
La termografia predittiva a Torino conviene per una ragione contabile, non normativa: nella componentistica e nella metalmeccanica torinese un quadro elettrico che si guasta ferma una linea che lavora in sequenza per un cliente. Il conto somma ore di fermo, ripristino in emergenza, penali di fornitura e la quota di danno che la polizza incendio non copre. Molti difetti elettrici, una connessione lenta o un conduttore in sovraccarico, dissipano calore per settimane o mesi prima di guastarsi o di innescare: un rilievo sotto carico li trova quando l'intervento è ancora programmabile. Il fascicolo che ne risulta è ciò che si mette sul tavolo con il broker al rinnovo e con il perito dopo un sinistro. Questa pagina fa il conto con numeri che hanno una fonte, dichiara come ipotesi quelli che non ce l'hanno, e parte da cinque cronache dell'area torinese.
Il meccanismo contrattuale generale è nella pagina su termografia, prevenzione incendi e polizza; la premessa su tessuto e obblighi nella sezione «Torino industriale» dell'esperto di termografia a Torino. Qui si usano per fare il conto, non si ripetono.
Cinque incendi torinesi che la stampa ha ricondotto a un guasto elettrico
Nell'area torinese, fra il 2018 e il 2025, la cronaca ha attribuito a un corto circuito almeno cinque incendi di capannoni industriali. Per nessuno la stampa riporta una causa accertata da una perizia o da un atto pubblico: sono ipotesi di prima ricostruzione.
- Nichelino, via Goito, 1° luglio 2025. Capannone industriale devastato, danni ingenti ad attrezzature e scorte. Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla stampa «l'origine del rogo sarebbe un corto circuito improvviso» (Quotidiano Piemontese, 02/07/2025; Torino Oggi).
- Volpiano, via Torino 134, notte fra il 18 e il 19 novembre 2024. Due capannoni contigui, materie plastiche e trasporti, dichiarati inagibili. Per Torino Oggi «pare si sia trattato di un corto circuito»; Quotidiano Piemontese parla di origine non dolosa e cause da accertare. Causa non accertata.
- Leinì, strada Fantasia, 2 agosto 2018. Magazzino di un'azienda di macchine per la pulizia. Secondo CanaveseNews il cortocircuito sarebbe stato «causato dal caldo» e originato dalla batteria di una spazzatrice. Causa presunta: il caso delle batterie in magazzino.
- San Raffaele Cimena, zona industriale, 17 gennaio 2019. Fiamme partite da un'officina meccanica e propagate ai capannoni contigui. Per Sky TG24 l'incendio sarebbe stato «forse provocato dal cortocircuito di un pannello fotovoltaico». Causa presunta.
- Confine fra San Giorgio e San Giusto Canavese, notte fra il 27 e il 28 settembre 2019. Ditta di buste di plastica, capannone devastato. «È possibile che il rogo sia stato scatenato da un corto circuito», scrive Sky TG24. Causa non accertata.
In riserva, per il fotovoltaico in copertura: il 20 luglio 2026 a Moncalieri, in un mobilificio dell'area 45° Nord, secondo le prime ricostruzioni dei Vigili del fuoco riportate da Torino Oggi «sarebbero andati in fiamme alcuni moduli fotovoltaici». Nessuna causa elettrica accertata.
In tutti i casi il sospetto è un corto circuito. Un corto circuito può nascere in un istante, per un isolamento che cede, ma spesso è l'esito di un difetto che ha dissipato calore prima: un contatto allentato, un conduttore in sovraccarico, una cella in anomalia, una connessione di stringa. Sono le firme termiche descritte nella pagina su prevenzione incendi e polizza, in quei casi rilevabili sotto carico settimane o mesi prima del guasto. La stampa non dice se quegli impianti fossero mai stati rilevati: non lo sappiamo, e non lo diciamo.
Da cinque cronache a un conto: le sei voci del fermo
Il costo di un quadro elettrico che si guasta si calcola con sei voci: C = h × (M + L) + R + P + F. Vale per l'incendio, che è il caso estremo, e per il guasto che ferma una linea senza bruciare nulla, che è il caso ordinario.
h, ore di fermo non programmato. Dal guasto al riavvio a regime. Un interruttore di linea che apre alle tre di notte, senza ricambio a magazzino, porta h a una giornata piena.
M, margine perso per ora. Il valore aggiunto orario della linea ferma, non il fatturato. Se il lotto si recupera con straordinari, M scende e L sale.
L, manodopera inattiva per ora. Gli addetti pagati a linea ferma, compresi i reparti a valle senza pezzi.
R, ripristino in emergenza. Ricambio urgente al prezzo di chi ce l'ha, straordinari, trasferta, quadro sostituito per intero.
P, penali e mancate consegne. Nella componentistica automotive è di norma la voce più alta, perché la penale non copre il lotto in ritardo ma la linea del cliente che si ferma. Le clausole non sono pubbliche e cambiano contratto per contratto: P va letto nel proprio.
F, franchigia e scoperto. La quota del sinistro che resta a carico dell'azienda. Se il danno ricade in un'esclusione di polizza, F coincide con l'intero danno.
Il rilievo termografico agisce solo su h e R: trova il difetto prima che diventi un'emergenza. Non tocca M, L e P, che dipendono dal processo e dai contratti.
Un esempio con ipotesi dichiarate
Una linea di stampaggio a tre turni in un fornitore di secondo livello (Tier 2: consegna a chi rifornisce direttamente la casa automobilistica) della cintura torinese. Tutti i numeri sono inventati a scopo illustrativo: mostrano la struttura del conto, non un costo reale.
| Voce | Ipotesi | Guasto in emergenza | Difetto trovato dal rilievo, corretto in fermo programmato |
|---|---|---|---|
| h | ore di fermo | 16 | 0 |
| M | margine perso | 1.800 €/h | 1.800 €/h |
| L | manodopera inattiva (12 addetti) | 350 €/h | 350 €/h |
| R | ripristino | 6.000 € (ricambio urgente, straordinari, trasferta) | 900 € (serraggio e ricambio ordinato) |
| P | penali | 25.000 € | 0 € |
| F | franchigia | 5.000 € | 0 € |
| C | totale | 70.400 € | 900 € |
Alla colonna di destra va aggiunto il costo della campagna, le cui voci sono nella pagina del preventivo di un'indagine termografica. Se un'anomalia può aspettare la fermata programmata lo dice la classe di severità, calcolabile con il calcolatore del ΔT (la sovratemperatura rispetto a un riferimento) normalizzato al carico; la cadenza per ciascun quadro con il piano dei controlli termografici.
Il totale di 70.400 euro non è un dato: sono sei numeri scelti per essere plausibili in una PMI metalmeccanica, e cambia di un ordine di grandezza spostando P o h. Il punto è un altro: le voci che la termografia riduce sono quelle che nell'emergenza si moltiplicano. Con P zero il conto scende e la decisione resta; con la penale di un contratto in sequenza è più alto di quello in tabella.
Un paragone esterno: «The True Cost of Downtime 2024» di Siemens e Senseye attribuisce a un grande impianto automotive 2,3 milioni di dollari per ora di fermo non pianificato e, in media su tutti i settori esaminati, 326 ore di fermo l'anno per impianto. Sono numeri delle Fortune Global 500, non trasferibili a una PMI torinese; dicono solo che nell'automotive l'ora di fermo costa più che negli altri settori esaminati.
Perché nella cintura torinese le voci P e M pesano di più
A Torino il fermo può costare più che altrove perché una parte consistente della manifattura lavora in filiera automotive, con consegne in sequenza verso linee di montaggio che non aspettano. È la struttura dei contratti a rendere il conto torinese diverso da quello di un capannone a magazzino.
Secondo l'Osservatorio sulla componentistica automotive della Camera di commercio di Torino e ANFIA (15/10/2025, dati 2024), il Piemonte conta 717 imprese del settore, il 33,6% del totale nazionale, con un fatturato stimato di circa 19,9 miliardi di euro e oltre 59.600 addetti. Il dato per la sola provincia di Torino non è nel comunicato e non lo ricaviamo. A fine 2025 le imprese manifatturiere registrate nella città metropolitana erano 19.023, in calo dell'1,3% (Camera di commercio di Torino, 04/03/2026).
Dietro quei numeri ci sono le zone industriali di Volpiano e Leinì a nord, Settimo Torinese, Nichelino, Beinasco e Moncalieri a sud, Grugliasco a ovest, e l'interporto SITO di Orbassano, con l'ampliamento del terminal intermodale avviato nel 2022 (Regione Piemonte). Quattro dei sei casi di cronaca stanno in questi comuni: è lì che stanno i capannoni.

In uno stabilimento di stampaggio o di lavorazioni meccaniche i quadri che contano per il conto sono quelli il cui guasto ferma tutto o innesca in mezzo a combustibile: dalla cabina di media tensione (MT) e dal quadro generale di bassa tensione (BT) fino ai gruppi di continuità (UPS) e ai quadri del fotovoltaico (FV).
Su tutti la finestra di rilievo è il turno di carico massimo, e la percentuale di carico va scritta nel report.
I numeri con una fonte: quanto pesa davvero l'innesco elettrico
Dove i Vigili del fuoco riescono ad accertare la causa, quella elettrica è la prima: nel 2024 sono stati 12.573 gli interventi per incendio ed esplosione con causa elettrica in Italia, il 5,5% di tutti gli interventi per incendio. Ma nel 59,5% dei casi la causa non è stata accertata nell'immediatezza, e questo cambia la lettura dei numeri.
| Dato | Valore | Fonte e anno |
|---|---|---|
| Interventi del Comando VVF di Torino, 2025 | circa 23.600, di cui 3.944 incendi | La Voce, 28/02/2026 (23.613) e Torino Oggi, 27/02/2026 (23.615) |
| Incendi ed esplosioni in Italia, 2024 | 226.147 su circa 975.000 interventi | CNVVF, 01/01/2025; l'Annuario consolida a 226.630 |
| Cause elettriche, 2024 | 12.573 = 5,5%, prima causa identificata | Annuario statistico CNVVF 2025 |
| Cause non accertate nell'immediatezza, 2024 | 134.769 = 59,5% | Annuario statistico CNVVF 2025 |
| Quota elettrica sui soli incendi con causa attribuita | circa 17% | nostra stima: 12.573 / 73.041, escludendo dal denominatore anche le schede ancora aperte e i casi non considerati dall'Annuario |
| Stima storica del Nucleo Investigativo Antincendi | 10–20% degli incendi in Italia; 27% nello studio del Comando di Torino del 1986 (274 su 1.019) | NIA CNVVF, «Gli incendi di natura elettrica», 2017 |
| «Il 20% degli incendi in azienda è elettrico» | senza fonte | nessun documento primario lo afferma |
Il 5,5% è verificato ma sottostima per costruzione, perché sei incendi su dieci non hanno una causa accertata nell'immediatezza; il 17% è una nostra elaborazione sui soli casi accertati; il «20% in azienda» delle pagine commerciali non ha un documento primario, e la sua storia è nella pagina su prevenzione incendi e polizza.
Per il territorio conta il primo dato: 3.944 incendi in un anno in provincia di Torino sono poco meno di undici al giorno. Quanti industriali e quanti elettrici il bilancio non lo dice, e non lo riempiamo con una stima.
Termografia predittiva a Torino: quattro logiche, e per quali quadri
Manutenzione predittivaManutenzione predittivaStrategia in cui l'intervento è programmato sulla base di misure che rivelano il degrado in corso, come termografia, analisi vibrazionale o analisi degli oli, invece che su intervalli prefissati o a guasto avvenuto. dei quadri elettrici non significa una sola cosa: sono quattro logiche, e la scelta dipende da quale voce del conto si vuole ridurre e su quali quadri. La periodicità per contesto è nell'articolo su ogni quanto fare la termografia agli impianti elettrici; qui interessa il confronto economico.
| Approccio | Cosa vede | Prova documentale | Quando conviene nell'industria torinese |
|---|---|---|---|
| Campagna annuale su tutto il perimetro | Fotografia sotto carico di tutti i quadri | Report firmato e datato; base per il modello OT23 INAIL e per il fascicolo | Turno unico, nessuno storico di anomalie, primo anno di un piano |
| Semestrale sui quadri critici, annuale sul resto | Tendenza nel tempo sui nodi che fermano la linea | Serie storica confrontabile a parità di carico | Tre turni, presse e forni, storico di anomalie, richieste del broker o del cliente di filiera |
| Monitoraggio continuo con sensori di temperatura | Variazione nel tempo su pochi punti fissi | Registro continuo dei soli punti strumentati | Cabina MT e quadro generale dove il fermo non è accettabile; non sostituisce la campagna |
| Finestre a infrarossi più campagna | Gli stessi quadri, senza apertura in tensione | Report identico, con trasmittanza della finestra dichiarata | Quadri non apribili in esercizio, nessun personale qualificato per lavori elettrici, rilievi frequenti |
La terza è un'aggiunta, non un'alternativa: un sensore vede il morsetto su cui è montato. La quarta cambia le condizioni di sicurezza del rilievo; criteri e limiti di misura attraverso l'ottica sono nella pagina sulle finestre a infrarossi per quadri elettrici.
Dove l'unità di misura è l'ora di indisponibilità di un servizio, come nei data center dell'hinterland milanese, il ragionamento cambia di scala: è il tema dell'articolo sulla termografia predittiva per data center e industrie a Milano.
Polizza incendio: le clausole reali, e cosa cambia con il fascicolo
Le polizze multigaranzia per PMI escludono di norma i danni da fenomeno elettrico salvo garanzia aggiuntiva, e quella garanzia esclude a sua volta batterie, usura e carenza di manutenzione: il fascicolo termografico serve in quel punto del contratto. Lo diciamo leggendo due testi pubblici.
Le condizioni del prodotto «Impresa Attiva» di ITAS Mutua (mod. X2065.0, ed. 12/2023) contengono, nell'ordine in cui le leggerebbe un perito:
- fra le esclusioni della sezione Incendio, art. 2.3 lettera h), i danni «di fenomeno elettrico a macchine e impianti elettrici ed elettronici, apparecchi e circuiti compresi, dovuti a qualunque causa, anche se conseguenti a fulmine»;
- nella garanzia opzionale «Danni elettrici ed elettronici» (art. 2.2.13), che deroga a quell'esclusione, altre esclusioni: i danni «ad accumulatori elettrici e batterie», quelli «derivanti da usura, manomissione e carenza di manutenzione» e quelli «dovuti a difetti noti all'Assicurato all'atto della stipula»;
- all'art. 1.4, l'aggravamento del rischio: gli aggravamenti non noti o non accettati «possono comportare la perdita totale o parziale del diritto all'Indennizzo e la stessa cessazione dell'Assicurazione», come previsto dall'art. 1898 del Codice civile;
- all'art. 2.1.5, fra le garanzie base, i «maggiori costi per proseguimento attività»: rimborsa le spese documentate sostenute per proseguire l'attività dopo un sinistro indennizzabile, per non più di 180 giorni; il margine perso e le penali, cioè le voci h × M e P del conto, non vi rientrano e richiedono l'indennità aggiuntiva opzionale (art. 2.2.4) o una polizza danni indiretti.
La stessa formula compare nel prodotto «ProFabbricato» di BCC Assicurazioni (ed. 01/10/2018): fenomeno elettrico, esclusi i danni causati da «usura o da carenza di manutenzione».

Sul lato dei grandi rischi industriali, il data sheet FM Global 5-20 «Electrical Testing» (ed. 2016, revisione luglio 2023) esplicita ciò che le polizze italiane lasciano implicito: «the majority of losses involving electrical equipment are related to poor operating conditions (e.g., overload, loose connections)», e raccomanda «infrared surveys on all electrical equipment every 1 to 3 years», più spesso dove ci sono difetti pregressi. Non è una norma: è la prassi di un assicuratore che fa ingegneria del rischio.
Nessuna delle condizioni lette dice che non fare la termografia sia «carenza di manutenzione» o aggravamento del rischio. È un argomento che un perito di compagnia può sostenere dopo un sinistro con innesco su un morsetto, e che un fascicolo di rilievi datati rende difficile da sostenere: un'inferenza, non una clausola. Il meccanismo generale, sconti non codificati compresi, è nella pagina su prevenzione incendi e polizza; il testo che conta resta quello della vostra polizza.
Cosa portare al broker torinese al rinnovo
Al rinnovo il broker non chiede una termocamera: quello che può usare sono sei documenti, qui nell'ordine in cui rispondono alle clausole appena lette. L'elenco completo del fascicolo, termogrammiTermogrammaImmagine in falsi colori in cui a ogni pixel corrisponde una temperatura apparente della superficie. Senza scala di temperatura e senza i parametri di misura un termogramma non è un dato: è un'illustrazione. con scala e qualifica dell'operatore compresi, è nella pagina su prevenzione incendi e polizza.
- Perimetro scritto dei quadri critici: cabina MT, quadro generale, quadri di linea e di forno, UPS e accumulo, quadri FV. Un rilievo che copre metà impianto senza dichiararlo vale meno di nessun rilievo.
- Rilievo sotto carico dichiarato: percentuale di carico, turno, emissività e strumento nel rapporto.
- Classificazione con criterio esplicito: ogni anomalia con classe, ΔT e riferimento adottato, secondo la scala descritta in ΔT e classificazione delle anomalie.
- Azioni correttive chiuse: ordine di lavoro, data, esecutore. È la risposta a «carenza di manutenzione».
- Rilievo di verifica: stesso punto, stesso carico, anomalia rientrata. Senza, il fascicolo dichiara un difetto noto e non prova di averlo risolto.
- Piano dell'anno successivo: cadenza e perimetro già fissati. È ciò che trasforma un documento in un processo.
Prima di costruirlo, quattro domande al broker: come è formulata l'esclusione per fenomeno elettrico; se c'è la garanzia aggiuntiva, con quale sottolimite e franchigia; se c'è una garanzia per il fermo; che cosa il contratto considera aggravamento da comunicare. Le risposte decidono quali quadri entrano per primi.
Un solo beneficio economico ha un meccanismo scritto, ed è fuori dalla polizza: l'analisi termografica seguita dalle azioni correttive è fra gli interventi riconosciuti dall'INAIL nel modello OT23 per la riduzione del tasso medio di tariffa. Condizioni e motivi di rigetto sono nell'articolo su termografia e modello OT23; l'ordine di grandezza per la propria azienda si ricava con il calcolatore della riduzione OT23.
Chi firma cosa: RSPP, manutenzione, direzione
Il report entra in tre documenti diversi, firmati da tre persone diverse.
Il responsabile della manutenzione lo usa come verbale del controllo periodico previsto dall'art. 86 del D.Lgs 81/08, che obbliga a far controllare periodicamente gli impianti elettrici secondo le norme di buona tecnica e a verbalizzarne l'esito, senza fissare metodo né periodicità; le azioni correttive vanno nel registro. L'RSPP, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, lo usa nella valutazione del rischio incendio, dove il DM 3 agosto 2015, capitolo S.10, chiede per le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi impianti mantenuti in efficienza secondo la regola dell'arte. La direzione lo usa verso la polizza e verso il cliente di filiera che chiede evidenza della manutenzione.
Due cose che il report non è. Non è la verifica di terra del DPR 462/01, che ha un altro oggetto, un'altra cadenza e un altro esecutore: il rapporto fra i due controlli è nell'articolo sulla periodicità della termografia elettrica. E la firma di un operatore certificato di 2° livello UNI EN ISO 9712 non è una qualifica elettrica: chi apre il quadro in tensione lo fa secondo la CEI 11-27. Per chi scrive il capitolato o valuta un report ricevuto da altri: cosa deve contenere un report termografico e checklist di verifica del report.
Cosa la termografia non risolve in uno stabilimento torinese
Cinque limiti da dire prima dell'incarico, perché riguardano il conto e non la fisica.
- Non riduce P. La penale resta nel contratto di fornitura; il rilievo riduce la probabilità di pagarla, non l'importo.
- Non copre il fermo. Le voci h × (M + L) si trasferiscono all'assicuratore solo con una garanzia specifica; nessun report le sostituisce.
- Non vede il quadro rilevato al turno sbagliato. A carico ridotto l'anomalia c'è ma non si classifica: il rilievo va nel turno di produzione, non nella settimana di fermo impianti.
- Non sostituisce il sistema di gestione della batteria (BMS) sugli accumuli né i controlli del fotovoltaico in copertura. Tre dei sei casi torinesi riguardano batterie o moduli FV; per il fotovoltaico soggetto a prevenzione incendi vale la pagina sulla verifica termografica periodica del fotovoltaico.
- Non è una perizia. Dopo un sinistro, la ricerca della causa e il rapporto con la compagnia sono l'ambito della perizia sulle cause di incendio, con regole procedurali proprie.
Come lavoriamo su Torino e provincia
Le campagne sui quadri elettrici sono eseguite da tecnici certificati UNI EN ISO 9712UNI EN ISO 9712Norma che definisce qualificazione e certificazione del personale addetto alle prove non distruttive. Prevede tre livelli: il primo esegue, il secondo imposta, interpreta e firma, il terzo sviluppa procedure e qualifica il personale. La… di 2° livello, con strumentazione tarata e rapporto di prova firmato. Operiamo su Torino e provincia, la cintura, Chivasso e Settimo, Ivrea e il Canavese, e sulle altre province piemontesi. Il rilievo si programma sul turno di carico, e prima del sopralluogo dichiariamo quali quadri non saranno ispezionabili senza finestre a infrarossi o senza procedura di apertura in tensione.
Il capitolato dell'incarico e le voci dell'importo sono nella pagina del preventivo di un'indagine termografica; un ordine di grandezza sul lato privati è nella pagina della rete su quanto costa un'indagine termografica. Se il problema è domestico, l'interlocutore è la termografia per la casa a Torino; se il rilievo serve in un contenzioso, l'ambito è la perizia termografica di parte a Torino.
Per uno stabilimento il primo passo è mandarci il perimetro: elenco dei quadri, turni, data del rinnovo o dell'audit, anomalie già note. Puoi descriverci il caso e ricevere una prima valutazione tecnica su perimetro, cadenza e finestra di carico.
Tutte le domande frequenti del sitoSfogliale raggruppate per tema e per argomentoApri l’indice FAQ →Domande frequenti
La termografia predittiva a Torino è obbligatoria per legge?
No. Nessuna norma italiana impone la termografia periodica dei quadri elettrici, a Torino come altrove. L'art. 86 del D.Lgs 81/08 obbliga il datore di lavoro a far controllare periodicamente gli impianti elettrici secondo le norme di buona tecnica e a verbalizzare l'esito, senza fissare metodo né cadenza; il DM 3 agosto 2015, per le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, chiede impianti mantenuti in efficienza. La termografia è il modo con cui molte aziende danno contenuto tecnico a quegli obblighi, ed è ciò che assicuratori e clienti di filiera possono chiedere al rinnovo o in audit.
Ogni quanto conviene farla su una linea a tre turni?
La base è annuale; sui quadri il cui guasto ferma la linea conviene passare a una cadenza semestrale, sempre nel turno di carico massimo. I riferimenti internazionali vanno dai dodici mesi dello standard NFPA 70B:2023 all'intervallo di uno-tre anni con analisi di tendenza del data sheet FM Global 5-20: più corta dove ci sono anomalie pregresse. Su tre turni la finestra di misura esiste sempre, ma va scelta sul profilo di carico reale, non sul calendario delle fermate meccaniche.
Serve fermare la produzione per fare la termografia?
No, è vero il contrario: il rilievo vale solo con l'impianto in esercizio e sotto carico, come regola pratica almeno al 40% del nominale, perché il calore dissipato da un contatto difettoso cresce con il quadrato della corrente. Quello che può fermare qualcosa è l'apertura dei quadri in tensione, che è un lavoro elettrico secondo la CEI 11-27 e richiede personale qualificato e procedura scritta; con le finestre a infrarossi installate stabilmente si evita anche quello.
Un report termografico riduce il premio della polizza incendio?
Non esiste uno sconto codificato: nessuna condizione di polizza che abbiamo letto associa una percentuale di premio alla termografia. Quello che il fascicolo fa è documentale: le polizze escludono i danni da fenomeno elettrico dovuti a usura o carenza di manutenzione e impongono di comunicare l'aggravamento del rischio; una serie di rilievi datati con azioni correttive chiuse è la prova che quella carenza non c'è. Sul premio incide nella trattativa con il broker, non per tariffa.
Che differenza c'è con la verifica DPR 462/01?
La verifica DPR 462/01 riguarda l'impianto di messa a terra e le protezioni contro le scariche atmosferiche, è un obbligo di legge con cadenza biennale o quinquennale ed è eseguita da un organismo abilitato. La termografia misura la temperatura superficiale dei componenti in esercizio e trova ciò che quella verifica non guarda: connessioni allentate, sovraccarichi, squilibri di fase. Sono controlli complementari: averne fatto uno non significa aver fatto l'altro.
Quali quadri di uno stabilimento vanno rilevati per primi?
Quelli il cui guasto ferma la produzione o innesca in mezzo a materiale combustibile. In uno stabilimento di stampaggio o lavorazioni meccaniche torinese l'ordine tipico è: cabina di trasformazione e quadro generale di bassa tensione, quadri di linea di presse e forni, quadri dei compressori, gruppi di continuità e sistemi di accumulo, quadri di campo del fotovoltaico in copertura, infrastruttura di ricarica. Il criterio è il prodotto fra probabilità del difetto e costo dell'ora di fermo, non l'ordine in cui i quadri stanno sulla planimetria.
Vale anche per i sistemi di accumulo e le colonnine di ricarica?
Sì, con due limiti da dichiarare. Su un pacco batteria sigillato la termocamera vede connessioni, connettori di potenza e superfici accessibili, non la singola cella: il monitoraggio interno resta compito del sistema di gestione della batteria (BMS). Le colonnine vanno rilevate durante una sessione di ricarica reale, a colonnina ferma la misura non dice nulla. Vale la pena includerli nel perimetro anche perché alcune polizze escludono accumulatori e batterie dalla garanzia fenomeno elettrico: un rilievo datato è l'unica evidenza che l'azienda li tenga sotto controllo.