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Termografia, prevenzione incendi e polizza assicurativa: cosa chiede davvero chi valuta il rischio

Schema del percorso che porta da un'anomalia termica su un quadro elettrico alla documentazione richiesta in sede assicurativa
Schema del percorso che porta da un'anomalia termica su un quadro elettrico alla documentazione richiesta in sede assicurativa

Un rilievo termografico periodico non riduce il premio per decreto: riduce il rischio, e produce la documentazione con cui quel rischio si dimostra. Le polizze incendio escludono tipicamente i danni da fenomeno elettrico dovuti a usura o carenza di manutenzione, e impongono di comunicare gli aggravamenti del rischio. Un fascicolo di rilievi datati, firmati da operatore certificato, con anomalie classificate e azioni correttive chiuse, è ciò che trasforma una dichiarazione di buona manutenzione in evidenza verificabile — davanti al broker prima del sinistro, davanti al perito dopo.

Il punto di partenza è contrattuale, non tecnico

Chi affronta il tema partendo dalla termocamera lo affronta dal lato sbagliato. Si parte dal contratto.

Le condizioni di polizza incendio per rischi industriali, nella prassi corrente, contengono tre elementi che riguardano direttamente l'impianto elettrico:

  • una garanzia "danni da fenomeno elettrico", spesso a sottolimite, che copre i danni causati da correnti, scariche o altri fenomeni elettrici a macchinari, apparecchi e impianti;
  • una esclusione che, sempre nella prassi, sottrae alla copertura i danni dovuti a usura o a carenza di manutenzione;
  • un obbligo di comunicazione dell'aggravamento del rischio, con richiamo all'art. 1898 del Codice Civile: gli aggravamenti non noti o non accettati dall'assicuratore possono comportare la perdita totale o parziale del diritto all'indennizzo, fino alla cessazione dell'assicurazione.

Qui sta il meccanismo, ed è più solido di qualunque promessa di sconto. Dopo un sinistro con innesco elettrico, la domanda del perito non è «avevate una polizza», è «come dimostrate che quel morsetto non era in quelle condizioni da tre anni?». La risposta esiste solo se qualcuno l'ha costruita prima.

Nota di lettura

Le clausole citate sono formulazioni ricorrenti nei capitolati incendio pubblicamente consultabili, non un testo di legge uniforme. Il contenuto esatto varia da compagnia a compagnia e da contratto a contratto: il testo che conta è quello della tua polizza. Questo articolo spiega il meccanismo, non sostituisce la lettura delle condizioni particolari.

Dove nascono davvero gli inneschi di origine elettrica

L'innesco elettrico quasi mai è un evento improvviso. È un processo lento che dissipa energia in un punto dove non dovrebbe dissiparsi, e il calore è il primo sintomo rilevabile — spesso mesi prima del guasto. Ecco i meccanismi principali e la firma termica con cui si presentano.

Schema dei principali meccanismi di innesco elettrico in un capannone industriale e della relativa firma termica rilevabile
Schema dei principali meccanismi di innesco elettrico in un capannone industriale e della relativa firma termica rilevabile

Connessioni allentate e ossidate

È il difetto numero uno per frequenza nei rilievi su quadri in esercizio. Un serraggio che cede — per assestamento, per cicli termici, per vibrazione — aumenta la resistenza di contatto: la stessa corrente produce più calore nello stesso punto.

Firma termica: riscaldamento localizzato sul singolo morsetto o sulla singola giunzione, che decade rapidamente allontanandosi dal punto di contatto. Il conduttore a monte e a valle resta più freddo del contatto. È il pattern più riconoscibile e il più facile da confondere con un riflesso, se l'emissivitàEmissivitàRapporto fra la radiazione emessa da una superficie reale e quella emessa da un corpo nero alla stessa temperatura. Varia con materiale, finitura e angolo di vista: impostarla male è la prima causa di misure sbagliate. Rame lucido e… non è impostata correttamente.

Sovraccarico

Un circuito che porta più corrente di quanta il dimensionamento preveda scalda in modo diffuso: non c'è un punto caldo, c'è una linea calda.

Firma termica: riscaldamento uniforme lungo tutto il conduttore o l'intera fase, cavo compreso, spesso accompagnato da riscaldamento del dispositivo di protezione. Se il caldo è distribuito e non puntuale, non stai guardando un morsetto: stai guardando un carico.

Squilibrio di fase

Su un sistema trifase, tre conduttori che portano correnti diverse mostrano temperature diverse a parità di sezione e di condizioni. Lo squilibrio non è un difetto in sé, ma indica una ripartizione dei carichi che sovraccarica una fase e sotto-utilizza le altre.

Firma termica: asimmetria fra le tre fasi a parità di percorso. È l'anomalia che la termografia trova meglio di qualunque altro metodo non invasivo, perché il confronto è interno all'immagine: le tre fasi sono lì, una accanto all'altra, nello stesso fotogramma e nelle stesse condizioni.

Quadri in sovratemperatura globale

Un quadro può non avere alcun difetto locale ed essere comunque il problema: ventilazione ostruita, filtri saturi, apparecchiature aggiunte nel tempo senza rivedere il bilancio termico dell'involucro, locale tecnico senza ricambio d'aria.

Firma termica: innalzamento generalizzato della temperatura interna, senza gradienti significativi. Nessun punto caldo, tutto caldo. È il caso in cui il termogrammaTermogrammaImmagine in falsi colori in cui a ogni pixel corrisponde una temperatura apparente della superficie. Senza scala di temperatura e senza i parametri di misura un termogramma non è un dato: è un'illustrazione. va letto insieme alla temperatura ambiente e ai dati di targa, non da solo.

Cavi sottodimensionati e modifiche stratificate

Nei capannoni con quindici o vent'anni di vita, l'impianto quasi mai è quello del progetto. Sono state aggiunte linee, spostate macchine, derivate utenze. Il sottodimensionamento raramente è un errore di progetto: è il risultato di modifiche successive che nessuno ha ricalcolato.

Firma termica: riscaldamento del cavo su tutta la tratta, più marcato nei tratti in canala chiusa o in fascio, dove la dissipazione è peggiore. Il punto più caldo è dove il cavo dissipa meno, non dove il difetto è maggiore.

Batterie, gruppi di continuità e sistemi di accumulo

Gruppi statici di continuità, banchi batteria, sistemi di accumulo a ioni di litio a servizio del fotovoltaico. Qui il rischio cambia natura: la cella in anomalia si scalda prima di andare in fuga termica, e il calore anomalo su una cella o su un modulo è uno dei pochi segnali disponibili in anticipo.

Firma termica: disomogeneità fra celle o moduli nominalmente identici, nelle stesse condizioni di carico. Come per le fasi, il valore diagnostico sta nel confronto fra elementi gemelli, non nel valore assoluto.

Limite specifico

Sui sistemi di accumulo la termografia dall'esterno vede l'involucro, non la cella. Su un pacco batteria sigillato la firma utile è quella dei collegamenti, dei connettori di potenza e delle superfici accessibili; il monitoraggio interno è compito del BMS. Chi ti propone la termografia come sostituto del sistema di gestione della batteria ti sta vendendo una cosa che la termografia non fa. Le classificazioni antincendio specifiche per gli incendi di batterie al litio sono in evoluzione: stato normativo [DA VERIFICARE]

Colonnine e infrastrutture di ricarica

Le stazioni di ricarica per veicoli elettrici sono un carico nuovo, spesso innestato su un impianto pensato per altro, con cicli di corrente elevata e prolungata. Nei rilievi su capannoni con parcheggio aziendale i punti critici sono a monte: la linea dedicata, il quadro di derivazione, le protezioni.

Firma termica: riscaldamento sui connettori di potenza e sul quadro di alimentazione durante una sessione di ricarica reale. Un rilievo fatto a colonnine ferme non dice nulla. È il caso più chiaro di quanto conti eseguire la misura sotto carico.

difetto locale morsetto singolo caldo sovraccarico fase intera calda squilibrio asimmetria fra fasi ventilazione quadro caldo uniforme

Il dato che gira ovunque e non ha una fonte

Nella comunicazione commerciale del settore circola con grande insistenza una frase: «circa il 20% degli incendi in azienda ha origine da guasto elettrico». La si trova su decine di pagine, quasi sempre senza indicazione della fonte, talvolta attribuita genericamente a una ricerca del Nucleo Investigativo Antincendi dei Vigili del Fuoco.

Non siamo riusciti a risalire al documento primario che contiene quel dato, e finché non lo troviamo non lo usiamo. Le fonti secondarie che riportano estratti dagli annuari statistici del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco indicano peraltro valori di ordine molto diverso — nell'intorno di pochi punti percentuali sugli incendi con causa accertata — e non sono direttamente confrontabili, perché cambiano perimetro (edifici civili o tutte le attività), classificazione della causa e criterio di accertamento.

Onestà sui numeri

La percentuale corretta di incendi di origine elettrica in Italia, su un perimetro definito e con una fonte citabile, resta per noi valore [DA VERIFICARE] Chi ti presenta quel 20% come un fatto acquisito, molto probabilmente non ha letto il documento da cui verrebbe. Un RSPP o un broker che chiede la fonte e non la ottiene ha già imparato qualcosa sul fornitore che ha davanti.

La buona notizia è che l'argomento non ha bisogno di quel numero. Il caso si regge su un fatto che nessuno contesta: i difetti elettrici che innescano incendi dissipano calore prima di innescare, e la termografia è il metodo più economico per vederli mentre l'impianto lavora.

Cosa guarda davvero chi valuta il rischio

Un risk engineer, un perito antincendio o un broker che istruisce un rischio industriale non leggono i termogrammi cercando la bellezza dell'immagine. Cercano quattro cose, in quest'ordine.

1. Continuità. Un rilievo isolato dice com'era l'impianto in un pomeriggio. Una serie di rilievi a cadenza dichiarata dice che esiste un processo. La differenza fra le due cose, in sede di valutazione, è enorme: la prima è un documento, la seconda è un sistema di gestione.

2. Qualifica di chi rileva. Nessuna norma generale italiana impone una certificazione specifica per la termografia elettrica — a differenza di quanto avviene per il fotovoltaico soggetto a prevenzione incendi, dove la linea guida VVF del 2025 chiede espressamente il 2° livello. Ma anche dove non è imposta, la qualifica è ciò che rende il documento difendibile: un report firmato da operatore di 2° livello certificato UNI EN ISO 9712, con strumentazione identificata, emissività adottata, condizioni ambientali e carico dell'impianto al momento della misura, è un documento tecnico. Un file di immagini colorate senza dati di rilievo è materiale promozionale.

3. Tracciabilità delle azioni correttive. Ogni anomalia deve avere un destino scritto: chi interviene, quando, con quale ordine di lavoro. Un report con dieci anomalie e nessun riferimento a interventi non documenta la manutenzione, documenta la sua assenza.

4. Evidenza di chiusura. È il passaggio che quasi tutti saltano. Dopo l'intervento serve un rilievo di verifica che mostri l'anomalia rientrata, nelle stesse condizioni di carico del rilievo originario. È la sola prova che il problema sia stato risolto e non solo guardato.

Ciclo documentale del rilievo termografico: rilievo iniziale, classificazione della severità, azione correttiva, rilievo di verifica e archiviazione nel fascicolo
Ciclo documentale del rilievo termografico: rilievo iniziale, classificazione della severità, azione correttiva, rilievo di verifica e archiviazione nel fascicolo

La classificazione della severità

Perché il fascicolo sia leggibile da un terzo, la gravità delle anomalie va classificata con un criterio dichiarato nel report. Il criterio più usato nella pratica industriale combina il salto termico rispetto a un riferimento — la fase gemella, il componente identico, la temperatura ambiente — con la criticità funzionale del componente:

info anomalia da monitorare al prossimo ciclo attenzione intervento in manutenzione programmata critica intervento immediato

Le soglie numeriche di ΔTDelta TDifferenza fra la temperatura del punto in esame e quella di un riferimento: un componente identico nelle stesse condizioni, oppure l'ambiente. La gravità di un'anomalia si valuta sul delta T, non sul valore assoluto, perché è il delta… associate a ciascuna classe non sono fissate da una norma italiana cogente. Esistono tabelle di riferimento largamente utilizzate in ambito internazionale, richiamate nella letteratura tecnica sulla manutenzione elettrica: soglie ΔT per classe [DA VERIFICARE] rispetto all'edizione e al documento specifico che si intende adottare. Quello che conta, in sede di contraddittorio, è che il criterio sia esplicitato nel report e applicato in modo coerente fra un rilievo e il successivo — non che sia copiato da una tabella famosa.

Il quadro normativo: cosa è obbligo e cosa non lo è

Su questo punto la confusione commerciale è massima, quindi vale la pena essere precisi su cosa esiste e cosa no.

Il Codice di prevenzione incendi (DM 3 agosto 2015 e successive modifiche) dedica il capitolo S.10 alla sicurezza degli impianti tecnologici e di servizio. Fra gli impianti da considerare ai fini della sicurezza antincendio il capitolo include quelli di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione e utilizzazione dell'energia elettrica, e stabilisce il principio generale che gli impianti siano progettati, realizzati, esercìti e mantenuti in efficienza secondo la regola dell'arte, in conformità alla regolamentazione vigente. Per gli impianti inseriti nel processo produttivo, il progettista effettua la valutazione del rischio di incendio e prevede misure preventive, protettive e gestionali adeguate.

Tradotto: il Codice impone il mantenimento in efficienza, non impone la termografia. La termografia è uno degli strumenti con cui quel mantenimento si verifica e si documenta.

Il DPR 462/01 disciplina le verifiche periodiche degli impianti di messa a terra e di protezione contro le scariche atmosferiche, a carico del datore di lavoro ed eseguite da soggetti abilitati, con periodicità biennale nei luoghi a maggior rischio in caso di incendio, negli ambienti a uso medico, nei cantieri e nei luoghi con pericolo di esplosione, e quinquennale negli altri casi. È un obbligo di legge, e la termografia non lo sostituisce in nessuna misura.

Il DM 37/08 regola la conformità degli impianti e la dichiarazione di conformità; il D.Lgs. 81/08 pone in capo al datore di lavoro l'obbligo generale di valutazione dei rischi e di manutenzione delle attrezzature.

NFPA 70B, standard statunitense sulla manutenzione degli impianti elettrici, nell'edizione 2023 ha trasformato la termografia da pratica raccomandata a requisito, con intervalli non superiori ai dodici mesi e cadenze più strette per apparecchiature in condizione degradata. È un riferimento tecnico autorevole e la ragione per cui la cadenza annuale è ormai lo standard di fatto anche in Europa — ma non è vincolante nell'ordinamento italiano, e chi te lo presenta come un obbligo di legge sta sbagliando o sta forzando.

Sintesi

In Italia non esiste un obbligo generale di termografia periodica sull'impianto elettrico. Esiste un obbligo di mantenere gli impianti in efficienza e di valutare il rischio. La termografia è volontaria: ed è esattamente per questo che ha valore in sede assicurativa e in sede INAIL, perché documenta qualcosa che si è scelto di fare oltre il minimo.

L'unico caso in cui il beneficio economico è esplicito

C'è un contesto in cui il ritorno della termografia non è una questione di trattativa ma un meccanismo scritto: il modello OT23 dell'INAIL, che riconosce l'analisi termografica dell'impianto elettrico — con la conseguente attuazione delle azioni correttive — fra gli interventi che danno accesso alla riduzione del tasso medio di tariffa.

Lì la logica è identica a quella assicurativa, ma codificata: serve il rilievo, serve la prova di aver chiuso le anomalie, serve documentazione probante. Se stai valutando la termografia principalmente per il ritorno economico, quello è il percorso da guardare per primo — lo abbiamo trattato in dettaglio nell'articolo su termografia e modello OT23 INAIL, inclusi tempi, documenti e gli errori che fanno respingere le domande.

Sconti di polizza: distinguere ciò che è vero da ciò che si racconta

Molti operatori del settore affermano che le compagnie applicano sconti sul premio incendio a fronte di report termografici periodici. Non abbiamo trovato evidenza pubblica di sconti standardizzati e codificati, cioè di una percentuale predeterminata associata alla presentazione di un rilievo termografico. Non ci risultano tabelle di mercato, condizioni generali che li prevedano esplicitamente in forma numerica, né documenti associativi che li descrivano.

Quello che è documentabile è diverso, e per un professionista del rischio è più interessante:

  • le compagnie e i loro risk engineer effettuano sopralluoghi tecnici, redigono relazioni e formulano raccomandazioni sul rischio assicurato; la qualità della gestione della manutenzione entra in quella valutazione;
  • le polizze escludono i danni elettrici riconducibili a usura o carenza di manutenzione: avere un fascicolo di rilievi periodici sposta l'onere della discussione;
  • l'assicurato ha un obbligo di comunicazione dell'aggravamento del rischio: conoscere lo stato del proprio impianto è la premessa per poterlo assolvere;
  • su rischi grandi il premio non esce da un tariffario ma da una trattativa informata, e la documentazione tecnica è ciò con cui si negozia.
Quello che non ti diremo mai

Non ti diremo che la termografia ti fa risparmiare una percentuale del premio, perché non lo sappiamo e non dipende da noi. Chi ti dà un numero prima di aver visto la tua polizza e senza conoscere il tuo assicuratore sta indovinando. Con un broker, indovinare si paga caro: è il modo più veloce per perdere credibilità su tutto il resto del discorso.

Come si imposta un piano di rilievo su un capannone

Un piano credibile — credibile per un perito, non solo per l'ufficio acquisti — si definisce su quattro assi.

Perimetro. Cabina di trasformazione, quadro generale di bassa tensione, quadri di reparto e di zona, quadri macchina, linee di distribuzione principali, gruppi di continuità e banchi batteria, quadri di campo del fotovoltaico, infrastruttura di ricarica. Il perimetro va scritto, perché un rilievo che copre metà dell'impianto e non lo dichiara è peggio di un rilievo assente.

Condizioni di validità. L'impianto deve essere in esercizio e sotto carico — l'indicazione di prassi più diffusa è almeno il 40% del carico nominale, sotto la quale l'anomalia esiste ma è troppo fredda per essere classificata in modo affidabile —, le parti attive devono essere accessibili, l'emissività va impostata per materiale, e vanno esclusi irraggiamento solare diretto, riflessi e ventilazione forzata che falsano la lettura.

Sull'accessibilità va detta una cosa che le offerte di solito omettono, e che riguarda direttamente chi firma il DVR. La lamiera di una portella è opaca all'infrarosso: per misurare una connessione interna bisogna vederla. O si installano finestre a infrarossi, oppure il rilievo comporta l'apertura del quadro in esercizio, che è un lavoro su impianto elettrico ai sensi della CEI 11-27 e del Titolo III, Capo III del D.Lgs 81/08. Comporta quindi valutazione del rischio — incluso il rischio da arco elettrico, per il quale dal 2025 esiste il metodo del rapporto tecnico CEI 78-25 —, personale qualificato dal datore di lavoro, DPI selezionati sull'energia incidente e procedura di lavoro scritta. La certificazione UNI EN ISO 9712UNI EN ISO 9712Norma che definisce qualificazione e certificazione del personale addetto alle prove non distruttive. Prevede tre livelli: il primo esegue, il secondo imposta, interpreta e firma, il terzo sviluppa procedure e qualifica il personale. La… del termografista non è una qualifica elettrica: sono due assi indipendenti. Chi vi propone il rilievo senza affrontare questo punto non ha ancora letto il vostro impianto. Il tema è trattato per esteso nella pagina su finestre a infrarossi e apertura dei quadri.

Cadenza. Annuale come base, con accorciamento su impianti a servizio continuo, su apparecchiature con storico di anomalie e nei reparti dove un fermo produrrebbe danno indiretto rilevante (celle frigorifere, logistica automatizzata, magazzini automatici). Nei magazzini logistici il tema è amplificato dal carico d'incendio dello stoccato: lì l'anomalia elettrica non è solo un guasto, è un innesco in mezzo a materiale combustibile.

Chiusura del ciclo. Ogni anomalia classificata attenzione o critica deve avere un intervento e un rilievo di verifica. Il fascicolo si chiude solo quando la firma termica è rientrata.

Per gli impianti fotovoltaici su copertura di capannone il tema si intreccia con gli obblighi di prevenzione incendi specifici: ne abbiamo scritto nella pagina dedicata alla verifica termografica biennale del fotovoltaico ai fini CPI. Per i contesti a densità di potenza estrema, dove la gestione termica è essa stessa il rischio principale, vale la logica descritta nella pagina sulla termografia nei data center.

Cosa la termografia non copre

La parte che i fornitori raccontano meno, e che è quella che un RSPP deve conoscere prima di firmare l'incarico.

Non vede dentro i carter chiusi. Se il calore non arriva a una superficie inquadrabile, il difetto non produce firma. Un guasto interno a un componente sigillato, a un involucro coibentato o dietro una pannellatura non apribile può restare invisibile. È il motivo per cui le finestre a infrarossi non sono un accessorio ma una scelta progettuale.

Non sostituisce le verifiche impiantistiche di legge. Non è una verifica DPR 462/01, non misura la resistenza di isolamento, non prova l'intervento delle protezioni, non verifica i tempi di intervento dei differenziali.

Non certifica la conformità dell'impianto. Un rilievo termografico senza anomalie significa che, in quelle condizioni di carico e in quel momento, non c'erano dissipazioni anomale rilevabili. Non significa che l'impianto sia a norma: quello lo dice una verifica di conformità, che è un'altra prestazione fatta da un'altra figura.

Non vede i difetti che non producono calore. Un isolamento degradato che non è ancora in perdita, una protezione mal coordinata, un errore di selettività: sono difetti reali e la termocamera non li mostra.

Non funziona a impianto fermo. È il limite operativo più pratico e il più sottovalutato in fase di pianificazione: il rilievo va incastrato nell'esercizio, non in fermata.

Il perimetro reale

La termografia rileva differenze di temperatura superficiale. Dentro quel perimetro è lo strumento più efficiente che esista per trovare difetti elettrici prima che diventino guasti. Fuori da quel perimetro è muta, e va detto prima di venire — non dopo, in una nota a piè di pagina del report.

Il fascicolo da mettere sul tavolo

Se l'obiettivo è avere qualcosa da presentare a un broker, a un risk engineer o, nella peggiore delle ipotesi, a un perito dopo un sinistro, il materiale da costruire è questo:

  • report firmato e datato per ogni campagna, con strumentazione, emissività adottata, condizioni ambientali, carico dell'impianto e perimetro ispezionato dichiarati;
  • termogrammi con scala di temperatura e immagine in luce visibile dello stesso punto, per rendere identificabile il componente;
  • classificazione della severità con criterio esplicitato;
  • registro delle azioni correttive: anomalia, intervento, data, esecutore, riferimento all'ordine di lavoro;
  • rilievi di verifica post-intervento nelle stesse condizioni di carico;
  • qualifica dell'operatore allegata, con estremi della certificazione;
  • piano dei rilievi successivi, che è ciò che dimostra la continuità.

È un fascicolo, non un file. E il suo valore cresce nel tempo: al terzo anno racconta una storia che nessuna dichiarazione di intenti può sostituire — quella di un'azienda che sa in che stato è il proprio impianto e lo dimostra con le date.

Se il fascicolo non esiste ancora, il primo passo non è la termocamera. È leggere due righe della propria polizza — come è formulata l'esclusione per usura e carenza di manutenzione, e che cosa il contratto considera aggravamento del rischio — e da lì decidere quali nodi vanno documentati per primi. È il punto da cui partiamo anche noi, prima di proporre un perimetro: definiamo le condizioni di validità del rilievo e dichiariamo in anticipo quali punti non saranno ispezionabili senza finestre a infrarossi o senza una procedura di apertura del quadro. È la parte che di norma non compare nei preventivi, ed è quella che decide se il fascicolo reggerà davanti a chi lo leggerà per contestarlo.

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Domande frequenti

La termografia dà diritto a uno sconto sulla polizza incendio?

Non esiste, per quanto risulta da fonti pubbliche verificabili, uno sconto di premio codificato e standardizzato legato alla termografia. Quello che esiste è un effetto documentale: un rilievo periodico firmato da operatore certificato, con anomalie classificate e azioni correttive chiuse, è materiale che entra nella valutazione del rischio e nella trattativa. Chi promette una percentuale garantita sta promettendo una cosa che non può controllare.

Ogni quanto va ripetuta la termografia su un capannone industriale?

In Italia non esiste un obbligo generale di periodicità per la termografia dell'impianto elettrico. La cadenza annuale è la prassi più diffusa e coincide con quanto prevede lo standard statunitense NFPA 70B nell'edizione 2023, che non è però vincolante nel nostro ordinamento. Su impianti critici, molto caricati o con storico di anomalie, la cadenza si accorcia.

Che differenza c'è fra la termografia e le verifiche di legge dell'impianto elettrico?

Sono cose diverse e non si sostituiscono. Le verifiche periodiche dell'impianto di messa a terra e delle protezioni contro le scariche atmosferiche sono un obbligo del datore di lavoro secondo il DPR 462/01, con cadenza biennale o quinquennale a seconda del luogo. La termografia non è una verifica di conformità: è un'indagine sullo stato termico dell'impianto in esercizio, che intercetta difetti che nessuna verifica documentale vede.

Perché l'assicuratore dovrebbe interessarsi a un report termografico?

Perché le polizze incendio contengono tipicamente esclusioni per i danni da fenomeno elettrico riconducibili a usura o carenza di manutenzione, e obblighi di comunicazione dell'aggravamento del rischio ai sensi dell'art. 1898 del Codice Civile. Un fascicolo di rilievi periodici con azioni correttive tracciate è la prova documentale che quella carenza non c'è.

Il report deve essere firmato da un certificato UNI EN ISO 9712?

Nessuna norma generale lo impone per la termografia elettrica. Ma la qualifica di chi rileva è parte della forza probatoria del documento: un report firmato da operatore di 2° livello certificato UNI EN ISO 9712, con strumentazione, emissività, carico e condizioni dichiarate, regge il contraddittorio con un perito. Quattro immagini colorate senza dati di misura no.

Cosa succede se il report segnala anomalie e non le risolvo?

È lo scenario peggiore dei tre possibili. Non fare la termografia lascia un'incertezza; farla e chiudere le anomalie costruisce evidenza; farla e archiviare il report senza intervenire produce un documento datato in cui l'azienda dichiara per iscritto di conoscere un difetto e di non averlo trattato. Il rilievo va sempre pianificato insieme alla capacità di intervenire.

La termografia vede i difetti dentro un quadro chiuso?

Solo se il calore raggiunge una superficie che la termocamera può inquadrare. Un difetto dentro un carter metallico chiuso o dietro una pannellatura non ispezionabile può non produrre alcuna firma rilevabile dall'esterno. Per questo il rilievo si esegue attraverso finestre a infrarossi installate stabilmente, oppure aprendo il quadro in esercizio: quest'ultima è a tutti gli effetti un'attività su impianto elettrico ai sensi della CEI 11-27 e del Titolo III Capo III del D.Lgs 81/08, con personale qualificato dal datore di lavoro, DPI e procedura scritta. Non è un'operazione che si improvvisa per fare una fotografia.

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Descrivici l’impianto o il problema: ti diciamo, senza impegno, se la termografia è il metodo giusto, in quali condizioni va eseguita e cosa otterrai. Se non è il metodo giusto, te lo diciamo prima.

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