il rilievo invernale sfrutta una differenza stabile fra interno riscaldato ed esterno freddo: lo strumento di verifica delle condizioni di rilievo dell'involucro serve per pareti e facciate e non copre il transitorio notturno delle coperture.
Le condizioni hanno una fonte e un'attribuzione da dichiarare. Il testo della ASTM C1153 è a pagamento e non è stato letto: il campo di applicazione pubblico conferma che la norma tratta strumento e condizioni meteorologiche, ma non riporta i numeri. I valori che seguono vengono da due fonti professionali indipendenti che li attribuiscono alla norma, e vanno pubblicati come prassi.
| Condizione | Valore operativo | Fonte | Etichetta |
|---|---|---|---|
| Giorno precedente | Soleggiato, con carico solare sufficiente | Holland Productions, che lo attribuisce alla ASTM C1153 | Prassi che richiama la norma |
| Cielo durante il rilievo | Sereno o poco nuvoloso | Holland; Ingenio/Tezza, 16/11/2022 | Prassi |
| Vento | Inferiore a circa 25 km/h (circa 7 m/s), misurato con anemometro | Holland e Roofing Contractor, entrambi con attribuzione alla ASTM C1153; Ingenio/Tezza | Prassi che richiama la norma |
| Precipitazioni | Nessuna nelle 24 h precedenti; la prassi italiana più prudente chiede 48 h | Holland e Roofing Contractor (24 h, attribuite alla ASTM C1153); Ingenio/Tezza (48 h) | Prassi che richiama la norma |
| Orario | Da circa un'ora dopo il tramonto fino all'alba; finestra migliore nelle prime ore | Holland; Roofing Contractor; IKO | Prassi che richiama la norma |
| Superficie | Libera da ristagni, neve, ghiaccio e detriti | Holland | Prassi |
| Condizioni al contorno e rapporto | Nessun valore numerico per le coperture; procedure generali, condizioni misurate, strumento, emissività e distanza nel rapporto di prova | UNI EN ISO 6781-1:2023, struttura verificata sull'indice; ASTM C1153 (campo di applicazione) | Norma |
Cielo sereno nella notte del rilievo e sole il giorno prima. Vento debole, sotto la soglia di prassi di circa 25 km/h, misurato e verbalizzato. Nessuna pioggia nelle 24 h precedenti, meglio 48. Inizio almeno un'ora dopo il tramonto secondo la stessa prassi, finché anche le zone bagnate non si sono raffreddate. EmissivitàEmissivitàRapporto fra la radiazione emessa da una superficie reale e quella emessa da un corpo nero alla stessa temperatura. Varia con materiale, finitura e angolo di vista: impostarla male è la prima causa di misure sbagliate. Rame lucido e… della membrana dichiarata: alle membrane bituminose nere le tabelle correnti attribuiscono valori tipici elevati, da confermare con la misura sul posto; le finiture chiare e metallizzate riflettono il cielo e chiedono la misura della temperatura riflessa. Accesso in sicurezza: lavoro in quota secondo il D.Lgs 81/08, Titolo IV, Capo II, con linee vita o parapetti verificati, e rilievo notturno sempre in due. Se una condizione manca il rilievo si rimanda; se si esegue comunque, vento e riserve vanno scritti nel rapporto.
Falsi positivi: ogni anomalia va spiegata prima di essere chiamata acqua
Una zona più calda sul termogramma notturno non è acqua finché non si sono escluse le altre cause, molte e note in letteratura (IR Analyzers; Building Enclosure).

Il criterio è geometrico e documentale: l'acqua nell'isolante disegna forme irregolari che seguono pendenze e giunti dei pannelli; le cause alternative disegnano forme regolari, o coincidono con qualcosa visibile di giorno.
| Segno sul termogramma | Causa alternativa all'acqua | Come si prova |
|---|---|---|
| Area calda a bordi netti, rettangolare | Riparazione pregressa con materiale o spessore diverso | Fotografia diurna; registro degli interventi sulla copertura |
| Linee calde regolari e parallele | Sovrapposizioni dei teli, doppio spessore | Coincidenza con il passo dei teli; ispezione visiva |
| Area calda a chiazze in una zona depressa | Acqua stagnante in superficie, con massa termica propria | Sopralluogo diurno; rilievo ripetuto dopo l'asciugatura |
| Area calda che coincide con un locale sottostante | Calore da forni, celle, compressori, o isolante mancante | Planimetria interna; rilievo dall'interno; verifica dello spessore |
| Zona calda attorno a unità in copertura | Aria calda o condensa espulsa da UTA, estrattori, camini | Ispezione; rilievo ripetuto a impianto fermo |
| Fascia fredda lungo parapetti, moduli fotovoltaici, macchine | Ombra del pomeriggio: minor carico solare, non minor umidità | Geometria dell'ombra di giorno; ripetizione in un'altra ora |
| Confine netto fra due tonalità | Cambio di materiale o colore; riflesso del cielo su finiture chiare o metallizzate | Emissività e temperatura riflessa misurate; fotografia |
| Zona calda sotto passerelle, zavorre, cordoli | Massa termica degli elementi posati | Evidente al sopralluogo; escludere dalla mappa |
Una membrana bianca o alluminata riflette il cielo notturno, molto freddo nell'infrarosso: la temperatura apparenteTemperatura apparenteValore letto dallo strumento senza correzione dei parametri di misura. La temperatura reale si ottiene correggendo per emissività del materiale, temperatura apparente riflessa dell'ambiente, distanza, umidità e trasmittanza atmosferica. scende e i contrasti si distorcono. Prima di leggere il termogramma vanno misurate emissività e temperatura riflessa, con il metodo dell'articolo su come determinare l'emissività di un materiale e con il calcolatore di emissività e temperatura riflessa. Ogni anomalia scartata va scritta nel rapporto con la causa attribuita: è ciò che distingue una mappa dell'umidità da un'immagine colorata.
La verifica a campione: il dato a infrarossi è relativo
Il termogramma dice che una zona ha trattenuto più calore di quella accanto; non dice quanta acqua c'è. La conferma è invasiva, e la ASTM C1153 la prevede nel proprio campo di applicazione.
Due fonti indipendenti concordano. Per CX Associates le zone sospette individuate a infrarossi vanno confermate con carotaggi; per Professional Roofing, dicembre 2025, le letture degli igrometri a contatto e degli scanner a impedenza, questi ultimi oggetto della ASTM D7954, sono relative e vanno correlate con il carotaggio e l'analisi gravimetrica.
Marcatura. Da terra i perimetri si segnano con vernice sulla membrana durante il rilievo; da drone si riportano in pianta e si ritrovano il giorno dopo sull'ortofoto.
Igrometro a contatto. Su ogni anomalia si misura dentro e fuori dal perimetro, e in almeno una zona indicata come asciutta. La lettura è una differenza, non un contenuto d'acqua: conferma che il contrasto termico corrisponde a un contrasto di umidità.
Carotaggio gravimetrico. Dove la mappa decide una rimozione estesa, si preleva un campione dell'isolante, lo si pesa, lo si essicca e lo si ripesa: il contenuto d'acqua in percentuale di massa è l'unico dato quantitativo della catena. Il foro va richiuso a regola d'arte; un campione di riferimento si preleva anche in zona asciutta.
I metodi complementari non usano l'infrarosso: la scansione nucleare (ANSI/SPRI/IIBEC NT-1), che legge l'idrogeno nel pacchetto anche sotto la ghiaia; la scansione a impedenza; la ricerca elettrica delle perdite (ELD), che trova i fori della membrana ma non l'acqua nell'isolante. Entrano dove la termografia non vede.
Dalla mappa al capitolato: riparare o rifare
La mappa dell'umidità in pianta permette di scrivere un capitolato di rimozione parziale invece di un rifacimento integrale, o di dimostrare che il rifacimento è necessario. Senza mappa si decide a occhio, e a occhio si vede solo la macchia sul soffitto.
La decisione dipende da quattro elementi, e la termografia ne fornisce uno.
- Estensione e distribuzione dell'isolante bagnato. È il dato della mappa: superficie complessiva e forma. Poche aree concentrate attorno a punti singolari si rimuovono e si sostituiscono; molte aree diffuse indicano una membrana che perde ovunque, e la sostituzione a pezzi non ha senso.
- Stato della membrana. Età rispetto alla classe di durabilità di progetto (UNI 11156), fessurazioni, giunzioni aperte, risvolti staccati. La termografia non lo giudica: è ispezione visiva.
- Stato del supporto. Una lamiera rimasta anni sotto un isolante bagnato può essere corrosa: si verifica dall'interno, in corrispondenza delle aree mappate.
- La causa. Rimuovere l'isolante bagnato senza eliminare il difetto che lo ha bagnato riporta il problema entro poche stagioni. Il capitolato deve contenere la ricerca e la riparazione del punto d'ingresso, attività distinta dal rilievo.
Con questi elementi il capitolato dice: porzioni da rimuovere fino al supporto e ricostruire, con la superficie di ciascuna; porzioni da conservare; punti singolari da rifare; membrana da sostituire per intero oppure no. Il rapporto termografico entra come allegato; il suo contenuto minimo è nella pagina su cosa deve contenere un report termografico.
Questa pagina non tratta i costi: un ordine di grandezza del solo rilievo sul lato privati è nella pagina della rete su quanto costa un'indagine termografica. Se la mappa serve in un contenzioso con l'impresa, con il venditore dell'immobile o con l'assicurazione, l'ambito è la perizia sui danni da infiltrazione; per cristallizzare lo stato dei luoghi prima dei lavori, l'accertamento tecnico preventivo.
Coperture con fotovoltaico: ombre, passerelle e moduli
Un impianto fotovoltaico in copertura complica il rilievo in tre modi, e il rapporto deve dire quale porzione della copertura è stata vista.
Le ombre. I moduli ombreggiano la membrana per parte del giorno. Le zone in ombra accumulano meno energia e la sera appaiono più fredde, non perché più asciutte; al confine con la zona esposta compare una fascia che imita un contrasto di umidità. La prova è la geometria: l'ombra segue i moduli, l'acqua no. Le strisce sempre in ombra vanno indicate come non rilevate.
Le zone nascoste. Da drone la membrana sotto i moduli non si vede. Da terra si vede in parte, con angolo radente, dove riflessi del cielo ed emissività apparente rendono la lettura meno affidabile. Su moduli complanari la porzione non rilevabile può essere la maggior parte della copertura.
Le masse. Zavorre, passerelle, canaline, inverter e quadri di stringa hanno massa e calore proprio: si escludono come falsi positivi, ma riducono la superficie utile.
Il rilievo termografico dei moduli è un'altra indagine: si fa di giorno, con impianto in produzione, secondo la IEC TS 62446-3IEC TS 62446-3Specifica tecnica che definisce condizioni, procedure e criteri di valutazione per l'ispezione a infrarossi degli impianti fotovoltaici: soglie di irraggiamento, modalità di ripresa e classificazione delle anomalie., ed è descritto nell'articolo su ispezione termografica del fotovoltaico da drone o da terra. Una vuole il sole e l'altra il buio: stesso incarico, non stessa uscita.
Da terra o da drone: quando, limiti e requisiti ENAC
Da terra su coperture accessibili, con ostacoli o con dettagli da verificare da vicino; da drone su grandi superfici, su più coperture nella stessa notte e dove salire di notte è un rischio. Su molti capannoni si fanno entrambi: il drone per la mappa, la copertura per i saggi.

| Aspetto | Rilievo da terra, sulla copertura | Rilievo da drone |
|---|---|---|
| Quando conviene | Coperture accessibili, superfici contenute, molti ostacoli, perimetri da marcare subito, saggi nella stessa notte | Grandi superfici, più capannoni in una notte, coperture non praticabili al buio, mappa ortogonale da riportare in pianta |
| Risoluzione | Alta: pochi metri di distanza, dettaglio attorno a bocchettoni e giunzioni | Dipende dalla quota: la prassi che richiama la ASTM C1153 indica anomalie dell'ordine di una decina di centimetri come dettaglio minimo, da verificare sul testo; la quota si sceglie con il calcolatore IFOV e NETD |
| Geometria di ripresa | Angolo radente: riflessi del cielo sulle finiture chiare, zone nascoste dietro le unità in copertura | Quasi ortogonale: riflessi ridotti, ma nulla si vede sotto moduli fotovoltaici e tettoie |
| Limiti operativi | Tempo: una grande copertura richiede ore e la finestra è breve; accesso, illuminazione, percorsi | Vento, che ferma il drone prima del rilievo; autonomia; volo notturno da pianificare |
| Sicurezza | D.Lgs 81/08, Titolo IV, Capo II: lavoro in quota, linee vita o parapetti, DPI, mai da soli di notte | Nessun accesso in quota; persone a terra e aree sorvolate |
| Requisiti ENAC | Nessuno | Reg. (UE) 2019/947: operatore registrato, pilota con attestato, quota massima 120 m in categoria aperta. Secondo la scheda ENAC sulle sottocategorie A1, A2 e A3, la A3 richiede 150 m da aree residenziali, commerciali, industriali e ricreative; la A2 un drone di classe C2 e 30 m dalle persone non coinvolte |
| Conseguenza per un capannone | Nessuna | Inferenza nostra dai requisiti ENAC, non una disposizione sui capannoni: sopra un'area industriale la A3 è esclusa dai 150 m; restano la A1 (droni C0 o C1, senza sorvolo di persone non coinvolte) e la A2 (drone C2, 30 m dalle persone). I droni termografici professionali più diffusi superano i 250 g, quindi il volo ricade spesso in categoria specifica: lo stabilisce l'operatore UAS prima della notte del rilievo |
| Marcatura dei perimetri | Immediata, con vernice sulla membrana | Differita: riporto sull'ortofoto e ricerca il giorno dopo |
Sulla quota di volo per l'umidità in copertura non esiste un requisito italiano; il criterio geometrico della IEC TS 62446-3 riguarda i moduli, non la membrana. La regola pratica è che la dimensione a terra del pixel sia inferiore all'anomalia più piccola da trovare, e che la quota sia scritta nel rapporto: i limiti dello strumento sono nell'articolo su NETD, IFOV e limiti della misura termografica. Il committente deve sapere in anticipo se la notte scelta è anche una notte in cui si può volare.
Cosa la termografia non vede su una copertura piana
Non vede la causa, non vede sotto la zavorra e non vede attraverso l'acqua in superficie. Sono limiti del metodo, da dichiarare prima dell'incarico.
Non determina la causa né il punto d'ingresso. È nel campo di applicazione della ASTM C1153: la mappa dice dove l'acqua si è fermata, non da dove è entrata; il difetto della membrana si cerca dopo, a vista o con la ricerca elettrica delle perdite. Coperture zavorrate a ghiaia, tetti verdi, tetti rovesci. Ghiaia, substrato vegetale e isolante posato sopra la membrana si interpongono e aggiungono massa propria: la termocamera vede lo strato superiore, non l'isolante; servono la scansione nucleare o a impedenza. Coperture bagnate in superficie. Rugiada, ristagni e pioggia recente producono firme che imitano o mascherano quelle dell'isolante bagnato: il rilievo si rimanda. Ombre residue. Le zone ombreggiate nel pomeriggio da parapetti, macchine, moduli o edifici vicini appaiono fredde senza essere asciutte, e i contrasti deboli al loro interno possono non emergere. Finiture chiare e metallizzate. Riflettono il cielo: il rilievo resta possibile con emissività e temperatura riflessa misurate, ma con contrasti più deboli. Isolanti che assorbono poco. Nelle prove di assorbimento pubblicate dai produttori (Atlas, 2020, fonte di parte) un isolante a celle chiuse trattiene molta meno acqua di un pannello fibroso, e in termografia dà contrasti più deboli: il pacchetto va conosciuto prima, dal progetto o da un saggio.
Un rapporto completo elenca le porzioni non rilevate e la ragione: sotto i moduli, nelle strisce in ombra, sulle zone zavorrate. È la parte che protegge il committente quando, anni dopo, compare una macchia dove la mappa non diceva nulla.
Chi firma cosa
Il rapporto lo firma un operatore termografico certificato UNI EN ISO 9712 di 2° livello, che risponde del metodo, delle condizioni dichiarate e dell'interpretazione, non dell'idoneità del sistema impermeabile. Il volo è dell'operatore UAS registrato presso ENAC; l'accesso in quota del datore di lavoro e del committente, secondo il D.Lgs 81/08; i saggi di chi può richiudere il foro a regola d'arte. La decisione «riparare o rifare» è del progettista e della direzione lavori, con la mappa come allegato; per verificare un rapporto ricevuto da altri: checklist del report termografico.
Come lavoriamo sulle coperture industriali
Programmiamo il rilievo sulla finestra meteorologica, non sul calendario: si fissa una settimana e si conferma la notte con le previsioni di cielo, vento e pioggia. Il rilievo è eseguito da tecnici certificati UNI EN ISO 9712UNI EN ISO 9712Norma che definisce qualificazione e certificazione del personale addetto alle prove non distruttive. Prevede tre livelli: il primo esegue, il secondo imposta, interpreta e firma, il terzo sviluppa procedure e qualifica il personale. La… di 2° livello, con termocamera radiometrica, anemometro e termometro; da drone, con operatore UAS che definisce prima lo scenario di volo. Il rapporto contiene la mappa in pianta con le superfici per zona, le anomalie scartate con la causa, i saggi eseguiti e le porzioni non rilevate. Le coperture logistiche dell'hinterland milanese sono il caso tipico, descritto nella pagina dell'esperto di termografia a Milano; operiamo anche su Torino e sulle province piemontesi e lombarde.
Per un gestore o una proprietà il primo passo è mandarci la pianta della copertura con anno di posa e tipo di membrana, la posizione delle macchie interne, gli interventi già fatti e la presenza di fotovoltaico o zavorre. Puoi descriverci il caso e ricevere una prima valutazione su metodo, finestra utile e porzioni rilevabili. Se invece l'infiltrazione è in casa o in un terrazzo condominiale, l'interlocutore della rete è la pagina sulla ricerca di perdite e infiltrazioni con termografia; se il rilievo serve a sostenere una contestazione, la perizia sui danni da infiltrazione.
Tutte le domande frequenti del sitoSfogliale raggruppate per tema e per argomentoApri l’indice FAQ →Domande frequenti
La termografia trova la perdita in una copertura piana?
No, e la distinzione conta. La termocamera trova l'isolante che si è bagnato, cioè dove l'acqua si è accumulata dentro il pacchetto di copertura, non il punto in cui è entrata. L'acqua può scorrere sopra la barriera al vapore anche a distanza prima di fermarsi o di uscire da un giunto interno, quindi il punto d'ingresso, l'area bagnata e la macchia sul soffitto del capannone possono trovarsi in tre posti diversi. Il metodo di riferimento, la ASTM C1153, dice esplicitamente che l'ispezione non determina la causa né il punto d'ingresso. La mappa serve a decidere quanto isolante sostituire; la ricerca del difetto della membrana è un'attività successiva e usa altri metodi.
Perché il rilievo di una copertura piana si fa di notte?
Perché il contrasto nasce dalla massa termica, e la massa termica si vede solo durante il raffreddamento. Di giorno il sole scalda tutta la copertura; dopo il tramonto, con il cielo sereno, la membrana cede calore verso il cielo e l'isolante asciutto, leggero, si raffredda in fretta. L'isolante impregnato d'acqua trattiene molta più energia e resta più caldo per ore. In quella finestra la termocamera distingue le due zone e ne disegna il confine. Di giorno il sole cancella la differenza; di notte con cielo coperto il raffreddamento è troppo lento e il contrasto non emerge. Il regime è l'opposto di quello invernale delle facciate.
Con quali condizioni meteo il rilievo è valido?
Giornata precedente soleggiata, cielo sereno durante il rilievo, vento debole, nessuna pioggia nelle 24 ore precedenti secondo la prassi che richiama la ASTM C1153 e 48 ore secondo la prassi italiana più prudente, superficie libera da ristagni, neve, ghiaccio e detriti, inizio non prima di un'ora dopo il tramonto: sono valori di prassi, il testo della norma è a pagamento. La UNI EN ISO 6781-1:2023 include l'umidità nel proprio campo ma non fissa una tabella numerica per le coperture: le condizioni vanno misurate sul posto e scritte nel rapporto, con temperatura dell'aria, vento e ore trascorse dal tramonto. Fuori da queste condizioni il termogramma è una ricognizione, non un rilievo.
Il drone è meglio del rilievo da terra?
Sono strumenti diversi per domande diverse. Il drone copre in poche ore grandi superfici o più coperture, evita l'accesso in quota e restituisce una mappa ortogonale facile da riportare in pianta; non vede sotto i moduli fotovoltaici, soffre il vento e sopra un'area industriale, dove la sottocategoria aperta A3 è esclusa dal limite dei 150 metri, il volo va pianificato con l'operatore UAS secondo il regolamento europeo 2019/947, spesso in categoria specifica. Il rilievo da terra, cioè dalla copertura stessa, vede da vicino, distingue meglio i dettagli attorno a bocchettoni e giunzioni, e permette di marcare subito i perimetri sulla membrana; richiede l'accesso in sicurezza e più tempo. Su un capannone di grandi dimensioni spesso si combinano: drone per la mappa, terra per i saggi.
Il termogramma basta per decidere se rifare la copertura?
No. Il dato termografico è relativo: dice che una zona ha trattenuto più calore di quella accanto, e l'interpretazione più probabile è l'acqua nell'isolante, ma la conferma viene dai saggi. La prassi che richiama la ASTM C1153 e la letteratura tecnica sulle coperture concordano: si marcano i perimetri, si misurano con un igrometro a contatto le zone anomale e quelle di controllo, e dove la decisione ha un peso economico si esegue un carotaggio con determinazione gravimetrica del contenuto d'acqua. Solo a quel punto la mappa entra in un capitolato. Un rapporto che salta questo passaggio sposta il rischio sul committente.
Funziona su una copertura zavorrata a ghiaia o su un tetto verde?
In modo molto limitato, e va detto prima dell'incarico. La ghiaia, il substrato di un tetto verde e l'isolante posato sopra la membrana in un tetto rovescio si interpongono fra la termocamera e lo strato che dovrebbe mostrare il contrasto, e aggiungono massa termica propria. La termografia in quei casi vede la zavorra, non l'isolante. Le alternative sono i metodi che leggono il pacchetto per contatto o attraverso la superficie: la scansione a impedenza, quella nucleare e, per localizzare i fori della membrana, la ricerca elettrica delle perdite. Il rilievo a infrarossi resta utile sulle porzioni non zavorrate della stessa copertura.
Ho una macchia sul soffitto del capannone: la termografia dice da dove entra l'acqua?
Dice dove l'acqua si è fermata dentro il pacchetto, che è un'informazione diversa e più utile per il capitolato. La macchia è il punto in cui l'acqua ha trovato una via verso l'interno, spesso a un giunto della lamiera o a un fissaggio; l'area bagnata dell'isolante è più estesa e sta a monte; il difetto della membrana può essere ancora più lontano, in corrispondenza di un bocchettone, di un risvolto o di una giunzione. La termografia delimita il secondo elemento. Per il primo serve l'ispezione dall'interno; per il terzo servono l'ispezione visiva della membrana e, quando necessario, la ricerca elettrica delle perdite.
Che cosa deve contenere il rapporto del rilievo di una copertura?
Le condizioni misurate, non presunte: data e ora, ore trascorse dal tramonto, temperatura dell'aria, vento, copertura nuvolosa, precipitazioni delle 24-48 ore precedenti, stato della superficie. Poi lo strumento con sensibilità e risoluzione, l'emissività adottata per la membrana e la temperatura riflessa, la quota o la distanza di ripresa, la mappa delle anomalie riportata in pianta con la superficie stimata, la spiegazione di ogni anomalia scartata come falso positivo, l'elenco dei saggi eseguiti con i risultati, e la firma di un operatore certificato secondo UNI EN ISO 9712. Senza le condizioni al contorno il rapporto non regge la lettura di un terzo.