«Ogni quanto va fatta la termografia?» è la domanda sbagliata, o meglio: è una domanda a cui non esiste una risposta unica, perché la frequenza non discende da una norma ma da una valutazione. Quella giusta è quali date metto a calendario, per quali nodi, con quale motivazione scritta — perché è la motivazione, non il numero, ciò che regge davanti a un auditor, a un broker o a un perito. Questo strumento trasforma i criteri della tabella di periodicità per contesto in un piano dei controlli: intervallo consigliato con i fattori che l'hanno determinato, prossime scadenze calcolate dall'ultimo rilievo, verifica di ripristino tenuta distinta dal controllo periodico, e la distinzione esplicita fra ciò che è tecnicamente consigliato e ciò che è invece dovuto per un obbligo o per una clausola di contratto.
1 · Oggetto e criticità
Ogni contesto ha una scala di intervalli propria: lo strumento si muove dentro quella scala, non fuori.
Non è la potenza, è la conseguenza del guasto: se questo nodo si ferma alle nove di lunedì, cosa succede fino a giovedì?
Il calore anomalo cresce con il quadrato della corrente. Sotto il 30% il problema si rovescia: il rilievo rischia di non evidenziare nulla.
2 · Ambiente, sollecitazione ed età
Sono tutti acceleratori del degrado dei contatti. Il contributo complessivo dell'ambiente è comunque limitato: da solo non porta un annuale a semestrale.
Le connessioni non degradano linearmente: i primi mesi scoprono i difetti di installazione, poi segue un lungo plateau, poi ricompare l'usura.
3 · Storico e interventi
L'assenza di anomalie vale zero: non accorcia e non allunga. Un esito negativo fotografa uno stato istantaneo, non garantisce una tendenza.
La seconda data serve solo a collocare a calendario la verifica di ripristino. Se non la conosci ancora, la verifica resta espressa in giorni dall'intervento.
Questi due numeri non sono prescritti da nessuna fonte. L'articolo del sito stabilisce che a valle dell'intervento serve un rilievo di verifica e che, finché una segnalazione resta aperta, l'intervallo va ridotto — ma non fissa né i giorni né i mesi. I preset sono indicativi di prassi: sostituiscili con quelli del tuo capitolato o del tuo piano di manutenzione, se ci sono.
4 · Vincoli formali applicabili
Lascia 0 se non lo conosci. Il valore non si stima: si legge sulle condizioni particolari della polizza, sul capitolato o sul contratto di manutenzione. Se non c'è scritto, non c'è.
Periodicità
Inserisci i dati.
Verifica di ripristino
—
Condizioni di validità del rilievo
- —
Registrazioni da conservare
- —
Nota: le date sono una proposta di piano, non una scadenza di legge. Vanno inserite nel programma di manutenzione, motivate per iscritto e tracciate nel registro dei controlli: un piano che dice «annuale» senza spiegare perché è indifendibile quanto uno che non dice nulla.
Il piano dei controlli
| Data | Tipo di controllo | Motivazione | Priorità |
|---|---|---|---|
| — | — | — | — |
Come si legge l'esitosu
Lo strumento restituisce tre numeri distinti, e tenerli separati è il punto di tutta la pagina.
Frequenza tecnicamente consigliata. È quella che esce dalla valutazione: si parte dall'intervallo base del contesto e ci si sposta dentro la scala prevista per quel contesto in funzione di criticità, carico, ambiente, età e storico. È una scelta di piano di manutenzione, non una prescrizione: la sua omissione non è una violazione, ma rileva sul piano della diligenza e in caso di sinistro.
Frequenza dovuta. Esiste solo quando c'è un vincolo formale: l'adesione al modello OT23, la linea guida di prevenzione incendi per il fotovoltaico, o un intervallo scritto in polizza, in capitolato o nel contratto di manutenzione. Quando c'è, prevale.
Intervallo da mettere a piano. È il più stretto fra i due. La ragione è che un vincolo formale fissa un tetto massimo: dice entro quanto tempo il controllo va rifatto, non che vada rifatto esattamente allora. Se la valutazione tecnica chiede di più, il vincolo resta comunque rispettato; se chiede di meno, il vincolo non si può allungare.
Il semaforo del riquadro segue lo stato del piano rispetto all'ultimo rilievo: verde se la prossima scadenza è futura, ocra se è imminente o se ci sono anomalie in attesa di verifica, rosso se il controllo è già scaduto o se ci sono anomalie aperte non risolte.
La verifica di ripristino non è un controllo periodico anticipato
È il fraintendimento più costoso. Il controllo periodico serve a cercare anomalie su un perimetro dichiarato; la verifica di ripristino serve a dimostrare che una specifica anomalia già trovata è rientrata dopo l'intervento correttivo. Ha un altro oggetto, un altro perimetro e un altro esito, e va eseguita nelle stesse condizioni di carico del rilievo che aveva individuato l'anomalia — altrimenti il confronto non esiste e la verifica non prova nulla.
Per questo nel piano compare come riga a sé, e non sostituisce la scadenza periodica successiva. È anche l'elemento che chiude il ciclo documentale: un report che elenca anomalie senza evidenza del ripristino non dimostra un miglioramento della sicurezza, dimostra che si sa di avere un problema e non lo si è risolto. Vale come rilievo tecnico, non regge in sede OT23 e non regge davanti a un perito dopo un sinistro.
Le formule usatesu
Non c'è una formula fisica: c'è una regola di piano, dichiarata per intero perché tu possa contestarla.
1 · Scala degli intervalli per contesto. Ogni contesto ha una scala chiusa, presa dalla tabella per contesto dell'articolo. Lo strumento non produce mai un valore fuori da queste scale.
| Contesto | Scala (mesi) | Base | Da dove viene |
|---|---|---|---|
| Quadri e distribuzione BT — industriale | 6 · 12 · 24 · 36 | 12 | Annuale sui quadri principali; 6 mesi su nodi critici, storico di anomalie o ambienti gravosi; fino a 24 mesi su quadri secondari a basso carico, 24-36 sulle utenze secondarie |
| Condotti sbarre e linee principali | 6 · 12 · 24 | 12 | Trattati dentro il perimetro della distribuzione BT |
| Quadri BT — terziario | 12 · 24 | 24 | 12-24 mesi sui quadri generali e di piano; annuale se attività a maggior rischio in caso di incendio o con affollamento rilevante |
| Cabina di trasformazione MT/BT | 6 · 12 | 12 | Annuale sui componenti ispezionabili in esercizio; periodicità più restrittive per cabine in ambienti particolarmente inquinati |
| Impianto di processo e macchine rotanti | 3 · 6 · 12 | 6 | 3-6 mesi in un programma di condition monitoring; annuale su macchine non critiche o con ridondanza |
| Data center e infrastruttura critica | 6 · 12 | 12 | Annuale come base; 6 mesi su nodi appena modificati, primo anno di esercizio e rami con anomalie aperte |
| Campo fotovoltaico | 24 · 48 | 48 | Almeno quadriennale secondo la IEC TS 62446-3; almeno biennale se l'impianto è a servizio di attività soggetta ai controlli di prevenzione incendi |
| Involucro edilizio | — | — | Non periodica: indagine su evento |
2 · Punteggio dei fattori. Ogni fattore contribuisce con un punteggio; il totale sposta la posizione sulla scala.
punteggio = criticità + carico + ambiente (max +2) + età + storico + stato degli interventi
3 · Dal punteggio ai passi sulla scala:
| Punteggio | Spostamento |
|---|---|
| ≥ 3,5 | tre passi più stretto |
| da 2 a 3,49 | due passi più stretto |
| da 1 a 1,99 | un passo più stretto |
| da −0,99 a 0,99 | intervallo base |
| da −1 a −1,99 | un passo più largo |
| ≤ −2 | due passi più largo |
Il risultato viene troncato agli estremi della scala del contesto: se i fattori suggerirebbero un intervallo più stretto del minimo indicato dalle fonti, lo strumento lo dice invece di inventare un numero, e il nodo va trattato singolarmente come nodo critico.
4 · Regola di prevalenza:
intervallo da applicare = min ( frequenza tecnicamente consigliata ; frequenza dovuta )
5 · Scadenze:
scadenza n = data dell'ultimo rilievo + n × intervallo applicato
con aggiustamento al giorno valido quando il mese di arrivo è più corto. La verifica di ripristino si calcola invece dalla data dell'intervento correttivo, non dall'ultimo rilievo.
Cosa lo strumento non fa, e perchésu
Non inventa gli intervalli che le fonti non danno. Dove l'articolo indica una periodicità, lo strumento la usa. Dove servirebbe un numero che nessuna fonte fissa — i giorni entro cui eseguire la verifica di ripristino, i mesi del ricontrollo su anomalia aperta, l'intervallo prescritto dalla tua polizza — il campo è modificabile e il preset è etichettato come indicativo di prassi, oppure ti rimanda al documento che lo prescrive.
Non attribuisce a una norma una periodicità che la norma non fissa. Il DPR 462/01 non prescrive la termografia: le sue periodicità biennale e quinquennale riguardano le verifiche degli impianti di messa a terra e di protezione dalle scariche atmosferiche, che sono un altro controllo, eseguito da altri soggetti, con un altro oggetto. L'art. 86 del D.Lgs 81/08 impone il controllo periodico dell'impianto elettrico e la verbalizzazione dell'esito, ma non fissa né il metodo né la periodicità: rinvia alle norme di buona tecnica. La Norma CEI 64-8 dà il criterio — tipo di impianto e di componenti, uso e funzionamento, frequenza e qualità della manutenzione, influenze esterne — che è esattamente ciò che i campi di questa pagina raccolgono, non un numero.
Non conosce due periodicità che restano da verificare sul testo ufficiale. La periodicità che la Guida CEI 0-10 assegna alla scheda di indagine termografica, e la periodicità massima che la Norma CEI 78-17 assegna alla scheda di rilievo termografico in cabina, sono [DA VERIFICARE] sui testi integrali: le fonti secondarie consultate non le riportano. Dove il tuo caso ricade sotto una di quelle schede, il numero autorevole è quello della norma, non quello di questo strumento.
Non decide al posto tuo. La periodicità la decide il datore di lavoro insieme a chi redige il piano di manutenzione, perché è una scelta di gestione del rischio e di continuità di servizio. Il termografista fornisce l'elemento tecnico: quali punti sono critici, in quali condizioni il rilievo è valido, quali anomalie richiedono un ricontrollo ravvicinato.
Le tre occasioni che non stanno nel calendariosu
Oltre alla frequenza ordinaria esistono tre momenti in cui il rilievo va fatto comunque, e nessun intervallo li sostituisce.
Il collaudo di accettazione. Su installazione nuova, dopo la messa in carico e prima dell'esercizio ordinario. Documenta lo stato zero e separa i difetti di installazione da quelli che nasceranno dall'uso.
Il controllo post-intervento. A valle di modifiche, ampliamenti, sostituzioni o manutenzioni che abbiano toccato connessioni. Un serraggio rifatto male è indistinguibile a occhio da uno rifatto bene, e produce i suoi effetti mesi dopo.
Il ricontrollo di anomalia. Quando una campagna ha classificato un'anomalia e l'intervento correttivo è stato eseguito, il rilievo di verifica documenta il rientro. È la riga che nel piano compare con il triangolo.
A questi si aggiungono i trigger che impongono di anticipare la scadenza di piano: modifica o ampliamento dell'impianto, aumento stabile del carico, intervento manutentivo su connessioni, anomalia aperta non risolta, evento esterno rilevante (allagamento, fulminazione, incendio limitrofo, sovratensione documentata, intervento ripetuto delle protezioni senza causa individuata), cambio di destinazione dei locali. In tutti questi casi il rilievo va fatto a valle dell'evento, senza aspettare la scadenza.
Riferimenti / Fontisu
- Ogni quanto si fa la termografia agli impianti elettrici — tabella di periodicità per contesto, i cinque fattori che spostano la frequenza, le occasioni fuori piano e il contenuto del registro dei controlli. È la fonte di tutti gli intervalli usati da questo strumento.
- D.Lgs 81/08, art. 86 — obbligo di controllo periodico degli impianti elettrici secondo le norme di buona tecnica, con verbalizzazione dell'esito; nessuna periodicità né metodo prescritti.
- DPR 462/01, artt. 4 e 6 — verifiche periodiche degli impianti di messa a terra e di protezione dalle scariche atmosferiche (5 anni ordinari, 2 anni in cantieri, locali a uso medico, luoghi a maggior rischio in caso di incendio e luoghi con pericolo di esplosione). Non riguarda la termografia.
- Norma CEI 64-8 — criterio di determinazione della frequenza delle verifiche periodiche: tipo di impianto e di componenti, uso e funzionamento, frequenza e qualità della manutenzione, influenze esterne.
- Guida CEI 0-10 e Norma CEI 78-17 — manutenzione degli impianti BT e delle cabine MT/BT dei clienti finali; la periodicità della singola scheda di rilievo termografico è
[DA VERIFICARE]sui testi ufficiali. - IEC TS 62446-3 — ispezione termografica degli impianti fotovoltaici: almeno una volta ogni quattro anni, con impianto connesso e in produzione regolare.
- Linea guida VVF DCPREV n. 14030 del 1° settembre 2025 — verifiche documentate almeno ogni due anni, con ispezione termografica secondo la IEC TS 62446-3, per gli impianti fotovoltaici a servizio di attività soggette ai controlli di prevenzione incendi. Vedi fotovoltaico e verifica biennale CPI.
- Modello OT23 INAIL — l'analisi termografica dell'impianto elettrico con la conseguente attuazione delle azioni correttive è fra gli interventi che danno accesso alla riduzione del tasso medio di tariffa; l'intervento deve ricadere nell'anno solare cui la domanda si riferisce. Struttura del modello e termini vanno verificati sull'edizione dell'anno in corso: vedi termografia e modello OT23.
- NFPA 70B, edizione 2023 — benchmark statunitense non vincolante in Italia: ispezione almeno ogni 12 mesi, termografia ogni 6 mesi per apparecchiature in condizione fisica degradata.
- UNI EN ISO 6781-1:2023 — metodo di riferimento per l'indagine termografica dell'involucro edilizio, in vigore dal 16 novembre 2023 in sostituzione della UNI EN 13187:2000.
- UNI EN ISO 9712 — qualificazione e certificazione del personale addetto alle prove non distruttive, metodo termografico.
Disclaimer: verifica di primo livello sui dati inseriti. Le periodicità proposte sono prassi di piano di manutenzione e non prescrizioni di legge, salvo dove è indicato un vincolo formale, il cui testo autorevole resta il documento che lo contiene (modello OT23 dell'anno in corso, condizioni particolari di polizza, capitolato, linea guida di prevenzione incendi). I giorni della verifica di ripristino e i mesi del ricontrollo su anomalia aperta sono valori indicativi di prassi, non prescritti da alcuna fonte. Questo piano non sostituisce la valutazione dei rischi né il programma di manutenzione: la periodicità la decide il datore di lavoro insieme a chi redige il piano. Un rilievo con valore documentale richiede un operatore certificato di 2° livello UNI EN ISO 9712UNI EN ISO 9712Norma che definisce qualificazione e certificazione del personale addetto alle prove non distruttive. Prevede tre livelli: il primo esegue, il secondo imposta, interpreta e firma, il terzo sviluppa procedure e qualifica il personale. La….
Per capire da dove vengono gli intervalli e come si motivano in un piano, leggi ogni quanto si fa la termografia agli impianti elettrici; sulle frequenze che discendono da un obbligo o da una condizione di contratto, termografia e modello OT23 INAIL, termografia, prevenzione incendi e polizza e fotovoltaico e verifica biennale CPI. Sulla soglia che rende un'anomalia «attenzione» o «critica» — cioè su quello che poi accorcia il piano — vedi ΔT e classificazione delle anomalie; su cosa deve contenere il documento che finisce nel registro, cosa deve contenere il report termografico. Se il vincolo è l'accessibilità delle parti attive, il tema è finestre a infrarossi e apertura dei quadri.
Tutte le domande frequenti del sitoSfogliale raggruppate per tema e per argomentoApri l’indice FAQ →Domande frequenti
La periodicità che lo strumento restituisce è un obbligo di legge?
No, e nella quasi totalità dei casi non lo è nemmeno la periodicità da cui parte. In Italia nessuna norma di legge impone in via generale l'indagine termografica sugli impianti elettrici ordinari: la frequenza è materia di valutazione del rischio e di piano di manutenzione, non di prescrizione. Lo strumento restituisce quindi una periodicità tecnicamente consigliata, che va motivata nel piano e tracciata nel registro dei controlli. Diventa dovuta solo quando esiste un vincolo formale — adesione OT23, prescrizione di polizza o di capitolato, linea guida di prevenzione incendi per il fotovoltaico — e in quel caso lo strumento lo dice separatamente.
Da dove vengono gli intervalli che lo strumento propone?
Dalla tabella per contesto dell'articolo del sito sulla periodicità della termografia: annuale sui quadri BT principali con riduzione a 6 mesi sui nodi critici ed estensione fino a 24-36 mesi sulle utenze secondarie a basso carico; 12-24 mesi nel terziario; annuale in cabina MT/BT e nei data center; 3-6 mesi sulle macchine rotanti in condition monitoring; quadriennale sul fotovoltaico secondo la IEC TS 62446-3, biennale se l'impianto è a servizio di un'attività soggetta ai controlli di prevenzione incendi. Lo strumento non introduce intervalli diversi da quelli: si limita a spostarsi dentro quella scala in funzione dei fattori che inserisci.
Che differenza c'è fra frequenza tecnicamente consigliata e frequenza dovuta?
La prima discende dalla valutazione tecnica: criticità, carico, età, ambiente, storico. La seconda discende da un obbligo o da una condizione contrattuale — il modello OT23, il testo della polizza, il capitolato di manutenzione, la linea guida di prevenzione incendi. Quando esistono entrambe prevale il vincolo formale, che fissa l'intervallo massimo ammesso; la valutazione tecnica può solo accorciarlo, mai allungarlo. È esattamente la regola che lo strumento applica per calcolare l'intervallo da mettere a piano.
Perché il piano prevede un controllo in più dopo l'intervento correttivo?
Perché il rilievo di verifica non è un controllo periodico anticipato: è la prova che l'anomalia segnalata è rientrata. Va eseguito a valle dell'intervento e nelle stesse condizioni di carico del rilievo che l'aveva individuata, altrimenti il confronto non esiste. È l'elemento che chiude il ciclo documentale ed è quello che l'INAIL guarda quando valuta l'attuazione delle azioni correttive: un report che elenca anomalie senza evidenza del ripristino documenta di sapere di avere un problema e di non averlo risolto.
Se l'ultima campagna non ha trovato nulla posso allungare l'intervallo?
No. La termografia fotografa uno stato istantaneo, non un andamento garantito nel tempo: un serraggio corretto oggi può degradare con i cicli termici e le vibrazioni dei mesi successivi. Un esito negativo è un buon motivo per non ridurre l'intervallo, non per allungarlo oltre il piano. Nello strumento, infatti, l'assenza di anomalie vale zero punti: non accorcia e non allunga.
Lo strumento tiene conto del fatto che il rilievo va fatto a impianto carico?
Sì, ed è la parte che vanifica più campagne di qualunque altra. Il piano che lo strumento produce riporta le condizioni di validità che quelle date devono rispettare: impianto in esercizio e sotto carico — la regola pratica più diffusa è almeno il 40% del nominale — finestra scelta sul profilo di carico reale della settimana e non sul calendario delle manutenzioni meccaniche, emissività impostata per materiale, assenza di irraggiamento parassita, accessibilità delle parti attive. Se dichiari un carico abituale basso, lo strumento te lo segnala prima che tu fissi le date.
Serve per costruire la domanda OT23?
Serve a impostare il calendario nel modo giusto. Se spunti l'adesione al modello OT23 lo strumento porta la frequenza dovuta a una campagna per anno solare e segnala le scadenze che cadono fuori dalla finestra pratica — fra la primavera e il primo autunno — perché una campagna a dicembre non lascia il tempo di eseguire e documentare le azioni correttive, e una a novembre dell'anno precedente cade fuori perimetro. Il modello, la classificazione degli interventi e i termini di presentazione vanno però sempre verificati sull'edizione dell'anno in corso pubblicata dall'INAIL.
I dati inseriti vengono inviati da qualche parte?
No. Tutto il calcolo avviene nel browser, in locale: nessun dato viene trasmesso, registrato o ceduto a terzi. Anche il piano scaricabile (PDF, Word, Excel) e il testo copiabile sono generati sul dispositivo, senza librerie esterne né chiamate di rete.