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UNI EN ISO 9712

Finestre a infrarossi per quadri elettrici: ispezionare senza aprire

Finestra a infrarossi installata sulla portella di un quadro elettrico per l'ispezione termografica senza apertura
Finestra a infrarossi installata sulla portella di un quadro elettrico per l'ispezione termografica senza apertura

Per ottenere un termogrammaTermogrammaImmagine in falsi colori in cui a ogni pixel corrisponde una temperatura apparente della superficie. Senza scala di temperatura e senza i parametri di misura un termogramma non è un dato: è un'illustrazione. utile di una connessione elettrica bisogna vederla: la lamiera della portella è opaca all'infrarosso, quindi o si apre il quadro in tensione — che è a tutti gli effetti un lavoro elettrico, con qualifiche, DPI e procedure — oppure si installa una finestra a infrarossi che permette di guardare dentro senza aprire. Quasi tutta la comunicazione sulla termografia elettrica si ferma alla formula «ispezione a distanza, sicura, senza fermo impianto» e salta la parte scomoda. Questa pagina è la parte scomoda.

Il problema che nessuno nomina: il termogramma richiede la vista diretta

Una termocamera non «vede attraverso». Misura la radiazione infrarossa che le arriva sul sensore e la converte in temperatura apparenteTemperatura apparenteValore letto dallo strumento senza correzione dei parametri di misura. La temperatura reale si ottiene correggendo per emissività del materiale, temperatura apparente riflessa dell'ambiente, distanza, umidità e trasmittanza atmosferica.. Se fra il sensore e il punto da misurare c'è un ostacolo opaco a quella radiazione, lo strumento misura la temperatura dell'ostacolo.

La portella metallica di un quadro è opaca all'infrarosso in modo totale. Ma il punto meno intuitivo è un altro: anche il vetro comune è opaco nella banda in cui lavorano le termocamere per manutenzione elettrica. Il vetro sodico-calcico trasmette benissimo la luce visibile e smette di trasmettere nell'infrarosso termico. Un oblò di ispezione visiva in vetro, quello che si trova su molti quadri per leggere gli strumenti, non serve a nulla per la termografia.

Da qui discende tutto il resto. Le connessioni che ci interessano — morsetti, giunzioni, attacchi di interruttore, derivazioni di sbarra — stanno dentro il quadro. Per misurarle servono due sole strade:

  1. aprire, esponendo le parti attive e chi lavora;
  2. installare un percorso ottico permanente, cioè una finestra a infrarossi.

Non esiste una terza strada che produca un termogramma quantitativo delle connessioni interne. Chi sostiene il contrario sta descrivendo una scansione della superficie esterna dell'involucro, che è un'altra cosa: rileva solo anomalie così gravi da riscaldare la lamiera, cioè quelle che si sarebbero comunque manifestate da sole, poco dopo.

Schema del percorso ottico fra termocamera, finestra a infrarossi e connessione interna al quadro
Schema del percorso ottico fra termocamera, finestra a infrarossi e connessione interna al quadro

Aprire un quadro sotto tensione è un lavoro elettrico

Questa è la frase che le pagine commerciali evitano. L'apertura di una portella che espone parti attive di un impianto in esercizio non è un'operazione di contorno: rientra nei lavori su impianti elettrici, con tutto ciò che ne consegue.

Il riferimento tecnico italiano è la norma CEI 11-27 «Lavori su impianti elettrici», derivata dalla europea CEI EN 50110-1 «Esercizio degli impianti elettrici». La CEI 11-27 è arrivata alla sesta edizione, pubblicata nell'ottobre 2025 ed in vigore dal 1° novembre 2025, allineata alla CEI EN 50110-1:2024; l'edizione precedente del 2021 è rimasta applicabile fino al 29 maggio 2026 (CEI 11-27:2025, sintesi Vega Engineering; ASSOTIC). In pratica, dal giugno 2026 il riferimento operativo è l'edizione 2025.

Il quadro legislativo sta nel D.Lgs 81/08, Titolo III, Capo III. Due articoli contano più degli altri:

  • Art. 82 — Lavori sotto tensione. Il principio è un divieto: è vietato eseguire lavori sotto tensione. Le eccezioni sono tassative e condizionate — tensioni di sicurezza, oppure procedure e attrezzature conformi ai criteri delle norme tecniche, con lavoratori riconosciuti idonei dal datore di lavoro; per i sistemi di categoria II e III si aggiunge il requisito dell'azienda autorizzata con provvedimento ministeriale (testo dell'art. 82).
  • Art. 83 — Lavori in prossimità di parti attive. Vieta i lavori non elettrici a distanze inferiori ai limiti della Tabella 1 dell'Allegato IX, salvo adozione di misure organizzative e procedurali di protezione.
Il punto che cambia la conversazione. Non tutto ciò che si fa a quadro aperto è «lavoro sotto tensione» in senso stretto: la norma distingue lavori sotto tensione, lavori in prossimità e lavori fuori tensione, e l'inquadramento dipende dalle distanze effettive, dalla presenza di barriere e dalla natura dell'operazione. Ma qualunque sia l'inquadramento, l'attività ricade nel perimetro della CEI 11-27 e richiede valutazione del rischio, personale qualificato, DPI e procedura. Nessuna delle tre categorie è «apri e fotografa».

Chi può farlo: le qualifiche

La CEI 11-27 definisce i livelli di competenza del personale — PES (Persona Esperta), PAV (Persona Avvertita), PEI (Persona Idonea ai lavori sotto tensione in bassa tensione), PEC (Persona Comune). Le qualifiche sono attribuite dal datore di lavoro sulla base di istruzione, esperienza e caratteristiche personali del lavoratore: la frequenza di un corso è un elemento della valutazione, non un titolo che si acquista.

L'edizione 2025 ha rivisto anche la nomenclatura dei ruoli organizzativi, allineandola alla EN 50110-1:2024: al posto di URI e URL compaiono il GI — Gestore dell'Impianto e il GL — Gestore della programmazione del Lavoro, si introduce il RI — Responsabile dell'Impianto, e il vecchio Preposto ai Lavori diventa RLE — Responsabile del Lavoro Elettrico, che deve essere PES, avere approfondita esperienza lavorativa ed essere presente in campo durante l'attività per esercitare la sorveglianza (Vega Engineering, figure professionali CEI 11-27:2025).

Tradotto per chi commissiona un'ispezione: la certificazione UNI EN ISO 9712 del termografista non è una qualifica elettrica. Sono due assi indipendenti. La 9712 attesta la competenza sul metodo di prova non distruttiva; la qualifica PES/PAV/PEI attesta l'idoneità a operare sull'impianto elettrico. Per aprire un quadro in tensione servono entrambe: un termografista che sia solo 9712 è, rispetto all'impianto, una persona comune, e non deve aprire nulla. L'alternativa corretta è che operi accompagnato da personale qualificato — PES o PAV designati dal rispettivo datore di lavoro — dentro una procedura scritta e sotto la supervisione in campo del RLE. Un fornitore che non sa rispondere a questa domanda vi sta dicendo qualcosa di importante.

Il rischio arco elettrico

L'apertura di una portella modifica la geometria di contenimento: si passa da un involucro chiuso a un fronte aperto, con l'operatore davanti. Il rischio non è solo l'elettrocuzione da contatto: è l'arco elettrico, cioè un evento con energia incidente, sovrapressione e proiezione di materiale fuso.

Dal 2025 l'Italia ha un riferimento dedicato: il Rapporto Tecnico CEI 78-25:2025 «Valutazione del rischio da arco elettrico», in vigore dal 1° settembre 2025 — con errata corrige in vigore dal 1° marzo 2026, che è la versione da citare oggi — applicabile agli impianti fino a 72 kV in corrente alternata e 1.500 V in corrente continua. Propone un percorso in quattro fasi — identificazione del pericolo, misure di mitigazione, valutazione del rischio residuo, selezione dei DPI sulla base dell'energia incidente calcolata — con un metodo semplificato per la bassa tensione derivato dalla IEEE 1584 (Vega Engineering, CEI 78-25:2025; Certifico).

Nota di lettura. La CEI 78-25 è un rapporto tecnico, non una norma cogente: fornisce metodo, non obbligo autonomo. L'obbligo di valutare il rischio elettrico resta quello del D.Lgs 81/08. Ma nel momento in cui esiste un metodo riconosciuto per quantificare l'energia incidente e scegliere i DPI di conseguenza, la scelta «a occhio» dell'abbigliamento diventa difficile da difendere.

Il collegamento con la termografia è diretto: la ragione più forte per installare finestre a infrarossi non è la comodità, è che eliminano la necessità di aprire l'involucro per il controllo periodico — e con essa l'esposizione che quell'apertura comporta. L'operatore lavora davanti a un involucro chiuso. Il che riduce drasticamente il rischio, non lo azzera: un arco interno può innescarsi comunque, ed è esattamente il motivo per cui la tenuta all'arco dell'assieme resta un tema anche a portella chiusa, e per cui la valutazione del rischio e i DPI non escono di scena.

Che cosa sono le finestre a infrarossi

Una finestra a infrarossi — o oblò IR — è un componente installato in modo permanente sulla portella o sul pannello del quadro, composto da:

  • un corpo metallico che assicura continuità meccanica ed elettrica con l'involucro;
  • un mezzo ottico trasparente all'infrarosso termico: un cristallo, un polimero o una griglia metallica;
  • un coperchio o sportellino di protezione, richiudibile, spesso con blocco a chiave o a vite;
  • una tenuta che deve conservare il grado di protezione dell'involucro.

L'idea è banale e per questo efficace: si sposta il problema dall'evento (l'apertura, ripetuta ogni anno per tutta la vita dell'impianto) all'installazione (una volta sola, in condizioni controllate, possibilmente a quadro fuori tensione durante una fermata programmata).

I materiali ottici e la trasmittanza: qui si decide tutto

Questo è il punto tecnico che merita più attenzione, e quello su cui si commettono più errori di acquisto.

Nessun materiale è trasparente a tutte le lunghezze d'onda. Ogni materiale ha una banda di trasmissione, e la finestra funziona solo se quella banda copre la banda in cui lavora la termocamera che verrà usata.

Le termocamere per manutenzione elettrica sono in larghissima maggioranza a microbolometro non raffreddato, operanti in banda lunga (LWIR), indicativamente 8–14 µm. Esistono termocamere raffreddate in banda media (MWIR, 3–5 µm), ma sono strumenti da laboratorio o da applicazioni specialistiche, non l'attrezzatura standard di un rilievo su quadri.

Ora il dato che rende la scelta non ovvia. Il fluoruro di calcio (CaF₂), uno dei materiali più diffusi per le ottiche infrarosse e frequentemente proposto per le finestre di ispezione, ha un limite di trasmissione intorno ai 9 µm e comincia a mostrare assorbimento già avvicinandosi agli 8–10 µm, per effetto dell'assorbimento multifononico (Machined Quartz, guida ai materiali; RP Photonics, multiphonon absorption). Cioè: il CaF₂ è eccellente in banda media e problematico proprio all'inizio della banda in cui lavora la vostra termocamera. Alcuni fornitori dichiarano finestre in CaF₂ utilizzabili fino a 12 µm; il dato di trasmissione reale nella parte alta della banda va richiesto come curva, non come singolo numero. [DA VERIFICARE — la prestazione dipende da qualità del cristallo, spessore e trattamenti superficiali del prodotto specifico]

Sintesi dei materiali comunemente citati, con le bande dichiarate dai fornitori ottici:

  • Fluoruro di calcio (CaF₂) — trasmette dall'ultravioletto fino a circa 9 µm; ideale per MWIR, in declino sopra gli 8 µm.
  • Seleniuro di zinco (ZnSe) — trasmette fino a circa 21 µm: copre l'intera banda lunga. È il materiale di riferimento quando serve trasmissione LWIR.
  • Germanio (Ge) — trasmette circa 2–14 µm, opaco al visibile.
  • Zaffiro — trasmette fino a circa 5,5 µm: robusto, ma di fatto un materiale da banda media.
  • Polimeri (film di polietilene e simili) — trasmissione a banda larga ma con attenuazione significativa e possibile deriva nel tempo.
  • Griglia metallica (rete o Faraday grid) — non è un mezzo trasmissivo: è un'apertura schermata. L'infrarosso passa dai fori, quindi la banda non è un problema, ma il fattore di apertura determina quanta radiazione arriva.
CaF₂ fino a ~9 µmZnSe fino a ~21 µmGe 2–14 µmZaffiro fino a ~5,5 µm

La distinzione fra ottiche a cristallo e soluzioni a polimero/griglia non è neutra ed è oggetto di un dibattito di settore mai chiuso. La posizione tecnica prevalente in letteratura: le ottiche a cristallo hanno una trasmittanza costante e correggibile, quindi si prestano a termografia quantitativa; polimeri e griglie introducono percorsi di trasmissione disomogenei, con vignettatura e deflessione, e sono più adatti a un uso qualitativo — vedo che c'è un punto caldo, non ne certifico la temperatura. La posizione opposta, sostenuta soprattutto dai produttori di soluzioni polimeriche, è che il cristallo è meccanicamente più fragile e meno adatto alle sollecitazioni di un impianto industriale (Infrared windows applied in switchgear assemblies, paper IEEE). Entrambe le posizioni contengono qualcosa di vero, il che significa che la scelta va fatta sul caso, non sulla brochure.

Cosa cambia nella misura attraverso una finestra IR

Non è gratis. Vale la pena dirlo prima di installare, non dopo il primo report.

1. La trasmittanza va corretta, sempre

Ogni mezzo interposto ha trasmittanza τ < 1. La radiazione che arriva al sensore è ridotta, e se il parametro non viene inserito nella termocamera la temperatura letta è sistematicamente inferiore a quella reale: un errore che va tutto nella direzione sbagliata, perché produce falsi negativi — anomalie reali classificate come normali.

Il metodo di riferimento per misurare e compensare la trasmittanza di un mezzo attenuante con radiometri a immagine è la ASTM E1897 (ASTM E1897). Nella pratica di campo si usa spesso una scorciatoia riconosciuta: l'emissivitàEmissivitàRapporto fra la radiazione emessa da una superficie reale e quella emessa da un corpo nero alla stessa temperatura. Varia con materiale, finitura e angolo di vista: impostarla male è la prima causa di misure sbagliate. Rame lucido e… compensata, cioè il prodotto ε × τ. Con un bersaglio di emissività 0,90 dietro una finestra di trasmittanza 0,55 si imposta 0,90 × 0,55 ≈ 0,495 (IRISS, transmittance). È un'approssimazione utile, non una calibrazione.

ε bersaglio 0,90τ finestra 0,55ε compensata 0,495
Attenzione al numero dichiarato. La trasmittanza non è una costante universale del materiale: dipende da spessore, trattamenti, banda spettrale, temperatura dell'ottica e stato di pulizia della finestra. Il valore di targa del costruttore è il punto di partenza; una verifica in campo del valore effettivo su quella finestra, con quella termocamera, è la sola cosa che rende difendibile la misura. Ogni valore di trasmittanza riportato in un report senza indicare da dove viene è un numero non verificabile.

2. Il campo visivo si riduce

L'oblò è un diaframma. Il campo inquadrabile è definito dal diametro dell'apertura e dalla distanza dell'obiettivo dalla finestra: più ci si allontana, più il cono utile si stringe. Una finestra da pochi centimetri di diametro può inquadrare una morsettiera intera o un singolo attacco, a seconda di dove è messa. La progettazione del posizionamento è la parte difficile dell'installazione, e va fatta guardando il quadro aperto, in fermata, con l'occhio di chi dovrà poi fare i rilievi.

3. L'angolo non si può cambiare

A quadro aperto, se una riflessione disturba la lettura, il termografista si sposta. Attraverso una finestra questo non è possibile: l'angolo di vista è quello che è. Le conseguenze pratiche:

  • superfici lucide — rame nudo, acciaio inox, alluminio — restituiscono riflessi dell'ambiente che non si possono aggirare;
  • le connessioni nascoste dietro altri componenti rispetto a quell'unico punto di vista restano invisibili per sempre;
  • la distanza minima di ripresa è vincolata, e con essa la dimensione del più piccolo dettaglio misurabile.

4. Cosa resta invariato

Tutto il resto delle condizioni di validità della misura. La finestra non esonera dai fondamentali: impianto sotto carico significativo, emissività corretta per ciascun materiale, temperatura riflessa nota, assenza di irraggiamento parassita. Un rilievo attraverso finestra su un quadro scarico è inutile esattamente come lo sarebbe a quadro aperto.

Confronto fra campo visivo a quadro aperto e campo visivo attraverso l'oblò a infrarossi
Confronto fra campo visivo a quadro aperto e campo visivo attraverso l'oblò a infrarossi

Requisiti costruttivi: cosa chiedere, e cosa non esiste

Su questo punto serve onestà, perché è il terreno su cui circolano più affermazioni approssimative.

Grado di protezione IP. L'installazione di una finestra apre un foro in un involucro il cui grado di protezione è dichiarato. La finestra deve conservare almeno il grado IP dell'involucro, secondo la IEC/EN 60529. È un requisito verificabile e va richiesto per iscritto.

Resistenza agli urti IK. Definita dalla IEC/EN 62262. Rilevante perché la finestra è un punto di discontinuità meccanica su una superficie che viene toccata, urtata, a volte usata come appoggio.

Tenuta all'arco interno. Qui sta l'equivoco più diffuso. Per le apparecchiature di manovra e protezione in media tensione con involucro metallico, la classificazione di tenuta all'arco interno (IAC) è definita dalla IEC 62271-200 e verificata con una prova di tipo obbligatoria (Electrical Engineering Portal, internal arc testing); in ambito nordamericano il riferimento analogo è la IEEE C37.20.7. Il punto critico: la classificazione appartiene all'assieme provato nella configurazione in cui è stato provato, non al singolo componente. Una finestra che ha superato una prova d'arco montata su un determinato quadro non porta con sé una «classe antiarco» trasferibile a un quadro diverso.

Conseguenza operativa. Praticare un foro su una portella di un quadro certificato è una modifica dell'assieme. Va concordata con il costruttore del quadro e documentata. Farla in autonomia può invalidare la dichiarazione di conformità dell'apparecchiatura — un problema che si scopre nel momento peggiore, cioè dopo un evento.

Una norma di prodotto dedicata alle finestre a infrarossi, che ne definisca in modo organico requisiti e prove di qualificazione, non risulta esistere come riferimento unico riconosciuto. I requisiti si compongono da norme diverse — IP, IK, prove d'arco sull'assieme, requisiti dell'involucro — e dalle dichiarazioni del costruttore. [DA VERIFICARE: non abbiamo trovato una norma di prodotto specifica; se esiste un documento CEI o IEC dedicato, va richiesto come riferimento puntuale e non dato per implicito]

Quando conviene installarle

La finestra a infrarossi non è un miglioramento universale. È un investimento di installazione che si ripaga in frequenza di controllo × costo dell'accesso × rischio evitato. I casi in cui la convenienza è netta:

  • Continuità di servizio non negoziabile. Data center, sale CED, sistemi di sicurezza. In questi ambienti il quadro non si apre volentieri nemmeno per una procedura corretta, e l'ispezione periodica è parte del profilo di affidabilità. È il contesto in cui le finestre hanno più senso in assoluto: ne parliamo nella pagina dedicata alla termografia per data center e infrastrutture critiche.
  • Processo continuo. Chimico, petrolchimico, vetro, carta, cemento: impianti in cui la fermata si programma con mesi di anticipo e non si improvvisa per un controllo.
  • Farmaceutico e ambienti classificati. Dove l'apertura di un involucro comporta implicazioni di contaminazione, qualifica dell'ambiente o ripristino documentato.
  • Quadri ad alta criticità o difficile accesso. Cabine di trasformazione, nodi di distribuzione principale, quadri in posizioni scomode dove la procedura di apertura è lunga e onerosa.
  • Programmi di manutenzione predittiva strutturati, con controlli almeno annuali sugli stessi punti. Più il controllo è ripetuto, più l'installazione una tantum si giustifica — anche ai fini della documentazione richiesta da percorsi come la riduzione del premio INAIL con il modello OT23, dove ciò che conta è la ripetibilità e la tracciabilità del rilievo.

I casi in cui non conviene, e vale la pena dirlo:

  • quadri secondari, controllati una tantum o con frequenza pluriennale;
  • impianti prossimi a rifacimento o dismissione;
  • situazioni in cui il quadro va comunque aperto per altre attività di manutenzione, e l'apertura è già dentro una procedura consolidata;
  • quadri la cui geometria interna non permette di inquadrare i punti significativi da un angolo fisso — installare finestre che non vedono ciò che serve è peggio di non averle, perché genera un falso senso di copertura.

Le alternative, per quello che valgono

Ispezione a quadro aperto con procedura. Resta la modalità di riferimento e produce la qualità di dato migliore: nessuna attenuazione, angolo libero, campo visivo completo. Il costo è organizzativo — valutazione del rischio, personale qualificato, DPI selezionati sull'energia incidente, preparazione del piano di lavoro — e va sostenuto ogni volta. Non è una scorciatoia, è la strada lunga fatta bene.

Monitoraggio continuo con sensori fissi. Sensori di temperatura installati sulle connessioni — a contatto, a fibra ottica o a infrarossi puntuali — collegati al sistema di supervisione. Non producono un'immagine e non sostituiscono un'ispezione termografica: coprono i punti in cui sono installati, e nient'altro. Sono complementari, non alternativi: un buon impiego è presidiare in continuo i pochi nodi critici e mantenere la campagna termografica periodica sul resto.

Termografia in occasione di fermate programmate. Attraente sulla carta, debole nella sostanza: la fermata implica quasi sempre la caduta del carico, e senza corrente le anomalie da resistenza di contatto non si manifestano. Se si sceglie questa via, il rilievo va fatto nella finestra temporale in cui l'impianto è ancora in carico prima della fermata, o subito dopo il ripristino con carico ricostituito. Fare termografia a impianto spento è un esercizio senza esito.

Come si imposta la decisione

La sequenza che ha senso, nell'ordine:

  1. Censire i quadri e stabilire quali punti vanno controllati e con che frequenza. Senza questo, la scelta delle finestre è arbitraria.
  2. Verificare la banda della termocamera che eseguirà i rilievi e selezionare il materiale ottico coerente. È il passaggio che viene saltato più spesso, e produce finestre che attenuano molto più del previsto.
  3. Progettare il posizionamento a quadro aperto, in fermata, verificando davvero che dal punto scelto si vedano le connessioni di interesse.
  4. Concordare la modifica con il costruttore del quadro e documentarla, verificando IP, IK e implicazioni sulla conformità dell'assieme.
  5. Installare fuori tensione, durante una fermata programmata. L'installazione di una finestra è una lavorazione meccanica su un involucro: praticarla in tensione significa affrontare il rischio che la finestra dovrebbe eliminare.
  6. Caratterizzare la trasmittanza di ciascuna finestra installata e registrarla, in modo che ogni rilievo successivo parta da un parametro noto e tracciabile.

Fatta così, la finestra a infrarossi mantiene la promessa: ispezione con l'impianto in esercizio, a involucro chiuso, con una misura corretta e ripetibile — e con un profilo di rischio incomparabilmente più basso di quello di un'apertura ripetuta ogni anno per vent'anni. Fatta male — materiale sbagliato, posizione sbagliata, trasmittanza mai verificata — produce termogrammi rassicuranti di un impianto che nessuno sta più guardando davvero. Che è, fra tutti gli esiti possibili, il peggiore.

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Domande frequenti

Davvero per fare la termografia bisogna aprire il quadro?

Sì, a meno che non ci siano finestre a infrarossi. La lamiera della portella è opaca all'infrarosso e non lascia passare nulla; anche il vetro comune, trasparente alla luce visibile, è opaco nella banda in cui lavorano le termocamere per manutenzione elettrica. La termocamera misura la radiazione che riceve: se fra sensore e connessione c'è una barriera opaca, misura la temperatura della barriera, non quella del morsetto. Non è un limite dello strumento, è fisica.

Aprire un quadro sotto tensione è un lavoro elettrico?

Sì. L'apertura di una portella che espone parti attive rientra nei lavori su impianti elettrici disciplinati dalla CEI 11-27 e dal Capo III del Titolo III del D.Lgs 81/08. Comporta valutazione del rischio, personale qualificato secondo la norma, DPI adeguati, rispetto delle distanze e una procedura di lavoro definita. Non è un'operazione che si improvvisa perché «tanto è solo per fare una foto».

La finestra a infrarossi peggiora la misura?

La attenua, e va tenuta in conto. Ogni mezzo interposto ha una trasmittanza inferiore a 1: se non la si corregge nei parametri della termocamera, la temperatura letta è sistematicamente più bassa di quella reale. Con una correzione corretta e una finestra di materiale adatto alla banda della termocamera, la misura resta utilizzabile; senza correzione, produce falsi negativi.

Che materiale deve avere la finestra ottica?

Deve essere trasparente nella banda spettrale in cui lavora la termocamera che userai. Le termocamere a microbolometro per manutenzione elettrica lavorano tipicamente in banda lunga (circa 8-14 micrometri); il fluoruro di calcio, molto diffuso come ottica IR, ha il suo limite di trasmissione intorno ai 9 micrometri e degrada già oltre gli 8. Prima di scegliere la finestra bisogna sapere con che strumento verrà usata.

Le finestre a infrarossi sono certificate contro l'arco interno?

La classificazione di tenuta all'arco interno appartiene al quadro come assieme provato, non al singolo componente. Una finestra può essere stata inclusa in una prova di tipo su una specifica apparecchiatura, ma questo non trasferisce automaticamente una classe di tenuta all'arco al componente installato su un quadro diverso. Va verificato con il costruttore del quadro: modificare una portella può invalidare la conformità dell'assieme.

Con le finestre installate posso vedere tutto il quadro?

No. La finestra è un oblò: il campo visivo è ristretto a ciò che si vede attraverso l'apertura, dall'unico angolo consentito. Non puoi spostarti per aggirare un riflesso o per inquadrare una connessione nascosta dietro un componente. Le finestre vanno posizionate in progetto sui punti che si vogliono controllare, non a caso sulla portella.

Quando conviene installarle e quando no?

Convengono dove il controllo è periodico e ripetuto, dove il fermo impianto è costoso o impossibile e dove il rischio associato all'apertura è alto: data center, processi continui, farmaceutico, cabine di trasformazione. Convengono meno su quadri secondari controllati una tantum, su impianti prossimi a rifacimento e dove il quadro deve comunque essere aperto per altre verifiche di manutenzione.

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