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Strumento

Calcolatore di emissività e temperatura apparente riflessa

Inserisci la temperatura letta a display e i parametri impostati sulla termocamera — emissività e temperatura apparente riflessa — poi quelli reali della superficie: lo strumento ricostruisce la temperatura dell'oggetto, dice quanta parte del segnale non viene dall'oggetto ma dall'ambiente riflesso, e mostra di quanto cambia il risultato al variare dell'emissività.

Devi misurare una superficie a bassa emissività? Parlane con un tecnico
Strumento di calcolo dell'emissività: il segnale che arriva alla termocamera come somma della radiazione emessa dall'oggetto e di quella dell'ambiente riflessa dalla superficie

L'errore più frequente della termografia quantitativa non è un errore di strumento: è un parametro lasciato al valore di comodo. L'emissivitàEmissivitàRapporto fra la radiazione emessa da una superficie reale e quella emessa da un corpo nero alla stessa temperatura. Varia con materiale, finitura e angolo di vista: impostarla male è la prima causa di misure sbagliate. Rame lucido e… a 0,95 — il default con cui quasi tutte le termocamere escono di fabbrica — è ragionevole su un intonaco e priva di senso su una barra di rame, su un profilo di alluminio o su una lamiera inox, dove l'emissività reale sta fra 0,02 e 0,18. In quel regime la gran parte del segnale che arriva al sensore non è emessa dall'oggetto: è radiazione dell'ambiente riflessa dalla sua superficie. La termocamera non se ne accorge e non segnala nulla: mostra semplicemente un altro numero, quasi sempre molto più basso di quello vero. Questo strumento quantifica lo scarto: ricostruisce la temperatura dell'oggetto a partire dai parametri che dichiari, e mostra quanto pesa un errore di emissività su quella specifica superficie.

1 · La lettura e i parametri impostati sulla termocamera

Sono i valori che erano scritti nei parametri della termocamera quando hai scattato il termogrammaTermogrammaImmagine in falsi colori in cui a ogni pixel corrisponde una temperatura apparente della superficie. Senza scala di temperatura e senza i parametri di misura un termogramma non è un dato: è un'illustrazione., non quelli che avresti dovuto usare. Se non li hai annotati, il numero letto non è ricostruibile: è la ragione per cui vanno verbalizzati nel rapporto.

2 · La superficie reale

Valori indicativi, ricavati dalla tabella dell'articolo di questo sito che incrocia cinque fonti. Dipendono da stato superficiale, ossidazione, angolo di ripresa e banda spettrale dello strumento: dove l'intervallo è largo, il valore va misurato, non scelto.

Due valori indicativi e modificabili, non costanti fisiche. L'incertezza su ε è quanto pensi di poter sbagliare nel determinarla: 0,05 è un ordine ragionevole su un intonaco, su un metallo lucido persino 0,01 è troppo. L'accuratezza è il dato di catalogo del tuo strumento, dichiarato tipicamente intorno a ±2 °C o ±2% della lettura: leggilo sulla scheda tecnica.

3 · Temperatura apparente riflessa reale

Metodo del riflettore diffuso: foglio di alluminio stropicciato e ridisteso su supporto rigido, posto davanti alla superficie e sullo stesso piano, alla stessa distanza e con lo stesso angolo di vista; emissività della termocamera a 1,0 e distanza a 0. Tre letture, e si usa la media.

Il pulsante ricalcola come se il rilievo fosse stato eseguito con i parametri corretti: l'esito torna a coincidere con la lettura, ed è la verifica che il modello sta facendo quello che dichiara.

Esito

Inserisci i dati.

Riflettività della superficie ρ = 1 − ε
Quota del segnale non emessa dall'oggetto
Fattore di amplificazione (1 − ε) / ε
Salto termico T oggetto − T riflessa
Incertezza propagata da ±0,05 su ε
Scarto rispetto alla temperatura letta
Temperatura dell'oggetto ricostruita
Scarto fra temperatura ricostruita e temperatura letta, al variare dell'emissività reale della superficie. La fascia ocra è la zona in cui la misura va dichiarata a incertezza degradata (ε < 0,5), quella rossa la zona in cui non è praticabile con i metodi di campo (ε < 0,2).

Nota: il calcolo assume superficie opaca (ρ = 1 − ε, trasmittanza nulla), riflessione diffusa, atmosfera trasparente e radianza proporzionale alla quarta potenza della temperatura assoluta. Non modella trasmittanza di vetri e finestrelle IR, attenuazione atmosferica su lunghe distanze né errori geometrici di risoluzione, che si trattano con il calcolatore di IFOV e NETD.

Sensibilità: quanto cambia il risultato se l'emissività reale è diversa

ε realeρ = 1 − εT oggetto ricostruitaScarto sulla letturaEsito
A parità di lettura a display e di parametri impostati sulla termocamera. La riga evidenziata è il valore di emissività che hai inserito. «Non recuperabile» significa che con quell'emissività il termine riflesso da solo supera il segnale raccolto: nessun valore di temperatura è ricavabile per calcolo.

Come si legge l'esitosu

Il semaforo non giudica lo strumento né l'operatore: dice quanto vale il risultato che hai appena ottenuto, in funzione di due grandezze che agiscono insieme — l'emissività reale della superficie e il salto fra la temperatura dell'oggetto e quella apparente riflessa.

  • Verde — misura quantitativa. L'incertezza che l'errore assunto su ε propaga sulla temperatura sta dentro l'accuratezza dichiarata dello strumento. Il numero è un dato, a condizione che le altre condizioni di rilievo (angolo, distanza, dimensione del bersaglio, stazionarietà) siano rispettate.
  • Ocra — stima a incertezza degradata. L'errore propagato supera l'accuratezza dello strumento, oppure l'emissività reale è sotto 0,5. Il valore conserva un significato indicativo e un valore comparativo fra punti omologhi, ma non va scritto in un rapporto come temperatura misurata senza dichiarare l'incertezza.
  • Rosso — non praticabile per calcolo. L'emissività è sotto 0,2, o l'errore propagato è fuori scala, o l'inversione non ha soluzione fisica perché il termine riflesso da solo supera il segnale raccolto. Qui non esiste un valore di emissività «giusto» da cercare: va cambiata la superficie di misura — nastro o vernice ad alta emissività applicati sul punto di controllo, oppure un elemento adiacente in porcellana, gomma o verniciato — o l'angolo di ripresa, per allontanare dal campo di vista la sorgente riflessa.

Il numero che spiega tutto è il fattore di amplificazione (1 − ε)/ε: è il peso del termine riflesso rispetto a quello emesso. Vale 0,11 su un intonaco a 0,90 e 32 su un rame lucido a 0,03, cioè quasi trecento volte tanto. Non cambia l'errore sul parametro: cambia la sensibilità della misura a quel parametro.

ε 0,90 → fattore 0,11ε 0,50 → fattore 1,00ε 0,16 → fattore 5,25ε 0,03 → fattore 32,3

Le formule usatesu

Il calcolo lavora sulle radianze, non sulle temperature, e le somma: le temperature non si sommano, le potenze radianti sì. Con la legge di Stefan-Boltzmann integrale la radianza di un corpo nero vale L(T) = σ·T⁴, con T in kelvin (T[K] = T[°C] + 273,15). Poiché σ compare in tutti i termini, si semplifica: nel motore di calcolo tutte le radianze sono espresse in unità di σ, cioè come T⁴.

Passaggio 1 — il bilancio radiativo. Su una superficie opaca, il segnale che raggiunge il sensore è la somma di ciò che l'oggetto emette e di ciò che riflette dell'ambiente:

Ltot = ε · L(Togg) + (1 − ε) · L(Trifl)

Passaggio 2 — si ricostruisce il segnale grezzo. La termocamera ha già applicato i parametri che le avevi impostato per convertire il segnale nel numero che leggi a display. L'operazione si inverte: dalla lettura e dai parametri impostati si risale alla radianza totale effettivamente raccolta.

Ltot = εimp · L(Tletta) + (1 − εimp) · L(Trifl,imp)

Questo passaggio è il cuore del metodo, ed è anche il suo limite: Ltot è ricostruibile solo se i parametri impostati sono noti. Non è un dato che si trova nel termogramma a occhio — sta nei metadati radiometrici del file, se il tuo strumento li salva, o nel tuo verbale di rilievo se li hai annotati.

Passaggio 3 — si inverte con i parametri reali. Nota Ltot, si sottrae il termine riflesso calcolato con la temperatura riflessa reale e si divide per l'emissività reale:

L(Togg) = [ Ltot − (1 − εreale) · L(Trifl,reale) ] ⁄ εreale

Passaggio 4 — si torna alla temperatura.

Togg = ( L / σ )1/4, poi T[°C] = T[K] − 273,15

Se al passaggio 3 la parentesi quadra è negativa o nulla, la lettura non è recuperabile per calcolo: significa che il termine riflesso, con quell'emissività, eccede da solo tutto il segnale raccolto. Non è un difetto dello strumento di calcolo, è la fisica che dichiara che quei parametri sono incompatibili fra loro — di solito perché l'emissività reale è più bassa di quanto ipotizzato o perché la temperatura riflessa è sbagliata.

Grandezze derivate.

ρ = 1 − ε (riflettività, solo per superfici opache) quota riflessa del segnale = (1 − εreale) · L(Trifl,reale) ⁄ Ltot fattore di amplificazione = (1 − ε) ⁄ ε incertezza propagata u ≈ | Togg(ε − Δε) − Togg(ε + Δε) | ⁄ 2

Nell'ultima riga l'estremo inferiore è limitato a ε = 0,01 e l'estremo superiore a ε = 1,00; la derivata di Togg rispetto a ε è fortemente non lineare a bassa emissività, quindi il valore va letto come ordine di grandezza dell'incertezza, non come una barra di errore simmetrica.

Limite dichiarato del modello L'esponente 4 vale sullo spettro totale, non in banda. La legge di Stefan-Boltzmann integra su tutte le lunghezze d'onda. Una termocamera raccoglie una banda limitata — 8-14 µm per gli strumenti a onda lunga usati in edilizia e impianti, 3-5 µm per quelli a onda media — e in banda l'esponente efficace della relazione radianza-temperatura è diverso da 4 e dipende dalla temperatura e dalla banda stessa. Ne segue che i valori calcolati qui sono una stima dell'ordine di grandezza, non la lettura esatta che restituirebbe uno strumento specifico. L'errore residuo di questa approssimazione è tanto più piccolo quanto più Togg e Trifl sono vicine, perché l'esponente efficace cambia poco su un intervallo stretto; cresce sui grandi salti termici. La direzione e la scala dell'errore che lo strumento quantifica, però, non cambiano: sono governate dal fattore (1 − ε)/ε, che non dipende dalla banda.

Da dove viene la temperatura apparente riflessasu

La temperatura apparenteTemperatura apparenteValore letto dallo strumento senza correzione dei parametri di misura. La temperatura reale si ottiene correggendo per emissività del materiale, temperatura apparente riflessa dell'ambiente, distanza, umidità e trasmittanza atmosferica. riflessa non è la temperatura dell'aria e non è la temperatura ambiente letta sul termometro: è la temperatura apparente dell'insieme di ciò che l'oggetto «vede» e rimanda verso l'obiettivo. In un locale tecnico con quadri in esercizio, corpi illuminanti accesi e una parete esposta al sole, può discostarsi di parecchi gradi dall'aria.

Il metodo del riflettore diffuso — quello che alimenta il campo in questa pagina — si esegue in sei passaggi:

  1. Prendi un foglio di alluminio di dimensione sufficiente, stropiccialo e ridistendilo: serve a renderlo un riflettore diffuso anziché speculare, così che rimandi una media dell'ambiente e non l'immagine di una singola sorgente.
  2. Fissalo su un supporto rigido con il lato lucido verso l'esterno, e tienilo per un lembo o su supporto isolante: la mano che compare nel campo di misura altera la lettura.
  3. Posizionalo davanti alla superficie da misurare e sullo stesso piano, alla stessa distanza e con lo stesso angolo di vista.
  4. Imposta l'emissività a 1,0 e la distanza a 0.
  5. Leggi la temperatura apparente del foglio, subito, prima che si scaldi per conduzione dal supporto.
  6. Ripeti tre volte e fai la media. La dispersione fra le tre letture è la prima informazione che hai sulla stabilità dell'ambiente radiativo: se le tre letture divergono di qualche grado, la temperatura riflessa misurata adesso potrebbe non valere più fra dieci minuti.

Quando invece la sorgente riflessa è una sola e identificabile — un corpo illuminante, un forno, il sole attraverso un'apertura — si usa il metodo diretto: si individua la sorgente applicando la legge della riflessione speculare e se ne misura la temperatura apparente con emissività a 1,0. È più rapido ma più fragile: con due o più sorgenti restituisce un valore parziale.

L'ordine non è negoziabile: prima la temperatura riflessa, poi l'emissività. La procedura di determinazione dell'emissività si fonda sul confronto fra la superficie incognita e un emittitore di riferimento a emissività nota — un nastro isolante nero, o una vernice opaca dichiarata — portati alla stessa temperatura, e quel confronto usa il termine riflesso come costante nota. Se Trifl è sbagliata, l'emissività che ricavi ne assorbe l'errore e diventa un numero senza significato fisico, che poi userai su tutta la campagna. La procedura completa, passo per passo, è nell'articolo su come determinare l'emissività di un materiale.

Quando la lettura non è recuperabile per calcolosu

C'è una soglia oltre la quale l'aritmetica non aiuta più, e riconoscerla è più utile che raffinare il calcolo. Succede in tre casi, che lo strumento distingue:

  • L'inversione non ha soluzione. Il termine riflesso supera da solo il segnale raccolto: nessun valore di temperatura è ricavabile. Quasi sempre significa che l'emissività reale è ancora più bassa di quella ipotizzata, o che la temperatura riflessa inserita è troppo alta.
  • L'incertezza propagata esplode. Sulla barra di rame dell'esempio di apertura, sbagliare l'emissività di un solo centesimo — 0,04 invece di 0,03, restando dentro l'intervallo che le tabelle attribuiscono al rame — sposta il risultato di quasi 15 K. Il problema non è trovare il valore giusto: è che in quel regime il risultato è ipersensibile a un parametro che non riesci a conoscere con quella precisione.
  • La superficie cambia sotto di te. Su una superficie a bassa emissività qualunque cosa si muova nel semispazio davanti all'oggetto — l'operatore, un corpo illuminante che si accende, il sole che compare fra le nuvole — cambia la lettura. Un calcolo di correzione fatto su una temperatura riflessa misurata cinque minuti prima è un calcolo su un dato scaduto.

Le contromisure, in ordine di preferenza, sono quelle della manutenzione predittivaManutenzione predittivaStrategia in cui l'intervento è programmato sulla base di misure che rivelano il degrado in corso, come termografia, analisi vibrazionale o analisi degli oli, invece che su intervalli prefissati o a guasto avvenuto. pianificata: misurare un elemento adiacente ad alta emissività (guaina del cavo, isolatore in porcellana, parte verniciata del sezionatore), modificare la superficie nel punto di controllo con un tratto di nastro o una pennellata di vernice opaca applicati in sicurezza a impianto fuori tensione, sfruttare l'ossidazione naturale delle barre in servizio, oppure non misurare ma confrontare fasi omologhe in condizioni identiche, dichiarando il dato come differenziale e non convertendolo in una temperatura assoluta.

Cosa scrivere nel rapportosu

Questa pagina serve a quantificare, non a sanare. Una misura termografica quantitativa è verificabile solo se i parametri sono dichiarati, e sono cinque righe:

  • emissività adottata e come è stata ottenuta — misurata con il metodo del nastro di riferimento, oppure assunta da tabella, dichiarando quale;
  • temperatura apparente riflessa misurata, con il metodo usato (riflettore diffuso o diretto) e il numero di letture mediate;
  • distanza dall'oggetto e umidità relativa impostate;
  • temperatura ambiente e condizioni al contorno (irraggiamento solare, ventilazione, apparecchiature vicine in funzione);
  • angolo di ripresa, se significativamente diverso dalla perpendicolare, e carico dell'impianto per i rilievi elettrici.

È questo insieme che permette a un altro tecnico di ripetere la misura e ottenere lo stesso numero — e, all'occorrenza, di rifare a posteriori il calcolo che questa pagina svolge. La struttura completa del documento è trattata in cosa deve contenere il report termografico.

Riferimenti / Fontisu

  • ASTM E1862-14(2022)Standard Practice for Measuring and Compensating for Reflected Temperature Using Infrared Imaging Radiometers: codifica il metodo del riflettore e il metodo diretto per la temperatura apparente riflessa.
  • ASTM E1933-14(2022)Standard Practice for Measuring and Compensating for Emissivity Using Infrared Imaging Radiometers: procedure per misurare e compensare l'errore dovuto all'emissività, eseguibili in campo con materiali comuni.
  • ISO 18434-1:2008Condition monitoring and diagnostics of machines — Thermography — Part 1: General procedures, il cui Annex A normativo ha per oggetto le misure in campo di temperatura apparente riflessa ed emissività.
  • Tabelle di emissività — FLIR (Emissivity tables, appendice ai manuali utente, con banda spettrale e riferimento bibliografico primario per ogni riga), Testo, Calex Electronics, Transmetra, e Incropera & DeWitt, Fundamentals of Heat and Mass Transfer, Tab. A.11. I valori del selettore e le loro divergenze sono discussi nell'articolo su come determinare l'emissività di un materiale.
  • Legge di Stefan-Boltzmann per il bilancio radiativo in forma integrale, con le limitazioni di banda dichiarate sopra.
  • UNI EN ISO 9712 — qualificazione e certificazione del personale addetto alle prove non distruttive, metodo termografico.

Disclaimer: verifica di primo livello sui valori inseriti. Lo strumento non corregge misure eseguite con parametri sbagliati: ricostruisce una temperatura a partire da parametri che dichiari tu, e il risultato vale quanto valgono quei parametri. Il calcolo usa l'approssimazione a banda larga (radianza ∝ T⁴) e assume superficie opaca, riflessione diffusa e atmosfera trasparente: i valori sono stime dell'ordine di grandezza, non la lettura di uno strumento specifico. Il rimedio corretto a un'emissività sbagliata è impostare i parametri giusti in fase di rilievo e verbalizzarli nel rapporto. Una misura con valore documentale richiede un rilievo firmato da un operatore certificato di 2° livello UNI EN ISO 9712UNI EN ISO 9712Norma che definisce qualificazione e certificazione del personale addetto alle prove non distruttive. Prevede tre livelli: il primo esegue, il secondo imposta, interpreta e firma, il terzo sviluppa procedure e qualifica il personale. La….

Per il metodo completo di determinazione dell'emissività, la tabella con oltre sessanta stati di superficie e i tre valori che circolano sbagliati, vedi come determinare l'emissività di un materiale. Sul limite geometrico della misura — quanto piccolo o lontano può essere il bersaglio — c'è il calcolatore di IFOV e NETD; sulla soglia di gravità di un'anomalia una volta che la temperatura è attendibile, ΔT e classificazione delle anomalie.

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Domande frequenti

Questo strumento corregge una misura fatta male?

No, e la distinzione non è formale. Lo strumento ricostruisce la temperatura dell'oggetto a partire da parametri che dichiari tu: la lettura a display, l'emissività e la temperatura apparente riflessa impostate sulla termocamera al momento dello scatto, e i valori che ritieni corretti. Se quei parametri non li hai annotati, non c'è nulla da ricostruire: il numero letto non è recuperabile a posteriori. Il rimedio corretto è impostare i parametri giusti in fase di rilievo e verbalizzarli nel rapporto; questa pagina serve a quantificare un errore, a rileggere un rilievo di cui conosci le impostazioni e a decidere se una superficie sia misurabile prima di andare in campo.

Perché su una barra di rame lucida la termocamera con emissività 0,95 legge quasi la temperatura ambiente?

Perché con emissività reale intorno a 0,03 la barra emette pochissimo e riflette quasi tutto: il 93% del segnale che arriva al sensore, nell'esempio di barra a 100 °C in ambiente a 25 °C, è radiazione dell'ambiente riflessa dalla superficie. Impostando 0,95 la termocamera attribuisce all'oggetto un segnale che l'oggetto non ha emesso, e restituisce circa 28 °C. Lo strumento riproduce questo caso nei valori di apertura della pagina.

Come si ottiene la temperatura apparente riflessa da inserire?

Con il metodo del riflettore diffuso: un foglio di alluminio stropicciato e ridisteso, fissato su un supporto rigido, posto davanti alla superficie da misurare sullo stesso piano, alla stessa distanza e con lo stesso angolo di vista. Si imposta l'emissività della termocamera a 1,0 e la distanza a 0, si legge la temperatura apparente del foglio, si ripete tre volte e si fa la media. Il campo dedicato in questa pagina accetta le tre letture, calcola la media e la porta direttamente nel parametro di temperatura riflessa reale. La dispersione fra le tre letture è la prima informazione sulla stabilità dell'ambiente radiativo.

Sotto quale emissività la lettura non è più recuperabile per calcolo?

La convenzione prudenziale adottata su queste pagine — non una soglia normata — è che sotto ε ≈ 0,5 la misura quantitativa va dichiarata a incertezza degradata e sotto ε ≈ 0,2 va considerata non praticabile con i metodi di campo. La ragione è che il fattore di amplificazione dell'errore è (1 − ε)/ε: vale 0,11 su un intonaco a 0,90 e 32 su un rame lucido a 0,03. In quel regime il risultato è ipersensibile a un parametro che non riesci a conoscere con la precisione necessaria, e il rimedio non è calcolare meglio: è cambiare superficie di misura (nastro o vernice ad alta emissività, elemento adiacente verniciato o in porcellana) oppure l'angolo di ripresa.

L'esponente 4 vale anche per una termocamera che lavora in banda 8-14 µm?

Non esattamente. Il calcolo qui svolto usa la legge di Stefan-Boltzmann integrale, cioè radianza proporzionale alla quarta potenza della temperatura assoluta, valida sullo spettro totale. Una termocamera raccoglie solo una banda — tipicamente 8-14 µm oppure 3-5 µm — e in banda limitata l'esponente efficace è diverso da 4 e dipende dalla temperatura. L'errore residuo che ne deriva è tanto più piccolo quanto più la temperatura dell'oggetto e quella riflessa sono vicine, ed è comunque un ordine di grandezza sotto l'errore che si sta quantificando. I risultati vanno letti come stima dell'ordine di grandezza, non come la lettura esatta di uno strumento specifico.

Posso usare questo calcolo su un vetro o su una plastica sottile?

No. L'ipotesi ρ = 1 − ε vale per superfici opache: la radiazione o viene emessa o viene riflessa, e nulla attraversa. Vetro, film plastici sottili, alcune ceramiche e i materiali delle finestrelle IR trasmettono in banda, e in quel caso il bilancio ha un terzo termine — la trasmittanza — che qui non è modellato. Il vetro comune, va detto, è opaco in banda 8-14 µm: la termocamera legge la temperatura della superficie del vetro, non di ciò che sta dietro, quindi il problema pratico si sposta su cosa stai misurando davvero.

Le emissività del selettore da dove vengono?

Dalla tabella pubblicata sull'articolo di questo sito dedicato alla determinazione dell'emissività, che incrocia cinque fonti indipendenti (FLIR, Testo, Calex, Transmetra, Incropera & DeWitt) e dichiara per ogni riga lo stato di superficie e, dove disponibile, la banda spettrale di misura. Sono valori indicativi: l'emissività non è una proprietà del materiale ma della superficie, in una certa banda, a una certa temperatura, vista da un certo angolo. Dove l'intervallo di tabella è largo, il valore va determinato sulla superficie reale con il metodo del nastro di riferimento.

I dati inseriti vengono inviati da qualche parte?

No. Tutto il calcolo avviene nel browser, in locale: nessun dato viene trasmesso, registrato o ceduto a terzi. Anche i file scaricabili (PDF, Word, Excel) sono generati sul dispositivo, senza librerie esterne né chiamate di rete.

Vuoi sapere se la termografia risponde al tuo caso?

Descrivici l’impianto o il problema: ti diciamo, senza impegno, se la termografia è il metodo giusto, in quali condizioni va eseguita e cosa otterrai. Se non è il metodo giusto, te lo diciamo prima.

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