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FAQObblighi e norme
48 domande frequenti sul tema, con il link all'approfondimento. Tutte le aree tematiche →
Obblighi e norme (48)su
Fotovoltaico, prevenzione incendi e verifica termografica periodica
La verifica termografica del fotovoltaico è obbligatoria per legge?
Le linee guida di prevenzione incendi non la impongono come obbligo generale di legge: la indicano come metodo tecnicamente coerente con la gestione del rischio incendio per gli impianti installati su attività soggette a controllo di prevenzione incendi. Nella pratica, per chi ha un CPI, è diventata un adempimento atteso — e le compagnie assicurative la chiedono.
Ogni quanto va fatta?
Le due fonti dicono cose diverse ed è bene non confonderle. La linea guida dei Vigili del Fuoco DCPREV 14030 del 1° settembre 2025 chiede verifiche documentate almeno ogni due anni, e riguarda gli impianti a servizio di attività soggette ai controlli di prevenzione incendi. La specifica tecnica IEC TS 62446-3IEC TS 62446-3Specifica tecnica che definisce condizioni, procedure e criteri di valutazione per l'ispezione a infrarossi degli impianti fotovoltaici: soglie di irraggiamento, modalità di ripresa e classificazione delle anomalie., che definisce il metodo, raccomanda invece un'ispezione almeno ogni quattro anni. Chi rientra nel primo caso segue il biennale. La frequenza va comunque aumentata su impianti con storico di anomalie, dopo eventi atmosferici significativi o a seguito di interventi di manutenzione.
Riguarda anche il fotovoltaico di casa mia?
No. Le linee guida si applicano agli impianti installati su attività soggette a controlli di prevenzione incendi: capannoni industriali, centri commerciali, ospedali, scuole e simili. Sugli impianti residenziali la termografia resta una buona pratica consigliata, non un adempimento.
Chi può eseguire l'ispezione?
L'ispezione termografica deve essere eseguita da tecnici certificati di 2° livello secondo ISO 9712. Non è un dettaglio formale: la specifica tecnica definisce condizioni di misura, soglie e modalità di classificazione che richiedono competenza certificata per essere applicate correttamente.
Si può fare con il drone?
Su campi estesi il rilievo aereo è efficiente per individuare rapidamente le stringhe e i moduli sospetti. Resta però necessaria la verifica ravvicinata dei punti segnalati e dei quadri di stringa: il drone accelera lo screening, non sostituisce l'analisi. La scelta si fa in base a estensione, accessibilità e obiettivo.
La termografia mi fa risparmiare sul premio assicurativo?
Diverse compagnie riducono il premio a fronte di un programma documentato di verifiche termografiche, perché la manutenzione predittivaManutenzione predittivaStrategia in cui l'intervento è programmato sulla base di misure che rivelano il degrado in corso, come termografia, analisi vibrazionale o analisi degli oli, invece che su intervalli prefissati o a guasto avvenuto. abbassa il rischio di incendio. L'entità dipende dalla singola polizza: vale la pena chiederlo esplicitamente al proprio broker, portando il report come evidenza.
Le norme della termografia in Italia: quale norma per quale documento, quale certificazione per quale firma
Quale norma si applica alla termografia dell'involucro edilizio?
Dal 16 novembre 2023 la norma vigente è la UNI EN ISO 6781-1:2023, che ha sostituito la UNI EN 13187:2000, ritirata alla stessa data. Stabilisce requisiti e metodologie del servizio termografico sugli edifici: strumentazione, qualifica del personale, tecniche di ispezione qualitativa e quantitativa, rilevazione di infiltrazioni d'aria e di umidità, contenuto del rapporto. Resta valido il limite che veniva spesso ignorato già con la vecchia norma: la termografia individua dove c'è un'anomalia, non quanto vale la trasmittanza — per quella la stessa norma rimanda alla ISO 9869-1, per la tenuta all'aria alla ISO 9972.
Che differenza c'è fra UNI EN ISO 9712 e UNI 11931?
La UNI EN ISO 9712UNI EN ISO 9712Norma che definisce qualificazione e certificazione del personale addetto alle prove non distruttive. Prevede tre livelli: il primo esegue, il secondo imposta, interpreta e firma, il terzo sviluppa procedure e qualifica il personale. La… certifica il personale che esegue prove non distruttive industriali, per metodo (per la termografia il metodo TT), livello e settore. La UNI 11931:2024 riguarda invece la certificazione del personale tecnico addetto alle prove non distruttive nel campo dell'ingegneria civile e dei beni culturali e architettonici, e copre una quindicina di metodi, fra cui la termografia. Non sono alternative: secondo le indicazioni degli organismi di certificazione, la certificazione TT secondo UNI EN ISO 9712 con specificità nel settore civile è un requisito di accesso alla certificazione UNI 11931 per il metodo termografico.
A cosa serve la UNI ISO 18436-7 e in che cosa differisce dalla 9712?
La UNI ISO 18436-7:2014 qualifica il personale che esegue il monitoraggio e la diagnostica dello stato delle macchine mediante termografia all'infrarosso, nell'ambito della manutenzione su condizione. È un ramo distinto: presuppone le procedure della UNI ISO 18434-1 e organizza il personale per categorie, non per i livelli 1-2-3 delle prove non distruttive. Non sostituisce la 9712 e non abilita a firmare un rapporto PND.
Cosa può firmare un livello 1 secondo UNI EN ISO 9712?
Un livello 1 esegue il rilievo secondo istruzioni scritte e sotto la supervisione di personale di livello 2 o 3, registra i risultati e li classifica in base a criteri già definiti. Non sceglie la tecnica, non definisce le condizioni operative, non interpreta i risultati e non è la firma che qualifica un rapporto termografico. In pratica un livello 1 acquisisce; non conclude.
Quanto dura un certificato UNI EN ISO 9712 e come si rinnova?
La validità massima è di cinque anni. Al termine del primo periodo il rinnovo è documentale: referto di acutezza visiva positivo emesso nei dodici mesi precedenti e prova di attività lavorativa continuativa senza interruzioni significative. Dopo il secondo periodo, cioè a dieci anni, serve la ricertificazione, che per i livelli 1 e 2 comporta un esame pratico. Oltre dodici mesi dalla scadenza si rientra dall'esame completo.
Ogni quanto va fatta la termografia di un impianto fotovoltaico?
Dipende da quale documento risponde. La linea guida di prevenzione incendi dei Vigili del fuoco DCPREV 14030 del 1° settembre 2025 chiede che le verifiche ai fini del rischio incendio dell'impianto fotovoltaico siano documentate almeno ogni due anni, per le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi. Diverse fonti tecniche italiane attribuiscono invece alla specifica IEC TS 62446-3 un intervallo raccomandato di quattro anni fra le ispezioni. Sono due piani diversi, con destinatari diversi, e vanno citati separatamente.
«Certificato» e «abilitato» sono la stessa cosa?
No, e la differenza è sostanziale. La certificazione è rilasciata da un organismo terzo accreditato, riguarda una persona fisica, indica metodo, livello, settore e data di scadenza, ed è verificabile nel registro pubblico dell'organismo. «Abilitato» non è un termine normato: viene usato in rete per indicare tanto un certificato valido quanto la semplice frequenza di un corso, che non è una certificazione. Un attestato di frequenza non è un certificato.
Cosa deve chiedere un committente prima di affidare un incarico termografico?
Copia del certificato con nome del titolare, organismo emittente, numero, metodo, livello, settore industriale di validità e data di scadenza; la verifica del numero nel registro pubblico dell'organismo; e, dove il rapporto ha rilevanza contrattuale o antincendio, l'autorizzazione a operare rilasciata dal datore di lavoro, che secondo l'impianto della UNI EN ISO 9712 è atto distinto dalla certificazione.
La UNI 11867 è una norma che si può prescrivere in capitolato?
La UNI 11867:2022 fornisce indicazioni generali per il corretto utilizzo della termografia all'infrarosso: è un documento di base che richiama e integra le norme esistenti e mette in guardia sugli errori di interpretazione dei termogrammiTermogrammaImmagine in falsi colori in cui a ogni pixel corrisponde una temperatura apparente della superficie. Senza scala di temperatura e senza i parametri di misura un termogramma non è un dato: è un'illustrazione.. È un ottimo riferimento trasversale, ma non contiene i criteri di accettazione di un singolo settore: per quelli servono le norme di prodotto o di applicazione, come la UNI EN ISO 6781-1:2023 per l'involucro o la IEC TS 62446-3 per il fotovoltaico.
Operatore termografico certificato di 2° livello UNI EN ISO 9712
Qual è la differenza fra 1°, 2° e 3° livello?
Il 1° livello esegue il rilievo secondo istruzioni scritte da altri e non ne interpreta i risultati. Il 2° livello sceglie la tecnica, imposta i parametri, interpreta i termogrammi, classifica le anomalie e firma il rapporto. Il 3° livello sviluppa procedure, qualifica il personale e risponde della metodologia. Per un report che debba avere valore documentale il riferimento è il 2° livello.
La certificazione vale per tutti i tipi di termografia?
No. La certificazione UNI EN ISO 9712 è rilasciata per settore di applicazione: chi è certificato nel settore elettrico non è automaticamente qualificato per l'edile, e viceversa. Quando valuti un fornitore, chiedi in quali settori è certificato, non solo se lo è.
Un report firmato da un non certificato è nullo?
Non è nullo in senso giuridico, ma è debole. In un contraddittorio — con una compagnia, un collaudatore o un consulente di controparte — la prima domanda che riceve chi ha eseguito il rilievo riguarda la sua qualificazione. Senza certificazione, la discussione si sposta dai fatti alle credenziali di chi li ha rilevati.
La certificazione scade?
Sì, la certificazione ha una validità temporale definita e va rinnovata secondo le regole dell'organismo che l'ha rilasciata, con verifica del mantenimento dei requisiti. Un certificato scaduto vale quanto nessun certificato: chiedi sempre la data di validità.
Perché contano anche le competenze ingegneristiche, oltre alla certificazione?
Perché la termografia dice dov'è l'anomalia, non perché c'è. Interpretare un ponte termicoPonte termicoDiscontinuità geometrica o materica dell'involucro edilizio in cui la resistenza termica è localmente ridotta. Si manifesta con dispersione, superfici più fredde all'interno e rischio di condensa e muffa. La termografia lo rende…, capire se un surriscaldamento dipende da un serraggio o da un dimensionamento sbagliato, quantificare un danno: questo richiede competenza tecnica sull'oggetto, non solo sulla termocamera.
Chi firma i vostri report?
I rilievi sono eseguiti e i rapporti firmati da un operatore termografico certificato di 2° livello UNI EN ISO 9712, ingegnere, iscritto all'Ordine degli Ingegneri di Torino e all'Albo CTU e Periti del Tribunale di Ivrea.
Report termografico: cosa deve contenere, e quando il rilievo è da buttare
Cosa deve contenere un report termografico?
In sintesi: identificazione dell'oggetto e del punto di misura, dati dello strumento e stato della taratura, parametri di misura impostati (emissivitàEmissivitàRapporto fra la radiazione emessa da una superficie reale e quella emessa da un corpo nero alla stessa temperatura. Varia con materiale, finitura e angolo di vista: impostarla male è la prima causa di misure sbagliate. Rame lucido e…, temperatura riflessa apparenteTemperatura apparenteValore letto dallo strumento senza correzione dei parametri di misura. La temperatura reale si ottiene correggendo per emissività del materiale, temperatura apparente riflessa dell'ambiente, distanza, umidità e trasmittanza atmosferica., distanza, trasmittanza di eventuali mezzi interposti), condizioni ambientali e stato di esercizio dell'oggetto al momento del rilievo, immagine IR e immagine in luce visibile dello stesso punto, criterio di giudizio dichiarato, classificazione dell'anomalia, azione raccomandata con orizzonte temporale, identificazione e qualifica di chi ha eseguito il rilievo e di chi ha refertato. Le norme che prescrivono un rapporto di prova sono UNI EN 16714-1:2016 (punto 9), ISO 18434-1:2008 (punto 16) per le macchine e UNI EN ISO 6781-1:2023 (punto 19) per gli edifici.
Esiste una norma italiana specifica sul contenuto del report termografico?
Non esiste una norma nazionale italiana che prescriva da sola il contenuto del rapporto. La norma italiana dedicata alla termografia è la UNI 11867:2022, «Prove non distruttive - Indicazioni generali per il corretto utilizzo della termografia all'infrarosso», pubblicata il 7 luglio 2022: è un documento di indirizzo che richiama e integra le norme esistenti, non un modello di report. Il contenuto del rapporto è prescritto dalle norme europee e internazionali recepite in Italia: UNI EN 16714-1:2016, UNI EN ISO 6781-1:2023 e, per il monitoraggio delle macchine, ISO 18434-1:2008.
Un report senza emissività e temperatura riflessa è valido?
Non è verificabile, e un dato non verificabile non è un dato. La temperatura che leggi su un termogramma è il risultato di un calcolo che parte dai parametri impostati nella termocamera: cambiando emissività o temperatura riflessa apparente cambia il numero, a parità di scena. Se il report non dichiara quei valori, nessun terzo può rifare il conto né confrontare il rilievo con quello dell'anno prima. ISO 18434-1:2008 dedica il punto 12 e l'Annex A (normativo) proprio alla determinazione in campo di temperatura riflessa apparente ed emissività; UNI EN ISO 6781-1:2023 ha un Annex B normativo di identico oggetto.
Quando una termografia non è attendibile?
Quando le condizioni del rilievo non permettono al calore di manifestarsi o falsano la radiazione raccolta: oggetto scarico o fermo, irraggiamento solare recente sulla superficie, transitorio termico in corso, vento o ventilazione forzata che raffredda il punto caldo, superficie molto riflettente (metallo lucido), angolo di ripresa eccessivo, componente dentro un carter chiuso, vetro interposto, distanza eccessiva rispetto alla risoluzione di misura dello strumento. ISO 18434-1:2008, al punto 10, chiede esplicitamente che le ispezioni siano eseguite quando le condizioni ambientali e fisiche — sole, vento, condizioni della superficie e dell'atmosfera — sono favorevoli all'acquisizione di dati accurati, e che le condizioni di esercizio siano ripetibili.
Perché serve anche la foto in luce visibile accanto al termogramma?
Perché il termogramma da solo non identifica l'oggetto. Una macchia calda su una mappa di colori non dice quale morsetto, quale fase, quale trave, quale tubazione: senza l'immagine visibile appaiata, chi legge non può tornare sul punto per intervenire né ripetere la misura nella campagna successiva. È anche l'unico modo per distinguere un difetto reale da un artefatto: molte anomalie apparenti si spiegano guardando cosa c'è davvero in quel punto — una vernice diversa, una superficie lucida, un riflesso.
Cosa significa che la scala automatica inganna?
Le termocamere impostano di default i limiti della scala colori (level e span) sui valori minimo e massimo presenti nell'inquadratura. Il risultato è che ogni immagine viene ricontrastata su sé stessa: una differenza di 0,4 °C su una parete uniforme appare drammatica quanto una di 60 °C su un morsetto in fusione, e due termogrammi dello stesso oggetto in date diverse non sono confrontabili. Per la lettura si usa la scala automatica come primo colpo d'occhio; per il report si fissa la scala manualmente e la si dichiara, altrimenti il colore non significa nulla.
Cosa vuol dire palette ironbow e quando si usa?
È la tavolozza che va dal nero al blu, magenta, arancio, giallo fino al bianco. La UNI EN ISO 6781-1:2023 la definisce formalmente (punto 3.2.10) indicandone la ragione d'uso: è la palette che dà il contrasto migliore, in particolare su bordi e forme. Si usa come default per la presentazione delle anomalie; la scala di grigi si preferisce quando servono dettaglio geometrico e riconoscimento della struttura, la rainbow quando si vuole enfatizzare gradienti sottili, al prezzo di introdurre soglie di colore che il dato non contiene.
Chi deve firmare il report termografico?
Chi esegue il rilievo e chi lo referta devono essere identificati e qualificati, e le due figure possono non coincidere. Nel settore delle prove non distruttive il riferimento è la UNI EN ISO 9712 (metodo TT, termografia), richiamata come riferimento normativo dalla stessa EN 16714-1:2016; per il monitoraggio delle condizioni delle macchine il riferimento è la ISO 18436-7; per la termografia degli edifici esiste una parte dedicata, la ISO 6781-3:2015, sulle qualifiche di operatori, analisti dei dati e redattori del rapporto. È un tema a sé, che merita una trattazione separata.
Termografia certificata UNI EN ISO 9712
Che cos'è la termografia a infrarossi?
È una tecnica di indagine non distruttiva che misura la radiazione infrarossa emessa da un corpo e la traduce in un'immagine termica. Permette di individuare surriscaldamenti, dispersioni, infiltrazioni e difetti senza smontare né demolire nulla, e senza interrompere il funzionamento dell'impianto.
Serve un tecnico certificato per una termografia valida?
Per un rilievo che debba avere valore documentale — verifica periodica, polizza, collaudo, contenzioso — sì. La qualificazione del personale addetto alle prove non distruttive è definita dalla norma UNI EN ISO 9712, che stabilisce livelli e settori di certificazione. Un'immagine termica scattata da chi non è certificato resta una fotografia, non una misura.
In quali zone operate?
Milano, Torino, Monza e Brianza, Como, Novara e Aosta, con interventi in Lombardia, Piemonte e Valle d'Aosta. Per impianti industriali e data center valutiamo anche interventi fuori area: scrivici indicando dove si trova l'impianto.
Bisogna fermare l'impianto per fare la termografia?
No, ed è proprio questo il vantaggio del metodo: la termografia elettrica e industriale si esegue con l'impianto in esercizio e sotto carico, perché è il carico a rendere visibili le anomalie. Un impianto spento non mostra i difetti che stiamo cercando.
Che cosa consegnate a fine intervento?
Un report termografico con i termogrammi commentati, la scala di temperatura, i dati del rilievo (strumentazione, emissività adottata, condizioni ambientali), la classificazione delle anomalie riscontrate e le indicazioni operative. È il documento che serve per il registro dei controlli, per l'assicurazione o per un collaudo.
Quanto costa un'indagine termografica?
Dipende dall'estensione e dalla complessità: il numero di quadri o di campi fotovoltaici da controllare, l'accessibilità, la necessità di operare in orari particolari e il tipo di report richiesto. Descrivici l'impianto e ti diamo un preventivo puntuale, non una cifra a caso.
Termografia e modello OT23 INAIL: come ottenere la riduzione del premio
La termografia da sola basta per ottenere la riduzione OT23?
No, e questo è il punto che fa respingere più domande. L'intervento richiede due cose: l'analisi termografica dell'impianto elettrico e l'attuazione delle conseguenti azioni correttive. Un report che segnala anomalie senza prova di averle risolte non dimostra il miglioramento delle condizioni di sicurezza.
Chi deve eseguire l'analisi termografica per l'OT23?
L'INAIL chiede documentazione probante. Un rilievo eseguito da operatore certificato UNI EN ISO 9712, con report firmato che riporta strumentazione, condizioni del rilievo e classificazione delle anomalie, è documentazione difendibile; un'immagine termica senza dati di misura non lo è.
Quanto vale in euro la riduzione?
Dipende dalla dimensione aziendale: la percentuale di riduzione del tasso medio di tariffa cresce al diminuire del numero di lavoratori-anno, e nelle aziende più piccole può arrivare fino al 28%. Su un premio annuo di qualche decina di migliaia di euro, l'indagine termografica si ripaga ampiamente.
Quando va fatta la termografia rispetto alla domanda?
L'intervento deve essere realizzato nell'anno solare a cui la domanda si riferisce, e la domanda si presenta l'anno successivo entro la scadenza fissata da INAIL. In pratica: se vuoi la riduzione, la termografia va programmata entro dicembre, non a ridosso della scadenza.
Che documenti devo conservare?
Il report termografico firmato con data, l'evidenza delle azioni correttive eseguite (ordini di lavoro, rapporti di intervento, fotografie del ripristino) e, dove utile, un rilievo di verifica successivo che mostri l'anomalia rientrata. La documentazione va conservata e resa disponibile in caso di controllo.
Vale anche se la termografia l'ha fatta il manutentore dell'impianto?
Conta la qualificazione di chi esegue e la qualità della documentazione, non la qualifica dell'azienda. Se il manutentore ha un operatore certificato 9712 e produce un report completo, va bene. Se consegna quattro immagini colorate senza dati di rilievo, il documento è debole.
Termografia, prevenzione incendi e polizza assicurativa: cosa chiede davvero chi valuta il rischio
La termografia dà diritto a uno sconto sulla polizza incendio?
Non esiste, per quanto risulta da fonti pubbliche verificabili, uno sconto di premio codificato e standardizzato legato alla termografia. Quello che esiste è un effetto documentale: un rilievo periodico firmato da operatore certificato, con anomalie classificate e azioni correttive chiuse, è materiale che entra nella valutazione del rischio e nella trattativa. Chi promette una percentuale garantita sta promettendo una cosa che non può controllare.
Ogni quanto va ripetuta la termografia su un capannone industriale?
In Italia non esiste un obbligo generale di periodicità per la termografia dell'impianto elettrico. La cadenza annuale è la prassi più diffusa e coincide con quanto prevede lo standard statunitense NFPA 70B nell'edizione 2023, che non è però vincolante nel nostro ordinamento. Su impianti critici, molto caricati o con storico di anomalie, la cadenza si accorcia.
Che differenza c'è fra la termografia e le verifiche di legge dell'impianto elettrico?
Sono cose diverse e non si sostituiscono. Le verifiche periodiche dell'impianto di messa a terra e delle protezioni contro le scariche atmosferiche sono un obbligo del datore di lavoro secondo il DPR 462/01, con cadenza biennale o quinquennale a seconda del luogo. La termografia non è una verifica di conformità: è un'indagine sullo stato termico dell'impianto in esercizio, che intercetta difetti che nessuna verifica documentale vede.
Perché l'assicuratore dovrebbe interessarsi a un report termografico?
Perché le polizze incendio contengono tipicamente esclusioni per i danni da fenomeno elettrico riconducibili a usura o carenza di manutenzione, e obblighi di comunicazione dell'aggravamento del rischio ai sensi dell'art. 1898 del Codice Civile. Un fascicolo di rilievi periodici con azioni correttive tracciate è la prova documentale che quella carenza non c'è.
Il report deve essere firmato da un certificato UNI EN ISO 9712?
Nessuna norma generale lo impone per la termografia elettrica. Ma la qualifica di chi rileva è parte della forza probatoria del documento: un report firmato da operatore di 2° livello certificato UNI EN ISO 9712, con strumentazione, emissività, carico e condizioni dichiarate, regge il contraddittorio con un perito. Quattro immagini colorate senza dati di misura no.
Cosa succede se il report segnala anomalie e non le risolvo?
È lo scenario peggiore dei tre possibili. Non fare la termografia lascia un'incertezza; farla e chiudere le anomalie costruisce evidenza; farla e archiviare il report senza intervenire produce un documento datato in cui l'azienda dichiara per iscritto di conoscere un difetto e di non averlo trattato. Il rilievo va sempre pianificato insieme alla capacità di intervenire.
La termografia vede i difetti dentro un quadro chiuso?
Solo se il calore raggiunge una superficie che la termocamera può inquadrare. Un difetto dentro un carter metallico chiuso o dietro una pannellatura non ispezionabile può non produrre alcuna firma rilevabile dall'esterno. Per questo il rilievo si esegue attraverso finestre a infrarossi installate stabilmente, oppure aprendo il quadro in esercizio: quest'ultima è a tutti gli effetti un'attività su impianto elettrico ai sensi della CEI 11-27 e del Titolo III Capo III del D.Lgs 81/08, con personale qualificato dal datore di lavoro, DPI e procedura scritta. Non è un'operazione che si improvvisa per fare una fotografia.
