Termografia TOPDiagnostica a infrarossi
Tecnici certificati
UNI EN ISO 9712

Ogni quanto si fa la termografia agli impianti elettrici: la periodicità per contesto

Schema della periodicità dei controlli termografici sugli impianti elettrici per tipologia di installazione
Schema della periodicità dei controlli termografici sugli impianti elettrici per tipologia di installazione

Non esiste in Italia una legge che imponga l'indagine termografica sugli impianti elettrici ordinari: di conseguenza non esiste una periodicità obbligatoria uguale per tutti, e chiunque ve la presenti come tale sta semplificando. La frequenza si stabilisce sulla criticità dell'impianto, e nella pratica va dal controllo semestrale sui nodi critici a quello triennale sulle utenze marginali, con l'annuale come riferimento più diffuso per i quadri di bassa tensione principali. Sotto trovi la periodicità contesto per contesto, e per ciascuno l'indicazione esplicita di cosa discende da una norma e cosa è invece buona prassi.

Perché non c'è una risposta unica (e perché quella unica sarebbe sbagliata)

La domanda "ogni quanto" nasce quasi sempre da un'esigenza concreta: costruire un piano di manutenzione, riempire una riga di budget, rispondere a un auditor o a un broker assicurativo. Chi la pone vuole un numero.

Il problema è che un numero unico non descrive la realtà. Un quadro di distribuzione che alimenta una linea di produzione in tre turni, in un capannone polveroso, con vent'anni di esercizio alle spalle, e un quadro di piano di un ufficio direzionale non hanno lo stesso tasso di degrado. Le connessioni si allentano per cicli termici e vibrazioni: dove i cicli sono più numerosi e le correnti più alte, il degrado corre più veloce. Applicare la stessa frequenza ai due casi significa sprecare risorse su uno e restare scoperti sull'altro.

Per questo l'unico modo onesto di rispondere è dare una tabella per contesto e i criteri che permettono di spostarsi al suo interno.

Nota di metodo. Le frequenze indicate in questa pagina sono, salvo dove diversamente specificato, prassi di piano di manutenzione e non prescrizioni di legge. Sono coerenti con le indicazioni delle guide tecniche e con la pratica industriale corrente, ma restano una scelta del datore di lavoro, da motivare nel piano e da tracciare nel registro dei controlli.

Cosa impone davvero la legge, e cosa non impone

Prima di parlare di frequenze conviene sgombrare il campo da un equivoco che circola con insistenza: l'idea che la termografia sia imposta dal DPR 462/01, o che la sua periodicità sia quella biennale o quinquennale di quel decreto. Non è così.

DPR 462/01: riguarda la terra, non la termografia

Il DPR 462/01 disciplina l'omologazione e le verifiche periodiche degli impianti di messa a terra, degli impianti di protezione dalle scariche atmosferiche e degli impianti elettrici nei luoghi con pericolo di esplosione. Le verifiche sono affidate ad ASL/ARPA o a organismi ispettivi abilitati dal Ministero, accreditati secondo la UNI CEI EN ISO/IEC 17020. Le periodicità sono queste:

Impianti di terra e protezione scariche - periodicità ordinaria: 5 anni
Cantieri, locali ad uso medico, luoghi a maggior rischio in caso di incendio: 2 anni
Impianti in luoghi con pericolo di esplosione (art. 6): 2 anni

Fonte: DPR 462/2001, artt. 4 e 6, come riportato dalla documentazione degli organismi di verifica abilitati.

Il punto che interessa qui è un altro: in nessun punto quel decreto prescrive un'indagine termografica. La verifica DPR 462/01 è un'attività strumentale su terra, continuità dei conduttori di protezione, dispositivi differenziali e coordinamento delle protezioni. La termografia è un'indagine sulla temperatura superficiale dei componenti in esercizio. Sono due controlli diversi, con obiettivi diversi, e nessuno dei due sostituisce l'altro.

Il rapporto corretto fra i due è di complementarietà: la verifica DPR 462/01 accerta che le protezioni funzionino quando serve; la termografia accerta che l'impianto non stia degradando prima che le protezioni debbano intervenire. Chi ha fatto la verifica quinquennale non ha fatto la termografia, e viceversa.

D.Lgs 81/08 art. 86: l'obbligo c'è, la periodicità no

L'articolo 86 del D.Lgs 81/08 pone in capo al datore di lavoro l'obbligo di provvedere affinché gli impianti elettrici e gli impianti di protezione dai fulmini siano periodicamente sottoposti a controllo secondo le indicazioni delle norme di buona tecnica e la normativa vigente, e affinché l'esito dei controlli sia verbalizzato e messo a disposizione degli organi di vigilanza. I controlli devono essere eseguiti da persona competente.

Tre conseguenze pratiche, che vale la pena leggere lentamente:

  1. L'obbligo di controllo esiste e riguarda l'intero impianto elettrico, non solo la terra. È un obbligo più ampio di quello del DPR 462/01.
  2. La legge non fissa una periodicità per questi controlli, né stabilisce quale metodo usare. Rinvia alle norme di buona tecnica.
  3. La verbalizzazione è obbligatoria. È qui che nasce il registro dei controlli: non come adempimento formale, ma come il documento con cui il datore di lavoro dimostra di aver adempiuto.

Da questo deriva il vero spazio della termografia: è uno dei metodi con cui si dà contenuto tecnico a un obbligo che la legge lascia deliberatamente aperto. Non è imposta, ma è documentalmente forte, perché produce evidenza oggettiva, datata e ripetibile.

La conclusione da dire chiaramente

Non esiste un obbligo generale di legge di eseguire la termografia sugli impianti elettrici ordinari. Esistono obblighi di controllo e manutenzione (art. 86 D.Lgs 81/08) che la termografia aiuta ad assolvere, e obblighi di verifica su altri oggetti (DPR 462/01) che con la termografia non c'entrano. Chi lascia intendere il contrario sta vendendo un obbligo inesistente - e sta anche buttando via l'argomento migliore: proprio perché è aggiuntiva rispetto agli obblighi di legge, l'analisi termografica è valorizzabile nel modello OT23 INAIL. Ne parliamo nell'articolo dedicato a termografia e riduzione del tasso INAIL.

Le norme tecniche che parlano di periodicità

Se la legge tace sui numeri, le norme tecniche danno il metodo per costruirli.

Norma CEI 64-8. Stabilisce il criterio generale: la frequenza della verifica periodica di un impianto deve essere determinata considerando il tipo di impianto e dei componenti, il suo uso e funzionamento, la frequenza e la qualità della manutenzione e le influenze esterne a cui è soggetto. È esattamente il criterio che useremo nella tabella qui sotto: non un numero calato dall'alto, ma cinque variabili da valutare.

Guida CEI 0-10 (2002), "Guida alla manutenzione degli impianti elettrici". Si applica alla manutenzione degli impianti elettrici utilizzatori in bassa tensione e organizza il lavoro in schede di attività, ciascuna con la propria periodicità, raccogliendo l'elenco delle attività, delle tipologie di impianto e delle periodicità per cui le Norme CEI prevedono controlli. È il documento di riferimento per chi deve redigere un piano di manutenzione strutturato. Se la Guida indichi una periodicità numerica specifica per l'indagine termografica, e quale, è [DA VERIFICARE] sul testo integrale della norma: le fonti secondarie consultate non lo riportano.

Norma CEI 78-17 (2015), manutenzione delle cabine MT/MT e MT/BT dei clienti finali. Struttura la manutenzione della cabina in schede che riportano, per ciascun intervento, la periodicità massima ammessa, cioè l'intervallo di tempo massimo fra due interventi. La norma colloca la termografia fra le misure specialistiche, che richiedono strumentazione professionale e operatore qualificato. La periodicità massima assegnata dalla norma alla singola scheda di rilievo termografico è [DA VERIFICARE] sul testo ufficiale.

IEC TS 62446-3IEC TS 62446-3Specifica tecnica che definisce condizioni, procedure e criteri di valutazione per l'ispezione a infrarossi degli impianti fotovoltaici: soglie di irraggiamento, modalità di ripresa e classificazione delle anomalie., per il fotovoltaico, è l'unico caso fra quelli trattati qui in cui una specifica tecnica dà un numero esplicito per la termografia: indica di eseguire l'ispezione almeno una volta ogni quattro anni, con impianto connesso e in produzione regolare. Attenzione a non confonderla con la periodicità biennale, che ha un'altra origine: è la linea guida antincendio dei Vigili del Fuoco DCPREV n. 14030 del 1° settembre 2025, che chiede verifiche documentate almeno ogni due anni — con ispezione termografica condotta secondo la IEC TS 62446-3 — per gli impianti a servizio di attività soggette ai controlli di prevenzione incendi. Due fonti, due periodicità, due platee diverse: ne parliamo nella pagina dedicata alla verifica termografica del fotovoltaico.

NFPA 70B (edizione 2023), riferimento statunitense. Utile come benchmark internazionale, non applicabile in Italia: prescrive l'ispezione delle apparecchiature elettriche almeno ogni 12 mesi e porta l'ispezione termografica a ogni 6 mesi per le apparecchiature classificate in condizione fisica 3, cioè quelle che hanno saltato cicli di manutenzione, che hanno mostrato problemi nei cicli precedenti o che hanno segnalazioni aperte dai sistemi di monitoraggio. È interessante perché formalizza il principio che qui useremo: la frequenza si lega allo stato dell'apparecchiatura, non solo alla sua categoria.

ISO 18434-1 definisce l'impiego della termografia nel condition monitoring delle macchine, e la UNI ISO 18436-7 la qualificazione del personale che la applica. Definiscono metodo e competenze, non intervalli di ispezione: [DA VERIFICARE] se una delle due contenga tabelle di periodicità.

Schema del rapporto fra obblighi di legge, norme tecniche e periodicità della termografia
Schema del rapporto fra obblighi di legge, norme tecniche e periodicità della termografia

La tabella di periodicità per contesto

Questa è la parte operativa. Per ogni contesto trovi la frequenza consigliata, i fattori che la determinano e - colonna decisiva - se si tratti di un obbligo normativo o di buona prassi.

Contesto Frequenza consigliata Cosa la determina Obbligo o buona prassi
Quadro BT industriale (generale, distribuzione, quadri di macchina) Annuale sui quadri principali; 6 mesi su nodi critici, impianti con storico di anomalie o ambienti gravosi; fino a 24 mesi su quadri secondari a basso carico [STIMA] Carico e continuità del servizio, numero di cicli di manovra, ambiente (polvere, umidità, vibrazioni, temperatura), età dell'impianto, storico degli interventi Buona prassi. Nessun obbligo di legge. Contribuisce ad assolvere l'obbligo di controllo dell'art. 86 D.Lgs 81/08
Quadro BT terziario (uffici, retail, alberghi, scuole) 12-24 mesi sui quadri generali e di piano; annuale se attività a maggior rischio in caso di incendio o con affollamento rilevante [STIMA] Carico tendenzialmente stabile e più basso, ma affollamento e vie di esodo alzano la posta del rischio incendio. Pesa molto l'età dell'impianto e la stratificazione di modifiche successive Buona prassi. Nessun obbligo. Frequentemente richiesta dalle compagnie assicurative in sede di rinnovo polizza
Cabina MT/BT utente Annuale sui componenti ispezionabili in esercizio: sbarre, isolatori, terminali cavo, connessioni del trasformatore, quadro BT generale [STIMA] Continuità di servizio richiesta, carico del trasformatore, ventilazione e temperatura del locale, presenza o assenza di finestre a infrarossi, accessibilità in sicurezza Buona prassi inserita in un obbligo di manutenzione. La manutenzione della cabina è disciplinata dalla CEI 78-17; la periodicità della singola scheda termografica è [DA VERIFICARE]
Data center / sala CED / infrastruttura critica Annuale come base sui quadri principali, condotti sbarre, UPS e stringhe batterie; 6 mesi su nodi appena modificati, installazioni nel primo anno di esercizio e rami con anomalie aperte [STIMA] Continuità di servizio (è il fattore dominante: qui il guasto non è una riparazione da programmare ma un'interruzione del servizio), densità di potenza, presenza di ridondanze, vincoli di accesso Buona prassi. Nessun obbligo di legge; spesso richiesta contrattualmente da SLA, audit di certificazione e assicurazioni. Approfondimento: termografia per data center
Impianto fotovoltaico Almeno quadriennale come raccomandazione tecnica generale; almeno biennale se l'impianto è a servizio di un'attività soggetta ai controlli di prevenzione incendi. Frequenza maggiore su impianti con storico di anomalie, dopo eventi atmosferici rilevanti o dopo manutenzioni Superficie e numero di stringhe, esposizione, età dei moduli, presenza dell'impianto su attività soggetta a controllo di prevenzione incendi Due fonti distinte. Il quadriennale è raccomandazione della specifica tecnica IEC TS 62446-3; il biennale discende dalla linea guida VVF DCPREV 14030 del 1° settembre 2025 e riguarda solo le attività soggette a controlli di prevenzione incendi. Dettagli nella pagina fotovoltaico e verifica biennale
Involucro edilizio (dispersioni, ponti termici, infiltrazioni) Non periodica: si esegue su evento - diagnosi energetica, collaudo di un intervento, contenzioso, comparsa di muffe o infiltrazioni; eventuale ripetizione post-intervento per documentare l'esito Non c'è degrado progressivo da monitorare come nell'elettrico: c'è un quesito da risolvere. La finestra stagionale conta più della frequenza (serve un salto termico sufficiente fra interno ed esterno) Buona prassi / indagine su commessa. Nessun obbligo di periodicità. Il metodo di riferimento è la UNI EN ISO 6781-1:2023, in vigore dal 16 novembre 2023, che ha sostituito la UNI EN 13187:2000 ritirata alla stessa data
Macchine rotanti (motori, pompe, ventilatori, riduttori) 3-6 mesi all'interno di un programma di condition monitoring; annuale su macchine non critiche o con ridondanza [STIMA] Criticità della macchina nel processo, ore di funzionamento, presenza di ridondanza, storico di guasti, disponibilità di altre tecniche diagnostiche (analisi vibrazionale) con cui incrociare i dati Buona prassi. Nessun obbligo. Metodo e qualifica del personale: ISO 18434-1 e UNI ISO 18436-7

Le frequenze marcate [STIMA] sono la pratica corrente nei piani di manutenzione e la sintesi delle indicazioni tecniche disponibili, non periodicità prescritte. Vanno adattate al singolo impianto con i criteri del paragrafo seguente e, soprattutto, motivate per iscritto: un piano che dice "annuale" senza spiegare perché è indifendibile tanto quanto uno che non dice nulla.

I cinque fattori che spostano la frequenza

Sono gli stessi che la CEI 64-8 elenca come criterio per la verifica periodica, applicati al caso specifico.

1. Criticità. Non è la potenza, è la conseguenza del guasto. Un quadro da 100 A che alimenta l'unica linea produttiva è più critico di un quadro da 630 A che alimenta magazzini ridondati. La domanda giusta è: se questo nodo si ferma alle nove di lunedì, cosa succede fino a giovedì?

2. Carico. Il calore anomalo è proporzionale al quadrato della corrente: più l'impianto lavora vicino ai valori nominali, più le anomalie si sviluppano in fretta e più diventano visibili. Un impianto stabilmente sopra il 70% del nominale merita frequenze più strette; un impianto abitualmente al 20% pone il problema opposto, cioè che il rilievo rischi di non evidenziare nulla.

3. Età e storia. Le connessioni non degradano linearmente. I primi mesi di esercizio scoprono i difetti di installazione, poi segue un lungo plateau, poi ricompare l'usura. Un impianto oltre i vent'anni, o un impianto con molte modifiche stratificate da mani diverse, chiede frequenze più strette di un impianto nuovo e omogeneo.

4. Ambiente. Polvere, umidità, atmosfere corrosive, vibrazioni trasmesse dalla struttura, escursioni termiche del locale: tutti acceleratori del degrado dei contatti. Anche la CEI 78-17 riconosce questo principio, chiedendo periodicità più restrittive per le cabine collocate in ambienti particolarmente inquinati.

5. Continuità di servizio richiesta. È il fattore che nei data center domina tutti gli altri. Dove il fermo non è negoziabile, la frequenza dei controlli sale non perché l'impianto degradi più in fretta, ma perché la finestra di tolleranza all'imprevisto è più stretta.

Un'avvertenza sul carico. Qualunque periodicità decidiate, il rilievo vale solo se eseguito con l'impianto in esercizio e sotto carico - come regola pratica, almeno il 40% del nominale. Programmare la campagna nella settimana di fermo impianti è l'errore che vanifica l'intera pianificazione: si ottiene un report puntuale, datato, firmato, e privo di significato diagnostico. La finestra di rilievo va scelta sul profilo di carico reale, non sul calendario delle manutenzioni meccaniche.

Come si costruisce una campagna, non un singolo rilievo

La differenza fra un controllo termografico e un programma termografico è che il secondo produce una serie storica. Un punto caldo isolato dice che c'è un'anomalia; lo stesso punto misurato per tre anni dice se sta peggiorando, e a che velocità. È l'unico modo per passare da un'informazione binaria a una previsione.

Una campagna ben impostata ha quattro elementi.

Un perimetro dichiarato. L'elenco dei quadri, dei nodi e dei componenti inclusi, con un identificativo stabile per ciascuno. Se al giro successivo i punti non sono gli stessi, il confronto non esiste. Questo elenco è anche ciò che rende il rapporto verificabile da un terzo.

Punti di misura ripetibili. Stessa inquadratura, stesso riferimento fotografico in luce visibile, stessa emissivitàEmissivitàRapporto fra la radiazione emessa da una superficie reale e quella emessa da un corpo nero alla stessa temperatura. Varia con materiale, finitura e angolo di vista: impostarla male è la prima causa di misure sbagliate. Rame lucido e… dichiarata per ciascun materiale. Rame lucido, barra verniciata, isolante plastico e acciaio si comportano in modo molto diverso: usare un valore unico è l'errore più comune e falsa il confronto fra campagne.

Condizioni registrate. Carico dell'impianto al momento della misura, temperatura ambiente, strumentazione, distanza, presenza di ventilazione forzata o irraggiamento parassita. Senza queste informazioni due termogrammiTermogrammaImmagine in falsi colori in cui a ogni pixel corrisponde una temperatura apparente della superficie. Senza scala di temperatura e senza i parametri di misura un termogramma non è un dato: è un'illustrazione. a distanza di un anno non sono confrontabili: la differenza che leggete potrebbe essere solo la differenza fra le due giornate.

Un criterio di classificazione dichiarato. La gravità si valuta sul differenziale termico rispetto a un riferimento - un componente omologo nelle stesse condizioni, oppure l'ambiente - non sul valore assoluto, che da solo non dice nulla. Il criterio va scritto nel rapporto, così che chiunque possa rifare il ragionamento.

Schema di pianificazione di una campagna termografica pluriennale su impianto elettrico
Schema di pianificazione di una campagna termografica pluriennale su impianto elettrico

Le tre occasioni fuori piano

Oltre alla frequenza ordinaria, esistono tre momenti in cui il rilievo va fatto indipendentemente dal calendario.

Il collaudo di accettazione. Su installazione nuova, dopo la messa in carico e prima dell'esercizio ordinario. Documenta lo stato zero e separa i difetti di installazione da quelli che nasceranno dall'uso. È anche l'elemento su cui si discute quando un guasto precoce solleva la questione della responsabilità.

Il controllo post-intervento. A valle di modifiche, ampliamenti, sostituzioni o manutenzioni che abbiano toccato connessioni. Un serraggio rifatto male è indistinguibile a occhio da uno rifatto bene, e produce i suoi effetti mesi dopo.

Il ricontrollo di anomalia. Quando una campagna ha classificato un'anomalia e l'intervento correttivo è stato eseguito, un rilievo di verifica documenta il rientro. È l'elemento che chiude il ciclo e che, non a caso, è anche quello che l'INAIL guarda quando valuta l'attuazione delle azioni correttive.

Trigger che impongono di anticipare

Indipendentemente dalla periodicità di piano, anticipate il controllo quando si verifica uno di questi eventi:

Modifica o ampliamento dell'impianto - nuove derivazioni, nuovi carichi, sostituzione di apparecchiature.
Aumento stabile del carico - nuovo turno, nuova macchina, aumento della potenza impegnata.
Intervento manutentivo su connessioni - qualunque cosa sia stata smontata e rimontata.
Anomalia aperta non risolta - se una segnalazione della campagna precedente non è stata sanata, l'intervallo va ridotto fino alla chiusura.
Evento esterno rilevante - allagamento, fulminazione, incendio limitrofo, sovratensione documentata, intervento ripetuto delle protezioni senza causa individuata.
Cambio di destinazione dei locali - un ambiente che diventa a maggior rischio incendio cambia il profilo dell'intero piano, incluse le periodicità DPR 462/01.

Il registro dei controlli: cosa ci va scritto

L'art. 86 del D.Lgs 81/08 chiede che l'esito dei controlli sia verbalizzato e messo a disposizione degli organi di vigilanza. Il registro dei controlli è il contenitore di quella verbalizzazione, e la termografia è uno dei controlli che vi confluiscono.

Perché la riga sia utile e non decorativa, deve permettere a un terzo di ricostruire cosa è stato fatto:

  • data del rilievo e identificativo del rapporto;
  • perimetro controllato, con i riferimenti dei quadri e dei punti;
  • qualificazione dell'esecutore - per la termografia, la certificazione UNI EN ISO 9712 del personale, con il livello;
  • esito sintetico e numero di anomalie per classe di gravità;
  • azioni correttive decise, con responsabile e termine;
  • chiusura delle azioni, con il riferimento al rilievo di verifica quando previsto.

Il registro serve a due cose contemporaneamente, ed è utile tenerle distinte. La prima è dimostrare adempimento in caso di controllo. La seconda, più importante nel lavoro quotidiano, è consentire il confronto fra campagne: senza uno storico ordinato, ogni rilievo riparte da zero e la parte predittiva del metodo si perde.

Il rapporto con l'OT23 e la pianificazione per anno solare

C'è un motivo pratico per cui la periodicità della termografia elettrica si allinea spesso all'anno solare, e non a un intervallo mobile di dodici mesi.

Il modello OT23 dell'INAIL riconosce, fra gli interventi migliorativi che danno accesso alla riduzione del tasso medio di tariffa, l'analisi termografica di una o più parti dell'impianto elettrico con conseguente attuazione delle opportune azioni correttive (intervento A-4.1 nelle edizioni recenti). Il rilievo e la valutazione dei dati rilevati devono essere eseguiti da personale certificato secondo i livelli 1 e 2 della UNI EN ISO 9712UNI EN ISO 9712Norma che definisce qualificazione e certificazione del personale addetto alle prove non distruttive. Prevede tre livelli: il primo esegue, il secondo imposta, interpreta e firma, il terzo sviluppa procedure e qualifica il personale. La…, e la relazione - con immagini nel visibile e nell'infrarosso - va datata e firmata da un operatore certificato almeno di 2° livello. L'INAIL ha inoltre chiarito che l'analisi può essere svolta anche nell'ambito della manutenzione preventiva periodica, e non solo come intervento isolato: cioè una campagna programmata è pienamente ammissibile.

La conseguenza operativa sulla pianificazione è netta: l'intervento deve ricadere nell'anno solare cui la domanda si riferisce, e la domanda si presenta l'anno successivo entro la scadenza fissata dall'INAIL (per il modello 2026, riferito a interventi realizzati nel 2025, il termine era il 2 marzo 2026). Chi programma la campagna a dicembre non lascia il tempo di eseguire e documentare le azioni correttive; chi la programma a novembre dell'anno precedente si trova con un rilievo fuori perimetro. La finestra utile, nella pratica, è fra la primavera e il primo autunno, che è anche il periodo in cui i profili di carico industriali sono più stabili.

Il tema è trattato per esteso nell'articolo dedicato a termografia e modello OT23 INAIL.

Gli errori di pianificazione più frequenti

Confondere la verifica di legge con l'indagine termografica. È l'errore da cui siamo partiti. Produce due danni simmetrici: chi crede di essere coperto perché ha la verifica DPR 462/01 non fa la termografia; chi crede che la termografia assolva l'obbligo di verifica salta un adempimento sanzionabile.

Programmare il rilievo a impianto fermo o scarico. Già detto, ma è l'errore che vanifica più campagne di qualunque altro.

Cambiare perimetro a ogni giro. Se ogni anno si controllano quadri diversi in funzione di chi ha fatto l'ordine, non si costruisce alcuna serie storica e la parte predittiva del metodo scompare.

Non chiudere il ciclo. Un report che elenca anomalie senza evidenza dell'intervento correttivo non dimostra alcun miglioramento della sicurezza: dimostra che si sa di avere un problema e non lo si è risolto. Vale come rilievo tecnico, non vale come dimostrazione di diligenza, e non regge in sede OT23.

Allungare l'intervallo perché l'ultima campagna era pulita. Un esito negativo fotografa uno stato istantaneo, non garantisce una tendenza. I cicli termici e le vibrazioni continuano a lavorare sulle connessioni anche dopo un rilievo tranquillizzante.

Fissare la periodicità senza dichiarare il criterio. Se in un audit non si sa spiegare perché quel quadro è annuale e quell'altro triennale, la periodicità non è una scelta di gestione del rischio: è un'abitudine.

Cosa la termografia, per quanto frequente, non risolve

Va detto anche questo, perché una periodicità stretta non compensa un limite di metodo.

La termografia rileva differenze di temperatura superficiale. Non vede all'interno di un componente sigillato se il calore non raggiunge la superficie esterna; non rileva un difetto che non produca calore; non misura l'isolamento; non verifica il coordinamento delle protezioni; non sostituisce le verifiche strumentali previste per gli impianti elettrici né le prove funzionali. Un contatto in via di degrado ma non ancora percorso da corrente sufficiente può non manifestarsi affatto nel momento del rilievo.

È un'indagine complementare: molto efficace nel suo campo, muta fuori da quello. La periodicità che si sceglie deve tenerne conto, integrando la termografia con gli altri controlli previsti dal piano di manutenzione invece di considerarla il piano stesso.

Come impostiamo la periodicità con i clienti

Lavoriamo su Milano, Torino, Monza, Como, Novara e Aosta, e la prima cosa che chiediamo prima di proporre una frequenza sono quattro informazioni: il profilo di carico dell'impianto nell'arco della settimana, l'età e la storia delle modifiche, il perimetro dei nodi critici dal punto di vista della continuità di servizio, e l'accessibilità delle parti attive - cioè se esistono finestre a infrarossi o se serve una procedura di apertura delle pannellature.

L'ultima domanda non è secondaria, ed è quella che quasi nessuno pone in fase di preventivo. Per inquadrare una connessione interna bisogna vederla: la lamiera è opaca all'infrarosso. Se non ci sono finestre a infrarossi, il rilievo comporta l'apertura di un quadro in esercizio, che è un lavoro su impianto elettrico ai sensi della CEI 11-27 e del Titolo III, Capo III del D.Lgs 81/08 - quindi valutazione del rischio, personale qualificato dal datore di lavoro, DPI scelti sull'energia incidente e procedura scritta. Una periodicità che non tiene conto di questo non è un piano: è un calendario. Il tema è trattato per esteso nella pagina su finestre a infrarossi e apertura dei quadri.

Da lì esce una proposta di periodicità differenziata per gruppi di nodi, non un numero unico applicato all'intero stabilimento, e una finestra di rilievo scelta sul carico e non sul calendario. Se una delle condizioni di validità della misura non è soddisfacibile in quella finestra, lo diciamo prima di venire, invece di consegnare un rapporto che non regge.

Tutte le domande frequenti del sitoSfogliale raggruppate per tema e per argomentoApri l’indice FAQ →

Domande frequenti

Esiste un obbligo di legge di fare la termografia ai quadri elettrici?

No. Nessuna norma di legge italiana impone in via generale l'indagine termografica sugli impianti elettrici ordinari. Il DPR 462/01 impone le verifiche periodiche degli impianti di messa a terra e di protezione dalle scariche atmosferiche, che sono un'altra cosa; l'art. 86 del D.Lgs 81/08 impone al datore di lavoro controlli sull'impianto elettrico ma non prescrive né il metodo né la periodicità. La termografia è un intervento aggiuntivo: è proprio questo che la rende valorizzabile nel modello OT23 INAIL.

Ogni quanto va fatta la termografia a un quadro elettrico di bassa tensione?

Il riferimento più diffuso nella pratica industriale è annuale sui quadri principali e sui nodi di distribuzione, con estensione a 24-36 mesi sulle utenze secondarie a basso carico e riduzione a 6 mesi sui nodi critici o con storico di anomalie. Non è una periodicità di legge ma una scelta di piano di manutenzione, che va motivata e messa a verbale.

Il DPR 462/01 obbliga alla termografia ogni due o cinque anni?

No, ed è l'equivoco più frequente. Le periodicità biennale e quinquennale del DPR 462/01 riguardano le verifiche degli impianti di messa a terra e di protezione dalle scariche atmosferiche eseguite da organismi abilitati, non l'indagine termografica. La termografia non sostituisce quelle verifiche e quelle verifiche non contengono la termografia.

Ogni quanto si fa la termografia in una cabina MT/BT?

La pratica corrente è annuale sui componenti accessibili in esercizio - sbarre, isolatori, terminali cavo, connessioni del trasformatore, quadro BT generale - inserendo il rilievo nel programma di manutenzione della cabina previsto dalla Norma CEI 78-17. Il vincolo reale è l'accessibilità: senza finestre a infrarossi molte parti in media tensione non sono ispezionabili in sicurezza con la cabina in servizio.

Che differenza c'è fra periodicità obbligatoria e periodicità consigliata?

Una periodicità obbligatoria discende da una norma di legge e la sua omissione è una violazione sanzionabile. Una periodicità consigliata discende da una norma tecnica, da una guida o dalla buona prassi, e la sua omissione non è una violazione, ma rileva sul piano della diligenza e in caso di sinistro. Le periodicità della termografia elettrica appartengono quasi sempre alla seconda categoria.

Cosa scatta l'esigenza di anticipare un controllo termografico?

Cinque situazioni: una modifica o un ampliamento dell'impianto, un aumento stabile del carico, un intervento di manutenzione che ha toccato connessioni, un'anomalia già classificata e non ancora risolta, un evento esterno rilevante come allagamento, fulminazione o incendio limitrofo. In tutti questi casi il rilievo va fatto a valle dell'evento, senza aspettare la scadenza del piano.

Serve ripetere il controllo se l'ultima campagna non ha trovato nulla?

Sì, perché la termografia fotografa uno stato istantaneo e non un andamento garantito nel tempo. Un serraggio corretto oggi può degradare con i cicli termici e le vibrazioni dei mesi successivi. Un esito negativo è un buon motivo per non ridurre l'intervallo, non per allungarlo oltre il piano.

La periodicità la decide il termografista o il datore di lavoro?

La decide il datore di lavoro insieme a chi redige il piano di manutenzione, perché è una scelta di gestione del rischio e di continuità di servizio. Il termografista fornisce l'elemento tecnico: quali punti sono critici, in quali condizioni il rilievo è valido, quali anomalie richiedono un ricontrollo ravvicinato.

Vuoi sapere se la termografia risponde al tuo caso?

Descrivici l’impianto o il problema: ti diciamo, senza impegno, se la termografia è il metodo giusto, in quali condizioni va eseguita e cosa otterrai. Se non è il metodo giusto, te lo diciamo prima.

Sono un’impresa o un tecnicoSono un privato o un amministratore

Oppure chiama subito il 351 419 3097 · WhatsApp

Chiama WhatsApp Richiedi sopralluogo