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ΔT e classificazione delle anomalie termografiche: dal termogramma alla priorità di intervento

Schema delle due scale ΔT usate per classificare le anomalie termografiche negli impianti elettrici
Schema delle due scale ΔT usate per classificare le anomalie termografiche negli impianti elettrici

Il ΔTDelta TDifferenza fra la temperatura del punto in esame e quella di un riferimento: un componente identico nelle stesse condizioni, oppure l'ambiente. La gravità di un'anomalia si valuta sul delta T, non sul valore assoluto, perché è il delta… è la differenza fra la temperatura del punto sospetto e quella di un riferimento, e serve a trasformare un termogrammaTermogrammaImmagine in falsi colori in cui a ogni pixel corrisponde una temperatura apparente della superficie. Senza scala di temperatura e senza i parametri di misura un termogramma non è un dato: è un'illustrazione. in una priorità di intervento — ma solo se dichiari due cose: quale riferimento hai usato e a quale carico hai misurato. Esistono infatti due scale ΔT distinte, con soglie diverse di un fattore che arriva a tre, e un difetto ispezionato a un quarto del carico dissipa un sedicesimo della potenza che dissiperebbe a pieno carico, presentandosi molto più mite di quanto sia. Confondere le due scale o ignorare il carico rende la classificazione priva di valore, per quanto ordinata sia la tabella che la contiene.

Che cosa misura davvero il ΔT

Un termogramma restituisce una distribuzione di radiazione infrarossa convertita in temperature apparenti. Il valore assoluto di quelle temperature dipende da emissivitàEmissivitàRapporto fra la radiazione emessa da una superficie reale e quella emessa da un corpo nero alla stessa temperatura. Varia con materiale, finitura e angolo di vista: impostarla male è la prima causa di misure sbagliate. Rame lucido e…, temperatura riflessa, distanza, atmosfera, angolo di ripresa e taratura dello strumento: è la grandezza più fragile che una termocamera produca.

Il ΔT nasce esattamente per aggirare questa fragilità. Se confronti due punti nella stessa immagine, ripresi con lo stesso strumento, alla stessa distanza, con la stessa impostazione di emissività, gran parte degli errori sistematici si elidono. Quello che resta è la differenza reale, ed è su quella differenza che si può ragionare.

Il ΔT quindi non è una temperatura: è un indicatore di squilibrio. E come ogni indicatore di squilibrio, ha senso solo rispetto a un termine di paragone dichiarato.

Le due scale: il punto che quasi nessuno separa

Il termine di paragone può essere di due tipi, e sono profondamente diversi.

ΔT rispetto a un componente simile in pari carico. Confronti il morsetto caldo con il morsetto omologo della fase adiacente, o con lo stesso morsetto di una partenza gemella che porta la stessa corrente. Le variabili comuni — corrente, aria, geometria, materiale, emissività, distanza — si annullano quasi tutte. Ciò che rimane è attribuibile al difetto. È il confronto più selettivo che la termografia elettrica possa fare, e per questo le soglie sono basse.

ΔT rispetto all'aria ambiente. Confronti la temperatura del componente con quella dell'aria del locale. Qui non si annulla nulla: la lettura contiene il riscaldamento fisiologico del componente in esercizio, sommato all'eventuale contributo del difetto. È un confronto molto meno selettivo, si usa quando un gemello non esiste (un componente unico, una partenza senza omologhi, un carico squilibrato per progetto) e per questo le soglie sono molto più alte.

La conseguenza pratica. La stessa cifra cambia gravità a seconda della scala. Un ΔT 8 °C misurato rispetto alla fase gemella in pari carico è un difetto probabile, da riparare alla prima fermata utile. Lo stesso ΔT 8 °C misurato rispetto all'aria ambiente ricade in classe informativa e si approfondisce al ciclo di verifica successivo. Applicare le soglie sbagliate significa, nel primo caso, archiviare un'anomalia che va riparata.

Confronto fra le due scale ΔT: riferimento su componente gemello in pari carico e riferimento sull'aria ambiente
Confronto fra le due scale ΔT: riferimento su componente gemello in pari carico e riferimento sull'aria ambiente

Scala A — ΔT rispetto a un componente simile in pari carico

riferimento: componente omologo condizione: stesso carico
ΔT misurato Classe Interpretazione Azione Tempistica
1–3 °C informativa Possibile difetto Approfondire: ripetere la lettura, verificare serraggio ed emissività Al ciclo di verifica successivo
4–15 °C attenzione Difetto probabile Riparare Alla prima fermata utile programmata
> 15 °C critica Discrepanza grave Riparare Immediata

Fonte dei valori numerici: tabella 100.18 delle specifiche ANSI/NETA (Acceptance Testing Specifications / Maintenance Testing Specifications), colonna «temperature difference between similar components under similar loading». Vedi la sezione sull'attribuzione più sotto.

Si nota subito quanto la scala sia compressa. Tre gradi separano il «non succede niente» dall'«è probabile che ci sia un difetto», quindici gradi dalla riparazione immediata. Non è severità eccessiva: è la conseguenza logica del fatto che, fra due gemelli in pari carico, qualunque differenza stabile è anomala per definizione.

Questa scala impone però una condizione di validità che va verificata, non presunta.

Condizioni perché la Scala A sia applicabile
  • I due componenti devono essere realmente omologhi: stesso tipo, stessa taglia, stessa configurazione di cablaggio, stesso stato superficiale.
  • Devono portare un carico equivalente. Uno squilibrio di corrente fra le fasi produce un ΔT che non è un difetto di contatto: è uno squilibrio di carico, e va diagnosticato come tale con una misura di corrente.
  • Devono essere nella stessa immagine o nelle stesse condizioni di ripresa: stessa distanza, stesso angolo, stessa impostazione di emissività e temperatura riflessa.
  • Devono essere nello stesso regime termico: entrambi a regime, non uno appena rimesso in tensione.

Quando anche una sola di queste condizioni cade, il numero resta leggibile ma la classificazione no. Nel report va scritto quale condizione mancava.

Scala B — ΔT rispetto all'aria ambiente

riferimento: aria ambiente requisito: lettura quantitativa
ΔT misurato Classe Interpretazione Azione Tempistica
1–10 °C informativa Possibile difetto Approfondire e registrare a base dati Al ciclo di verifica successivo
11–20 °C attenzione Difetto probabile Riparare Alla prima fermata utile programmata
21–40 °C attenzione Difetto confermato, evoluzione da sorvegliare Monitorare fino all'esecuzione dell'intervento correttivo Sorveglianza attiva, intervento programmato a breve
> 40 °C critica Discrepanza grave Riparare Immediata

Fonte dei valori numerici: tabella 100.18 delle specifiche ANSI/NETA, colonna «temperature difference based upon comparisons between component and ambient air temperatures».

Due avvertenze che accompagnano la tabella originale e che vengono quasi sempre omesse quando la si ricopia.

La prima: le specifiche di temperatura variano con il tipo esatto di apparecchiatura, e anche all'interno della stessa classe di apparecchiature esistono diverse temperature nominali ammesse. Un componente progettato per lavorare a 105 °C e uno progettato per lavorare a 70 °C non hanno lo stesso margine, a parità di ΔT sull'ambiente. Dove il costruttore dichiara una sovratemperatura ammissibile, quella prevale sulla tabella generica.

La seconda: la Scala B richiede una misura quantitativa affidabile, perché mette in gioco la temperatura assoluta del componente. Se non hai controllato emissività e temperatura riflessa, il numero che confronti con l'aria è affetto da un errore che può facilmente valere più dell'intervallo fra due classi.

Chi prescrive queste soglie: norma, prassi, contratto

Qui va fatta una distinzione che la SERP italiana quasi non fa, e che è la ragione per cui vale la pena leggere questa pagina invece di un'altra.

Le soglie numeriche sopra riportate non sono una norma italiana e non sono di origine europea. Provengono dalla tabella 100.18 delle specifiche pubblicate da NETA (InterNational Electrical Testing Association), associazione nordamericana di aziende indipendenti di collaudo elettrico, nelle sue specifiche ANSI/NETA ATS e MTS. Sono prassi di settore largamente adottata anche fuori dal Nord America, non prescrizione cogente in Italia.

UNI 10824-1:2000 viene citata continuamente nelle pagine italiane come se fosse la norma delle soglie. Non lo è. Il suo titolo è Prove non distruttive — Termografia all'infrarosso — Termini e definizioni: raccoglie in ordine alfabetico le definizioni della tecnica, non contiene una scala di criticità. Risulta inoltre ritirata con sostituzione dal 29 novembre 2016 secondo il catalogo UNI. La norma che ne ha raccolto la materia terminologica è la parte 3 della serie UNI EN 16714 (Prove non distruttive — Prove termografiche), pubblicata nel 2016 e articolata in tre parti: principi generali, apparecchiature, termini e definizioni. La sostituzione con la UNI EN 16714-3:2016 è quella indicata nella scheda di catalogo UNI della norma ritirata.

UNI ISO 18434-1 (Monitoraggio dello stato e diagnostica delle macchine — Termografia — Parte 1: Procedure generali) è la norma che viene più spesso invocata a copertura delle soglie ΔT. Il suo scopo dichiarato è introdurre l'applicazione della termografia a infrarossi al monitoraggio dello stato e alla diagnostica del macchinario, comprese ausiliarie, valvole, macchine elettriche e scambiatori. È una norma di procedura: strumentazione, competenze, condizioni di rilievo, contenuto del rapporto. [DA VERIFICARE] l'assenza di una tabella di soglie ΔT nel testo integrale: il documento è a pagamento e non è stato possibile leggerne il corpo, ma né l'abstract né lo scopo pubblicati lasciano intendere la presenza di criteri numerici di accettazione.

Ne discende la sola formulazione difendibile in un report:

Come va dichiarato il criterio nel rapporto. La scala di classificazione adottata non è imposta da una norma italiana. È un criterio di valutazione che il tecnico dichiara, motiva e — idealmente — concorda con il committente prima del rilievo. Nel rapporto va scritto: quale scala è stata usata (A o B), da dove provengono le soglie, e quali eventuali limiti del costruttore o requisiti contrattuali prevalgono su di esse. Presentare la tabella NETA come «norma» è scorretto; usarla dichiarandone l'origine è prassi corretta e verificabile.

Il carico: la variabile che invalida tutto

È la lacuna tecnica più grave della divulgazione italiana sul ΔT, ed è la ragione per cui questa sezione esiste.

Un difetto di contatto — un morsetto allentato, una superficie ossidata, una connessione sottodimensionata — si comporta come una resistenza parassita R inserita in serie al circuito. La potenza che quella resistenza dissipa in calore vale:

P = I² · R

La potenza va con il quadrato della corrente. Non con la corrente: con il suo quadrato. Le conseguenze sono brutali.

Carico rispetto al nominale Potenza dissipata sul difetto Fattore di sottostima
100% 1 (riferimento)
50% 0,25
33% ≈ 0,11 ≈ 9×
25% 0,0625 16×
10% 0,01 100×

Valori calcolati direttamente da P = I²R, non misurati.

Un'ispezione eseguita al 25% del carico nominale vede un difetto che dissipa un sedicesimo della potenza che dissiperebbe a pieno carico. Un morsetto che a regime produrrebbe un ΔT ampiamente critico, verificato a un quarto del carico può presentarsi come una macchia tiepida da qualche grado, cioè classificabile come informativa. Il difetto non è più mite: è solo momentaneamente meno alimentato.

Va aggiunta una precisazione che rende il ragionamento onesto. La legge quadratica descrive la potenza dissipata, non direttamente il ΔT. Il ΔT è il prodotto della potenza per la resistenza termica verso l'ambiente, e quella resistenza termica non è costante: al crescere della temperatura, convezione e soprattutto irraggiamento diventano più efficaci nello smaltire calore. Il risultato è che il rapporto reale fra i ΔT è un po' meno estremo del rapporto fra le potenze: il fattore 16 è un limite superiore della sottostima, non il valore esatto. Chi presenta il fattore quadratico come se si applicasse tale e quale al ΔT sta semplificando; chi lo ignora del tutto sta sbagliando molto di più.

Andamento della potenza dissipata su una resistenza di contatto in funzione della corrente, con evidenziata la zona di carico insufficiente al rilievo
Andamento della potenza dissipata su una resistenza di contatto in funzione della corrente, con evidenziata la zona di carico insufficiente al rilievo

Carico minimo perché il rilievo sia valido

Sulle soglie operative le indicazioni disponibili convergono, pur provenendo da fonti diverse e tutte non italiane.

  • Almeno il 40% del carico nominale. È l'indicazione più diffusa nella letteratura tecnica di settore, attribuita a NFPA 70B. [DA VERIFICARE] il riferimento puntuale alla clausola di NFPA 70B che fissa il 40%: la cifra è riportata concordemente da note applicative di costruttori di termocamere, ma non è stata verificata sul testo della norma.
  • Periodi di massimo carico possibile. È la formulazione delle specifiche ANSI/NETA MTS: l'ispezione va condotta quando l'impianto è caricato al massimo che le condizioni di esercizio consentono.
  • Sotto carico adeguato, idealmente il normale carico di esercizio. È la formulazione dello standard dell'Infraspection Institute per l'ispezione a infrarossi di sistemi elettrici e macchine rotanti.

Tutte e tre dicono la stessa cosa in tre modi: la termografia elettrica misura un effetto della corrente, quindi senza corrente significativa non misura nulla di utile.

Cosa fare se il carico non è raggiungibile
  1. Ripianificare il rilievo in una finestra di carico rappresentativa. È la scelta corretta ogni volta che è possibile.
  2. Registrare la corrente effettiva per ciascuna linea rilevata, con pinza amperometrica, allo stesso istante del termogramma. Senza questo dato nessuna normalizzazione è possibile a posteriori.
  3. Eseguire comunque il rilievo — un rilievo a carico basso trova ugualmente i difetti gravi — ma declassare esplicitamente la conclusione e programmare la ripetizione a carico rappresentativo.

Come si normalizza la lettura al carico di riferimento

Quando la corrente al momento della misura è nota, il ΔT letto può essere estrapolato alla corrente di riferimento (nominale o massima di esercizio) con:

ΔTnormalizzato ≈ ΔTmisurato × ( Iriferimento / Imisurata

letto: ΔT 3 °C a 120 A riferimento: 400 A stimato: ≈ 33 °C

Nell'esempio, un ΔT di 3 °C — classe informativa su Scala A — estrapolato da 120 A a 400 A dà circa 33 °C, cioè ampiamente oltre la soglia critica della stessa scala. È lo stesso morsetto, lo stesso termogramma, e due conclusioni opposte.

Limiti della normalizzazione. Non è una misura, è una stima, e va scritta come tale.
  • È una stima per eccesso: come già detto, lo scambio termico migliora al crescere della temperatura, quindi il ΔT reale a pieno carico tende a essere inferiore al valore estrapolato.
  • Presuppone che la resistenza di contatto resti costante con la corrente. Nella realtà molti difetti peggiorano con il ciclaggio termico, quindi in senso opposto la stima può risultare ottimistica.
  • Presuppone che il fenomeno sia resistivo. Un riscaldamento da correnti indotte, da armoniche, da squilibrio di fase o da difetto dielettrico segue leggi diverse e non va normalizzato in questo modo.
  • Non ha alcun senso applicarla a un ΔT rispetto all'aria ambiente senza scomporre la parte fisiologica da quella anomala, perché solo la seconda scala col quadrato della corrente.
Un ΔT normalizzato va sempre riportato accanto al valore misurato e alla corrente rilevata, mai al suo posto.

Cosa scrivere nel report quando il carico era basso

Un rapporto che tace il carico è un rapporto non verificabile: chi lo legge non può sapere se un'assenza di anomalie significa impianto sano o ispezione cieca. La struttura completa del documento è trattata a parte, nella pagina su cosa deve contenere un report termografico; qui interessano solo le voci che riguardano carico e ΔT. Il contenuto minimo, per ciascun punto rilevato, è:

  • corrente misurata al momento del termogramma e corrente di riferimento assunta (nominale della linea o massima di esercizio), con il rapporto percentuale fra le due;
  • ΔT misurato, con indicazione esplicita del riferimento usato — componente omologo (e quale) oppure aria ambiente (e a quale temperatura);
  • scala di classificazione applicata (A o B) e classe risultante;
  • ΔT normalizzato, se calcolato, con la formula e l'avvertenza che si tratta di una stima;
  • dichiarazione di limitazione quando il carico è sotto la soglia di rappresentatività.

Una formulazione utilizzabile per la dichiarazione di limitazione:

Il rilievo è stato eseguito con carico pari al 27% della corrente nominale della linea. In queste condizioni la potenza dissipata da un'eventuale resistenza di contatto è circa un quattordicesimo di quella attesa a carico nominale: le anomalie di entità lieve e media possono non essere rilevabili e le classificazioni riportate sono da considerarsi cautelative per difetto. Si raccomanda la ripetizione del rilievo in condizioni di carico rappresentative.

È una riga che toglie al rapporto ogni pretesa di completezza, e proprio per questo lo rende affidabile.

Qualitativa e quantitativa: perché la distinzione decide quale scala puoi usare

La termografia qualitativa confronta pattern termici. Cerca l'asimmetria: la fase più calda delle altre, il morsetto più caldo del suo gemello, il tratto di sbarra fuori gradiente. Non pretende l'esattezza del valore assoluto, perché l'errore di emissività si applica in modo analogo a entrambi i termini del confronto e in buona parte si elide.

La termografia quantitativa dichiara una temperatura. Per farlo deve controllare emissività della superficie, temperatura riflessa dall'ambiente, distanza di misura, trasmittanza dell'atmosfera e di eventuali finestre o schermi interposti, e deve disporre di uno strumento in taratura valida.

L'implicazione operativa è diretta e viene sistematicamente ignorata:

  • La Scala A (componente simile) è sostenibile con un rilievo qualitativo ben condotto, purché i due termini del confronto siano ripresi nelle stesse condizioni.
  • La Scala B (aria ambiente) è un confronto fra una temperatura assoluta e un'altra temperatura assoluta: richiede un rilievo quantitativo. Applicarla a un rilievo qualitativo produce classificazioni che sembrano rigorose e non lo sono.

Sulle superfici tipiche dei quadri elettrici questo pesa parecchio: metalli nudi e lucidi hanno emissività bassa e riflettono l'ambiente, e la loro temperatura apparenteTemperatura apparenteValore letto dallo strumento senza correzione dei parametri di misura. La temperatura reale si ottiene correggendo per emissività del materiale, temperatura apparente riflessa dell'ambiente, distanza, umidità e trasmittanza atmosferica. può essere molto lontana da quella reale. È il motivo per cui, su rame o alluminio non trattati, il confronto con un gemello è quasi sempre più affidabile del confronto con l'aria.

Dalla classe alla priorità di intervento

La classe di criticità è un attributo del termogramma. La priorità di intervento è una decisione di manutenzione, e la classe da sola non la determina. I fattori che la modificano:

  • conseguenza del guasto: la stessa classe su un'utenza ausiliaria e su un'alimentazione di processo non genera la stessa urgenza;
  • accessibilità e finestra di fermata: un intervento eseguibile solo a impianto fermo va incastrato nella prima finestra utile, e questo può giustificare l'anticipo di un'azione di classe attenzione;
  • rappresentatività del carico al momento del rilievo: una classe informativa ottenuta al 20% del carico non è una classe informativa, è un dato non concludente;
  • tendenza storica: un ΔT stabile da tre campagne e un ΔT che è raddoppiato dall'ultima verifica meritano trattamenti diversi anche a parità di classe. È la ragione per cui i valori vanno archiviati con corrente e riferimento, non solo come immagini;
  • prescrizioni del costruttore o requisiti contrattuali, che prevalgono sempre sulla tabella generica.
I limiti del criterio ΔT
  • Non vede ciò che non scalda. Un difetto dielettrico incipiente o un cedimento meccanico senza dissipazione possono non produrre alcun ΔT.
  • Non vede attraverso gli involucri. Un difetto interno a un componente chiuso si manifesta in superficie molto attenuato e ritardato; l'assenza di ΔT sull'involucro non è prova di integrità interna.
  • È sensibile alle correnti d'aria. Ventilazione forzata o convezione naturale possono raffreddare selettivamente un punto e appiattire il ΔT.
  • Non distingue la causa. Un ΔT fra fasi può essere un contatto degradato, uno squilibrio di carico, una sezione insufficiente o un'armonica: il termogramma segnala dove, non perché. La diagnosi richiede la misura elettrica.
  • È una fotografia di un istante. Carichi ciclici o intermittenti richiedono di scegliere la finestra di rilievo, non di accettare quella disponibile.

In sintesi operativa

Perché un ΔT valga qualcosa servono cinque informazioni, e nessuna è facoltativa: quanto (il valore), rispetto a cosa (componente omologo o aria ambiente), a quale carico (corrente misurata e nominale), con quale scala (A o B, con la fonte dichiarata) e con quali limitazioni (condizioni di validità mancanti, carico non rappresentativo, natura qualitativa del rilievo).

Un rapporto che le contiene tutte e cinque si può discutere, contestare e riverificare. Un rapporto che ne contiene una sola — il numero — è un'immagine colorata con una didascalia.

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Domande frequenti

Che cos'è il ΔT in termografia?

È la differenza di temperatura fra il punto sospetto e un riferimento. Il riferimento però non è unico: può essere un componente identico che porta lo stesso carico (per esempio la fase adiacente), oppure l'aria ambiente. Le due letture producono numeri diversi e si classificano con soglie diverse. Un ΔT senza il riferimento dichiarato è un numero privo di significato.

Perché le soglie ΔT rispetto a un componente simile sono molto più basse di quelle rispetto all'ambiente?

Perché il confronto fra due componenti gemelli in pari carico elimina quasi tutte le variabili comuni: stessa corrente, stessa aria, stessa geometria, stessa emissività. Ciò che resta è quasi solo il difetto. Il confronto con l'aria ambiente, invece, include anche il riscaldamento normale del componente, quindi parte da un valore di base molto più alto ed è intrinsecamente più grossolano.

Le soglie ΔT più citate sono una norma italiana?

No. La scala numerica che circola nella quasi totalità delle pagine italiane corrisponde alla tabella 100.18 delle specifiche ANSI/NETA, un'associazione nordamericana di aziende di collaudo elettrico. È prassi di settore ampiamente adottata, non norma cogente in Italia. Va citata per quello che è, e va concordata con il committente prima del rilievo.

Qual è il carico minimo perché una verifica termografica sia valida?

L'indicazione più diffusa è almeno il 40% del carico nominale, attribuita a NFPA 70B; le specifiche ANSI/NETA chiedono di operare nei periodi di massimo carico possibile. Sotto quella soglia l'anomalia esiste ma è troppo fredda per essere classificata in modo affidabile: il rilievo va comunque documentato, dichiarando il carico e declassando la conclusione.

Perché un'ispezione al 25% del carico sottostima così tanto l'anomalia?

Perché la potenza dissipata su una resistenza di contatto vale I²R: dimezzando la corrente la potenza scende a un quarto, a un quarto della corrente scende a un sedicesimo. Un difetto che a pieno carico produrrebbe una sovratemperatura vistosa, al 25% del carico può apparire come una macchia tiepida sotto la soglia di attenzione.

Si può correggere un ΔT misurato a carico ridotto?

Si può stimare, non misurare. La normalizzazione moltiplica il ΔT letto per il quadrato del rapporto fra corrente di riferimento e corrente misurata. È una stima per eccesso, perché lo scambio termico con l'ambiente migliora al crescere della temperatura: il valore reale a pieno carico è di norma inferiore all'estrapolazione quadratica. Va presentata come stima, mai come misura.

Che differenza c'è fra termografia qualitativa e quantitativa?

La qualitativa individua e confronta pattern termici senza pretendere l'esattezza del valore assoluto: è quella che sostiene il confronto fra componenti gemelli. La quantitativa dichiara una temperatura assoluta e richiede il controllo di emissività, temperatura riflessa, distanza, trasmittanza dell'atmosfera e di eventuali schermi. Le soglie rispetto all'aria ambiente richiedono un approccio quantitativo; usarle su un rilievo qualitativo è un errore metodologico.

Un ΔT basso significa che il componente è a posto?

No. Significa soltanto che, in quelle condizioni di carico e con quel riferimento, non è emerso uno squilibrio termico. Un guasto incipiente in un componente poco caricato, un difetto interno schermato da un involucro, o una superficie riflettente possono produrre un ΔT vicino a zero su un componente tutt'altro che sano.

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