
La termografia poggia su due blocchi di fisica: i tre modi in cui il calore si trasmette — conduzione, convezione e irraggiamento — e le leggi che descrivono la radiazione termica emessa da ogni corpo a temperatura superiore allo zero assoluto. Una termocamera non misura il calore: misura la radiazione infrarossa che arriva al sensore, e da quella risale a una temperatura solo se sono noti l'emissivitàEmissivitàRapporto fra la radiazione emessa da una superficie reale e quella emessa da un corpo nero alla stessa temperatura. Varia con materiale, finitura e angolo di vista: impostarla male è la prima causa di misure sbagliate. Rame lucido e… della superficie, la radiazione riflessa dall'ambiente e la trasmittanza dell'aria interposta. Tutto ciò che in campo si chiama «errore di misura» nasce dalla violazione di una di queste tre condizioni.
Questa pagina mette insieme le due metà della teoria — la trasmissione del calore e l'irraggiamento — perché separarle è un errore didattico: l'irraggiamento è uno dei tre modi di trasmissione, ed è l'unico che uno strumento può leggere a distanza. Trovate qui le formule con le costanti aggiornate ai valori ufficiali e i conti svolti passo per passo, perché una legge fisica citata senza un numero verificabile è un ornamento.
I tre modi di trasmissione del calore
Il calore è energia in transito, e transita sempre nella stessa direzione: dal corpo a temperatura maggiore verso quello a temperatura minore, fino all'equilibrio termico. Ciò che cambia da un caso all'altro è il meccanismo con cui quel transito avviene. I meccanismi possibili sono tre, e uno solo di essi è direttamente osservabile con una termocamera.
Conduzione — la legge di Fourier
La conduzione è il trasferimento di energia all'interno di un mezzo materiale, o fra mezzi in contatto, senza spostamento macroscopico di materia: si propaga per urti fra molecole adiacenti e, nei metalli, per migrazione degli elettroni liberi. Richiede contatto fisico e non avviene nel vuoto.
La legge di Fourier, in regime stazionario attraverso una parete piana, si scrive:
q = k · (T₁ − T₂) / s
dove q è la densità di flusso termico in W/m², k la conducibilità termica in W/(m·K), T₁ e T₂ le temperature delle due facce e s lo spessore in metri. L'inverso del rapporto k/s è la resistenza termica dello strato: maggiore la conducibilità, minore la resistenza che il flusso incontra. Il segno negativo della forma differenziale q = −k · dT/dx dice soltanto che il flusso va nel verso in cui la temperatura decresce.
Convezione — la legge di Newton
La convezione è il trasferimento di calore fra una superficie solida e un fluido in movimento. È un fenomeno composto: conduzione fra la superficie e lo strato limite del fluido, più trasporto di massa che allontana il fluido riscaldato e lo sostituisce con fluido più freddo. Si descrive con la legge del raffreddamento di Newton:
q = h · (Tₛ − Tₜ)
dove h è il coefficiente di scambio termico convettivo in W/(m²·K) — in molti testi indicato con α — Ts la temperatura della superficie e Tf quella del fluido indisturbato.
Il coefficiente h non è una proprietà del materiale: dipende dalla geometria, dall'orientamento della superficie e soprattutto dalla velocità del fluido. Se il movimento nasce dalle sole differenze di densità si parla di convezione naturale; se è imposto da un ventilatore o dal vento si parla di convezione forzata, e il coefficiente cresce di un ordine di grandezza. È la ragione fisica per cui un rilievo su facciata eseguito con vento sostenuto restituisce firme termiche compresse: la convezione forzata dilava il gradiente superficiale che si sta cercando di misurare.
Irraggiamento — Maxwell, Hertz, Planck
L'irraggiamento è il trasferimento di energia mediante onde elettromagnetiche, emesse da ogni corpo in conseguenza dei moti vibratori e rotatori delle sue molecole, dei suoi atomi e dei suoi elettroni. È l'unico dei tre meccanismi che non richiede un mezzo materiale: attraversa i solidi trasparenti, i liquidi, i gas e il vuoto. È anche il più veloce, perché avviene alla velocità della luce.
L'argomento che lo rende necessario è classico: un corpo caldo sospeso nel vuoto, senza contatto con nulla e non immerso in alcun fluido, si raffredda ugualmente fino a raggiungere l'equilibrio con le pareti che lo circondano. Né conduzione né convezione possono spiegarlo. Il calore del Sole ci raggiunge esattamente così, attraversando centocinquanta milioni di chilometri di spazio praticamente vuoto.
Le basi teoriche furono poste da James Clerk Maxwell nel 1864, con la previsione che cariche accelerate e correnti variabili nel tempo generano campi elettrici e magnetici che si propagano come onde; Heinrich Hertz ne dimostrò sperimentalmente l'esistenza pochi anni dopo. Max Planck, nel 1900, fornì la legge che descrive quanta energia un corpo emette a ciascuna lunghezza d'onda: da quella legge discendono, per derivazione matematica, sia la legge di Stefan-Boltzmann sia quella di Wien.

In natura i tre meccanismi non si presentano mai isolati: agiscono simultaneamente e in modo interconnesso. Una parete d'edificio conduce calore attraverso i propri strati, lo scambia per convezione con l'aria su entrambe le facce e lo irraggia verso il cielo e verso gli oggetti circostanti, tutto nello stesso istante.
Ma di questi tre, una termocamera può leggere solo l'irraggiamento, e solo quello che parte dallo strato superficiale del bersaglio. Conduzione e convezione non sono osservabili direttamente: si osservano unicamente attraverso l'impronta che lasciano sulla temperatura della superficie. Un difetto profondo produce una firma superficiale attenuata, allargata e ritardata rispetto all'evento che l'ha generata. Da qui la condizione di validità di qualunque indagine termografica: serve un gradiente termico che porti in superficie ciò che accade sotto.
La radiazione termica nello spettro elettromagnetico
Le onde elettromagnetiche hanno tutte la stessa natura e differiscono soltanto per la lunghezza d'onda. La relazione fondamentale, stabilita da Hertz, lega lunghezza d'onda, frequenza e velocità di propagazione:
λ = c / f
dove c è la velocità della luce nel mezzo (nel vuoto vale esattamente 299 792 458 m/s) e f la frequenza. Lunghezza d'onda e frequenza sono dunque inversamente proporzionali.
Le onde elettromagnetiche trasportano energia in pacchetti discreti — i fotoni o quanti di Planck — ciascuno con energia:
e = h · f = h · c / λ
dove h è la costante di Planck, pari a 6,62607015×10⁻³⁴ J·s (valore esatto dal 2019). Poiché h e c sono costanti, l'energia del singolo fotone è inversamente proporzionale alla lunghezza d'onda. Contro l'intuizione comune, ogni singolo fotone ultravioletto è più energetico di un fotone infrarosso: è per questo che l'ultravioletto danneggia la pelle mentre l'infrarosso la riscalda soltanto.

Si chiama radiazione termica la porzione di spettro emessa dalla materia in virtù della propria temperatura. Convenzionalmente occupa l'intervallo fra circa 0,1 e 100 µm, e comprende quindi parte dell'ultravioletto, l'intero visibile e gran parte dell'infrarosso. Anche la luce visibile trasporta calore: un metallo portato a 1000 °C emette abbastanza radiazione visibile da apparire rosso.
L'infrarosso occupa, secondo la norma ISO 20473, l'intervallo da 0,78 µm a 1000 µm, suddiviso in vicino (0,78-3 µm), medio (3-50 µm) e lontano (50-1000 µm). Nella pratica termografica si usa una suddivisione operativa diversa, costruita sulle bande in cui gli strumenti effettivamente lavorano: SWIR, MWIR (3-5 µm) e LWIR (8-14 µm).
Ogni oggetto a temperatura superiore allo zero assoluto — 0 K, pari a −273,15 °C — emette e assorbe radiazione termica in continuo. La temperatura è la misura macroscopica dell'intensità dei moti microscopici: al crescere della temperatura cresce l'emissione. Non esiste in natura un corpo che non irradi.
Perché si lavora nella banda 8-14 µm
La scelta della banda non è convenzionale: è imposta da due vincoli fisici indipendenti che, fortunatamente, puntano nella stessa direzione.
Il primo vincolo è il segnale. Per la legge di Wien, che vedremo fra poco, un corpo a temperatura ordinaria emette il massimo di radiazione proprio intorno agli 8-11 µm. Integrando la legge di Planck su quella banda si ottiene il dato decisivo: una superficie a 20 °C irradia in 8-14 µm circa il 37% di tutta la potenza che emette, contro poco più dell'1% nella banda 3-5 µm. Su bersagli a temperatura ambiente la banda lunga raccoglie trenta volte più energia della banda media.
Il secondo vincolo è l'atmosfera. L'aria non è trasparente all'infrarosso su tutto lo spettro: vapore acqueo e anidride carbonica assorbono fortemente in alcune regioni e ne lasciano libere altre, chiamate finestre atmosferiche. Le due finestre principali utilizzabili sono 3-5 µm e 8-14 µm. All'esterno di esse la radiazione emessa dal bersaglio viene assorbita dall'aria prima di raggiungere lo strumento, e l'aria stessa riemette radiazione propria che si sovrappone al segnale utile.
Il rovescio della medaglia è visibile nella terza cifra: sopra i due-trecento gradi il rapporto si ribalta, perché il picco di emissione si sposta verso le lunghezze d'onda corte. Per bersagli industriali molto caldi — forni, fusioni, estrusioni — la banda media diventa competitiva. Per tutto ciò che sta fra 0 e 150 °C, cioè l'intero campo della termografia edile, elettrica e impiantistica, la banda 8-14 µm non ha alternative sensate. I limiti pratici che ne derivano — cosa una termocamera in questa banda può e non può misurare — sono trattati nella pagina su NETD, IFOV e limiti di misura.
La legge di Stefan-Boltzmann: quanta energia esce
Enunciato. La potenza totale irradiata per unità di superficie da un corpo nero è proporzionale alla quarta potenza della sua temperatura assoluta.
M = σ · T⁴
dove M è l'emittanza radiante in W/m², T la temperatura assoluta in kelvin e σ la costante di Stefan-Boltzmann:
Il valore ufficiale completo è σ = 5,670374419×10⁻⁸ W·m⁻²·K⁻⁴, ed è un valore esatto: dalla revisione del Sistema Internazionale entrata in vigore il 20 maggio 2019, la costante di Boltzmann e la costante di Planck sono fissate per definizione, e σ deriva da esse senza incertezza sperimentale.
Per una superficie reale la formula si corregge con l'emissività ε:
M = ε · σ · T⁴
e per lo scambio netto fra una superficie e un ambiente esteso che la circonda:
q = ε · σ · (T⁴ − Tₐṁḻ⁴)
Esempio numerico svolto
Una parete intonacata con ε = 0,95 si trova a 30 °C in un ambiente a 20 °C. Quanta potenza cede per solo irraggiamento, per ogni metro quadrato?
Passaggio 1 — conversione in kelvin. È il passaggio che genera più errori in assoluto: la quarta potenza va calcolata su temperature assolute, mai su gradi Celsius.
T = 30 + 273,15 = 303,15 K · Tamb = 20 + 273,15 = 293,15 K
Passaggio 2 — le quarte potenze.
303,15⁴ = 8,4456×10⁹ K⁴
293,15⁴ = 7,3852×10⁹ K⁴
Passaggio 3 — la differenza.
8,4456×10⁹ − 7,3852×10⁹ = 1,0604×10⁹ K⁴
Passaggio 4 — moltiplicazione per σ e per ε.
1,0604×10⁹ × 5,670374×10⁻⁸ = 60,13 W/m²
60,13 × 0,95 = 57,1 W/m²
Due letture di questi numeri meritano attenzione. La prima: un corpo nero a temperatura ambiente irradia già 419 W/m². Non c'è nulla di «freddo» in termini radiativi: tutto irradia, sempre, e ciò che si misura è sempre una differenza.
La seconda è quella che rende possibile la termografia: la quarta potenza amplifica le piccole differenze. Intorno ai 20 °C la sensibilità vale dM/dT = 4σT³ ≈ 5,7 W/m² per ogni kelvin. Un solo grado di scarto produce quasi sei watt al metro quadro di differenza nel flusso irradiato: è per questo che uno strumento capace di distinguere frazioni di grado ha un senso pratico, la fisica gli fornisce un contrasto generoso.
La legge di Wien: dove cade il picco
La legge di Stefan-Boltzmann dice quanta energia esce; la legge dello spostamento di Wien dice dove si concentra. Entrambe si ricavano dalla legge di Planck: la prima integrandola su tutte le lunghezze d'onda, la seconda cercandone il massimo.
Enunciato. La lunghezza d'onda alla quale l'emissione di un corpo nero è massima è inversamente proporzionale alla temperatura assoluta.
λₘₖₓₔ = b / T
dove b è la costante dello spostamento di Wien:
Anche questo è un valore esatto dopo la revisione del SI, perché deriva dalle costanti fissate per definizione attraverso la soluzione numerica di un'equazione trascendente. Nella pratica si usa la forma con le unità già sistemate:
λₘₖₓₔ [µm] = 2898 / T [K]
I calcoli, passo per passo
Temperatura ambiente, 20 °C.
T = 20 + 273,15 = 293,15 K
λmax = 2897,772 / 293,15 = 9,885 µm → 9,88 µm
Quadro elettrico con componente caldo, 80 °C.
T = 80 + 273,15 = 353,15 K
λmax = 2897,772 / 353,15 = 8,206 µm → 8,21 µm
Il senso operativo è immediato: la parete e il morsetto surriscaldato hanno il picco di emissione dentro la finestra 8-14 µm, e un identico strumento li vede entrambi al meglio della propria efficienza. Il conto a 300 °C mostra il confine: il picco è ormai scivolato a 5,06 µm, fuori dalla banda lunga. Il termine «spostamento» descrive precisamente questo scorrimento del massimo al crescere della temperatura — lo stesso per cui un metallo scaldato passa dal rosso all'arancio al bianco.
Attenzione a non forzare la lettura: Wien indica il picco, non l'unica lunghezza d'onda emessa. L'emissione è una distribuzione continua, e una superficie a 20 °C irradia anche a 8, a 12 e a 20 µm. Il picco dice dove si concentra il segnale, non dove finisce.
Corpo nero, corpo grigio, emissività
Tutte le leggi viste finora sono scritte per il corpo nero. Definirlo con precisione è indispensabile, perché è il riferimento rispetto al quale ogni misura reale viene tarata.
Un corpo nero è un radiatore ideale con tre proprietà: assorbe integralmente la radiazione incidente a qualunque lunghezza d'onda e da qualunque direzione, non ne riflette e non ne trasmette alcuna, ed emette a ogni temperatura il massimo di energia fisicamente possibile. La sua emissività vale ε = 1 per definizione. Non esiste in natura, ma si realizza in laboratorio come cavità calibrata: è così che si tarano le termocamere.
Un corpo grigio è una superficie la cui emissività è inferiore a 1 ma costante al variare della lunghezza d'onda: è l'approssimazione con cui si trattano quasi tutti i materiali edili — intonaci, laterizi, legno, vernici, plastiche. Le superfici la cui emissività varia sensibilmente con la lunghezza d'onda si dicono selettive, e i metalli lucidi ne sono l'esempio più problematico.
L'emissività ε è quindi il rapporto, adimensionale e compreso fra 0 e 1, fra la radiazione effettivamente emessa da una superficie reale e quella che un corpo nero emetterebbe alla stessa temperatura. Tre sue proprietà vanno tenute presenti, perché ciascuna produce errori sistematici quando viene ignorata:
- Non è una proprietà del materiale, ma della superficie. Il rame lucido e il rame ossidato sono lo stesso metallo con emissività radicalmente diverse. Vale la finitura, non la composizione.
- È direzionale. Dipende dall'angolo fra la normale alla superficie e l'asse ottico, e degrada rapidamente agli angoli radenti. È la ragione fisica del vincolo operativo di riprendere il più possibile perpendicolarmente al bersaglio.
- È legata alla riflessione dalla legge di Kirchhoff. Per l'equilibrio radiativo vale
ε + ρ + τ = 1, dove ρ è la riflettanza e τ la trasmittanza. Per un corpo opaco — la quasi totalità dei bersagli reali nella banda 8-14 µm — τ = 0, e quindi ρ = 1 − ε. Una superficie che emette poco riflette molto: le due cose sono la stessa cosa vista da due lati.
Per questo ε è il vero ponte fra la fisica e la misura: le leggi di Planck, Stefan-Boltzmann e Wien sono esatte, ma valgono per il corpo nero; è ε a tradurle sulla superficie che si ha davanti. Un valore di emissività sbagliato non produce un piccolo errore, produce un errore proporzionale a tutta la potenza irradiata. I metodi per determinarlo in campo — nastro di riferimento, contatto, confronto — sono descritti nella pagina su come determinare l'emissività di un materiale.
Il bilancio radiativo: cosa arriva davvero al sensore
Qui la teoria diventa misura, ed è il passaggio che distingue una lettura corretta da un numero plausibile ma falso.
La radiazione totale che raggiunge l'obiettivo di una termocamera non è quella emessa dal bersaglio. È la somma di tre contributi:
Wₜₔₜ = ε·τ·Wₒₕₓ + (1−ε)·τ·Wₕₓₓ + (1−τ)·Wₐₜₛ
dove:
- ε·τ·W_ogg è la radiazione emessa dalla superficie del bersaglio, attenuata dall'atmosfera. È l'unico termine che contiene l'informazione cercata.
- (1−ε)·τ·W_rifl è la radiazione proveniente dall'ambiente circostante e riflessa dalla superficie del bersaglio verso l'obiettivo. Il fattore (1−ε) è la riflettanza ρ di cui sopra.
- (1−τ)·W_atm è la radiazione emessa dall'atmosfera interposta fra bersaglio e strumento, che si somma al segnale senza avere nulla a che vedere con il bersaglio.
Questa singola equazione contiene la spiegazione di quasi tutti gli errori termografici in campo.
Il peso del termine riflesso è governato da (1−ε). Su un intonaco con ε = 0,95 la quota riflessa vale il 5%: se la temperatura apparenteTemperatura apparenteValore letto dallo strumento senza correzione dei parametri di misura. La temperatura reale si ottiene correggendo per emissività del materiale, temperatura apparente riflessa dell'ambiente, distanza, umidità e trasmittanza atmosferica. riflessa viene stimata male di dieci gradi, l'errore sulla lettura resta contenuto. Su un metallo lucido con ε = 0,10 la quota riflessa vale il 90%: la termocamera sta guardando l'ambiente, non il componente. La lettura descrive il soffitto, la lampada o l'operatore.
Per questo la temperatura apparente riflessa non è un parametro accessorio da lasciare al valore di default: è il secondo ingrediente obbligatorio della misura, insieme a ε, e va determinata in campo. E per questo un rilievo su superficie metallica lucida che non dichiari come è stata gestita la riflessione non è verificabile da nessuno.
Il terzo termine, quello atmosferico, cresce con la distanza, con l'umidità relativa e con la temperatura dell'aria. Il software di misura lo compensa se gli si forniscono distanza, umidità e temperatura atmosferica — ma la compensazione è un modello, non una misura, e la sua affidabilità decade all'aumentare del percorso ottico.
Perché tutto questo cambia il lavoro in campo

La fisica appena esposta non è un preambolo culturale: è la ragione per cui certe procedure di campo esistono e certe conclusioni non si possono trarre.
- Serve un gradiente termico. Se conduzione e convezione non portano in superficie ciò che accade all'interno, la superficie è uniforme e non c'è nulla da leggere. Da qui: impianti in esercizio e sotto carico, involucro edilizio con differenza di temperatura sufficiente e stabile, ricerca di distacchi con una sollecitazione termica naturale o indotta.
- Vento e sole falsano la misura. Il vento è convezione forzata e comprime le firme superficiali; l'irraggiamento solare recente lascia una memoria termica che si sovrappone al fenomeno indagato.
- La temperatura va in kelvin. Nelle leggi di Stefan-Boltzmann e di Wien compaiono potenze e rapporti di temperature assolute: le differenze si possono esprimere in gradi Celsius perché coincidono, i valori no.
- Ogni misura richiede due parametri dichiarati: emissività della superficie e temperatura apparente riflessa. Senza di essi il numero a schermo non è una temperatura, è una temperatura apparente calcolata su ipotesi implicite.
- Il vetro non si attraversa. Nella banda 8-14 µm il vetro comune è opaco: τ = 0 e ρ elevata. Puntando una termocamera su una finestra si misura il riflesso dell'ambiente, non ciò che sta dietro — ed è il motivo per cui le ottiche delle termocamere sono in germanio.
- La distanza introduce atmosfera. Il terzo termine del bilancio radiativo cresce con il percorso ottico: oltre una certa distanza la compensazione è un'estrapolazione e l'incertezza va dichiarata.
Il filo che tiene insieme tutto è uno solo, ed è la frase più fraintesa del settore: una termocamera non misura la temperatura, misura un flusso radiante. La temperatura è una grandezza derivata, ottenuta invertendo la legge di Stefan-Boltzmann dopo aver rimosso dal segnale i contributi riflesso e atmosferico. Ogni ipotesi errata in quella catena si propaga fino al numero finale.
È la ragione per cui la termografia è potentissima sui gradienti — dove le ipotesi si semplificano, perché si confrontano punti nella stessa scena e nelle stesse condizioni — e più debole sui valori assoluti, dove ogni parametro entra a pieno titolo nell'incertezza. I criteri diagnostici seri ragionano infatti su ΔTDelta TDifferenza fra la temperatura del punto in esame e quella di un riferimento: un componente identico nelle stesse condizioni, oppure l'ambiente. La gravità di un'anomalia si valuta sul delta T, non sul valore assoluto, perché è il delta… rispetto a un riferimento, non su temperature nude: è un'applicazione diretta della fisica di questa pagina, non una convenzione. La terminologia usata qui — emittanza, emissività, temperatura apparente riflessa, corpo grigio — è raccolta nel glossario della termografia, e il quadro d'insieme della disciplina è nella pagina su che cos'è la termografia.
Fonti e riferimenti
- NIST — CODATA Value: Stefan-Boltzmann constant (σ = 5,670374419×10⁻⁸ W·m⁻²·K⁻⁴, valore esatto): https://physics.nist.gov/cgi-bin/cuu/Value?sigma
- NIST — CODATA Value: Wien wavelength displacement law constant (b = 2,897771955×10⁻³ m·K, valore esatto): https://physics.nist.gov/cgi-bin/cuu/Value?bwien
- CODATA — Redefinition of the SI based on fundamental constants (revisione in vigore dal 20 maggio 2019): https://codata.org/initiatives/data-science-and-stewardship/fundamental-physical-constants/redefinition-of-the-international-system-of-units-si-based-on-the-codata-fundamental-constant/
- ISO 20473:2007 — Optics and photonics — Spectral bands (suddivisione dell'infrarosso: NIR 0,78-3 µm, MIR 3-50 µm, FIR 50-1000 µm): https://www.iso.org/standard/39482.html
- FLIR — Cameras: Temperature Measurement Formula (bilancio radiativo W_tot = ετW_obj + (1−ε)τW_refl + (1−τ)W_atm): https://flir.custhelp.com/app/answers/detail/a_id/3321/~/flir-cameras---temperature-measurement-formula
- Optris — Kirchhoff's Law of Thermal Radiation (ε + ρ + τ = 1; per corpi opachi ε = 1 − ρ): https://optris.com/us/knowledge-library/kirchhoffs-law/
- Optris — Infrared Radiation and the Electromagnetic Spectrum (collocazione della radiazione termica nello spettro): https://optris.com/us/knowledge-library/infrared-radiation/
- LightPath Technologies — IR Imaging Comparison: The Basics (finestre atmosferiche, assorbimento di vapore acqueo e CO₂, bande MWIR e LWIR): https://www.lightpath.com/insights/ir-imaging-comparison-the-basics
- Wikipedia — Wien's displacement law (derivazione dalla legge di Planck e forma della costante): https://en.wikipedia.org/wiki/Wien%27s_displacement_law
I valori dell'emittanza a 20 °C e a 30 °C, il flusso netto dell'esempio svolto, le lunghezze d'onda di picco e le frazioni di energia nelle bande 8-14 µm e 3-5 µm sono stati ricalcolati in fase di redazione a partire dalle leggi di Planck, Stefan-Boltzmann e Wien con le costanti ufficiali sopra citate, e non ripresi da fonti secondarie. I riferimenti ai costruttori di strumentazione compaiono esclusivamente come fonti documentali sulle definizioni tecniche: questa pagina non confronta né raccomanda strumenti.
Tutte le domande frequenti del sitoSfogliale raggruppate per tema e per argomentoApri l’indice FAQ →Domande frequenti
Quali sono i principi fisici alla base della termografia?
La termografia si fonda su tre principi di trasmissione del calore — conduzione, convezione e irraggiamento — e su quattro leggi della radiazione termica: la legge di Planck, che descrive come l'energia emessa si distribuisce sulle lunghezze d'onda; la legge di Stefan-Boltzmann, che lega la potenza totale emessa alla quarta potenza della temperatura assoluta; la legge dello spostamento di Wien, che individua la lunghezza d'onda del picco di emissione; e la legge di Kirchhoff, che stabilisce che una superficie assorbe quanto emette. Una termocamera non misura il calore che circola dentro un corpo: misura soltanto la radiazione infrarossa che la superficie emette e riflette verso l'obiettivo.
Qual è la differenza tra conduzione, convezione e irraggiamento?
La conduzione trasmette calore attraverso la materia in contatto, senza spostamento macroscopico di materia, ed è descritta dalla legge di Fourier. La convezione trasmette calore fra una superficie e un fluido in movimento — aria o acqua — ed è descritta dalla legge di Newton. L'irraggiamento trasmette calore mediante onde elettromagnetiche, non richiede alcun mezzo materiale, avviene anche nel vuoto e viaggia alla velocità della luce. Solo l'irraggiamento è leggibile a distanza da una termocamera: gli altri due si osservano soltanto attraverso l'impronta termica che lasciano sulla superficie.
Qual è il valore della costante di Stefan-Boltzmann?
La costante di Stefan-Boltzmann vale σ = 5,670374419×10⁻⁸ W·m⁻²·K⁻⁴. Dalla revisione del Sistema Internazionale entrata in vigore il 20 maggio 2019 è un valore esatto, perché deriva da costanti fissate per definizione (la costante di Planck, la costante di Boltzmann e la velocità della luce). Nei calcoli pratici si usa la forma arrotondata 5,67×10⁻⁸ W/m²K⁴. La temperatura nella formula va sempre inserita in kelvin: usare i gradi Celsius produce un risultato privo di senso fisico.
Come si calcola il picco di emissione con la legge di Wien?
La legge dello spostamento di Wien si scrive λmax = b / T, dove b = 2,897771955×10⁻³ m·K e T è la temperatura assoluta in kelvin. Nella forma pratica si usa λmax [µm] = 2898 / T [K]. A 20 °C, cioè 293,15 K, il picco cade a 2897,77 / 293,15 = 9,88 µm. A 80 °C (353,15 K) risale a 8,21 µm, a 100 °C a 7,77 µm, a 300 °C a 5,06 µm. È il motivo per cui le termocamere per uso civile e industriale lavorano nella banda 8-14 µm: è la finestra dove gli oggetti a temperatura ordinaria emettono di più.
Perché le termocamere lavorano nella banda 8-14 µm?
Per due ragioni che coincidono. La prima è la legge di Wien: un corpo fra 0 e 100 °C ha il picco di emissione fra circa 10,6 e 7,8 µm, cioè dentro quella banda. Integrando la legge di Planck, una superficie a 20 °C irradia in 8-14 µm circa il 37% di tutta la sua potenza, contro circa l'1% nella banda 3-5 µm. La seconda ragione è l'atmosfera: vapore acqueo e anidride carbonica assorbono fortemente l'infrarosso in alcune regioni dello spettro e ne lasciano libere altre, dette finestre atmosferiche. La 8-14 µm è una di queste. Segnale massimo e aria trasparente si trovano nello stesso intervallo.
Che cos'è un corpo nero e perché serve in termografia?
Il corpo nero è un radiatore ideale: assorbe tutta la radiazione che lo colpisce, non ne riflette né ne trasmette alcuna, ed emette a ogni temperatura il massimo di energia fisicamente possibile. La sua emissività vale 1 per definizione. Non esiste in natura, ma è il riferimento rispetto al quale si misura ogni superficie reale: l'emissività ε di un materiale è il rapporto fra ciò che quel materiale emette e ciò che un corpo nero emetterebbe alla stessa temperatura. In pratica i corpi neri esistono come sorgenti di riferimento calibrate, usate per tarare le termocamere: tutte le leggi della radiazione sono scritte per il corpo nero e ε è il fattore che le riporta al mondo reale.
Perché la temperatura riflessa influisce sulla misura termografica?
Perché la radiazione che arriva all'obiettivo non è tutta emessa dal bersaglio. È la somma di tre contributi: la parte emessa dalla superficie, proporzionale a ε; la parte proveniente dall'ambiente circostante e riflessa dalla superficie, proporzionale a (1−ε); e la parte emessa dall'atmosfera interposta. Se la superficie ha ε = 0,95 la quota riflessa è solo il 5% e conta poco; se ha ε = 0,10, come un metallo lucido, il 90% di ciò che il sensore riceve è ambiente riflesso e la lettura descrive la stanza, non l'oggetto. Per questo la temperatura apparente riflessa va misurata in campo e inserita nello strumento: è un dato della fisica della misura, non un'opzione.
Una termocamera vede il calore dentro un oggetto?
No. La radiazione infrarossa che una termocamera raccoglie proviene da uno strato superficiale estremamente sottile del bersaglio, dell'ordine di frazioni di millimetro nella maggior parte dei materiali opachi. Ciò che accade all'interno è visibile solo se e quando modifica la distribuzione di temperatura della superficie, per conduzione o per convezione: un difetto profondo lascia un'impronta superficiale attenuata, allargata e ritardata rispetto all'evento reale. Da qui discendono due conseguenze operative: serve un gradiente termico perché il difetto si manifesti, e un componente dentro un involucro chiuso non è misurabile finché il suo calore non raggiunge la superficie esterna.