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Tecnici certificati
UNI EN ISO 9712

Esperto di termografia a Torino: come si verifica chi firma il report

Un esperto di termografia a Torino si riconosce da tre cose verificabili prima di firmare l'incarico: un certificato di qualificazione con metodo, livello e settore leggibili; la capacità di dichiarare in anticipo in quali condizioni il rilievo sarà valido; un report che riporti i parametri di misura e non solo immagini colorate. Tutto il resto — anni di esperienza dichiarati, numero di sopralluoghi, gallerie di termogrammiTermogrammaImmagine in falsi colori in cui a ogni pixel corrisponde una temperatura apparente della superficie. Senza scala di temperatura e senza i parametri di misura un termogramma non è un dato: è un'illustrazione. senza scala — non è verificabile e quindi non conta. Questa pagina spiega come si fa la verifica, e perché a Torino alcune di queste condizioni hanno un calendario preciso.

Tecnico termografico esegue un rilievo con termocamera sulla facciata di un edificio storico a Torino in una mattina invernale
Tecnico termografico esegue un rilievo con termocamera sulla facciata di un edificio storico a Torino in una mattina invernale

Che cosa rende «esperto» un termografo, in termini verificabili

La termografia è un metodo di controllo non distruttivo, e come tutti i metodi PND la competenza di chi la esegue non è un'opinione: è certificata da un organismo terzo, con esame, e ha una scadenza.

Il riferimento internazionale è la UNI EN ISO 9712UNI EN ISO 9712Norma che definisce qualificazione e certificazione del personale addetto alle prove non distruttive. Prevede tre livelli: il primo esegue, il secondo imposta, interpreta e firma, il terzo sviluppa procedure e qualifica il personale. La…, che disciplina la qualificazione e la certificazione del personale addetto alle prove non distruttive. Il metodo termografico è identificato dalla sigla TT. Sul certificato compaiono sempre tre informazioni che è necessario leggere insieme:

  • il metodo (TT, per la termografia);
  • il livello — 1, 2 o 3;
  • il settore industriale o di prodotto per cui la certificazione è valida.

Il livello determina che cosa la persona può fare. Il livello 1 esegue il rilievo seguendo istruzioni scritte da altri e non ne firma l'interpretazione. Il livello 2 sceglie la tecnica, imposta i parametri, interpreta e classifica i risultati e redige il rapporto: è il livello minimo perché il documento che ricevi abbia un firmatario tecnicamente competente. Il livello 3 può in più scrivere le procedure e sovrintendere alla qualificazione del personale.

Il settore conta quanto il livello. Una certificazione in ambito industriale non è una qualifica generica: non si estende automaticamente alla diagnostica dell'involucro edilizio, che ha fisica, condizioni al contorno e criteri di lettura diversi. Sul versante edile e dei beni culturali il riferimento italiano è la UNI 11931:2024, in vigore dal 18 gennaio 2024, che disciplina la certificazione degli addetti alle prove non distruttive in ingegneria civile e nel patrimonio architettonico; i certificati rilasciati secondo la precedente UNI/PdR 56:2019 e non transitati alla nuova norma hanno perso validità dopo il 17 gennaio 2025 (Bureau Veritas).

La distinzione fra le due famiglie di norme — quelle che certificano le persone e quelle che disciplinano il metodo — è trattata in modo esteso nell'articolo sulle norme della termografia in Italia, che spiega quale norma serve per quale documento.

Domanda da fare per prima, al telefono. «Chi firma il rapporto, con quale livello e in quale settore?» Se la risposta è il nome dell'azienda e non quello di una persona con un certificato, la verifica si ferma lì.

I tre documenti che dimostrano la qualifica

Un professionista strutturato li ha già pronti e li allega senza che tu li chieda due volte.

Il certificato di qualificazione. Deve essere leggibile: nome della persona, organismo di certificazione, metodo TT, livello, settore, data di scadenza. Un logo sul sito non è un certificato.

Il certificato di taratura della strumentazione. Una termocamera è uno strumento di misura, e la misura è riferibile solo se lo strumento è tarato con periodicità dichiarata. Senza riferibilità, i numeri nel report sono indicazioni, non misure.

Un report di esempio. È il documento che dice di più. In un rapporto serio compaiono l'emissivitàEmissivitàRapporto fra la radiazione emessa da una superficie reale e quella emessa da un corpo nero alla stessa temperatura. Varia con materiale, finitura e angolo di vista: impostarla male è la prima causa di misure sbagliate. Rame lucido e… adottata per ciascun materiale, la temperatura apparenteTemperatura apparenteValore letto dallo strumento senza correzione dei parametri di misura. La temperatura reale si ottiene correggendo per emissività del materiale, temperatura apparente riflessa dell'ambiente, distanza, umidità e trasmittanza atmosferica. riflessa, la distanza e le condizioni ambientali, il carico dell'impianto al momento del rilievo, la scala termica di ogni termogramma e il criterio con cui le anomalie sono state classificate. Se manca la scala accanto all'immagine, l'immagine è una decorazione. La struttura completa è descritta nell'articolo su cosa deve contenere un report termografico; per valutare un documento già ricevuto da altri esiste la checklist di verifica del report.

Sul criterio di classificazione vale un'avvertenza che quasi nessuno esplicita: le scale di severità basate sul ΔTDelta TDifferenza fra la temperatura del punto in esame e quella di un riferimento: un componente identico nelle stesse condizioni, oppure l'ambiente. La gravità di un'anomalia si valuta sul delta T, non sul valore assoluto, perché è il delta… esistono in due versioni non intercambiabili — differenza rispetto a un componente gemello in pari carico, e differenza rispetto all'aria ambiente. Confonderle sposta la classificazione di una o due classi. La questione, con entrambe le scale, è affrontata nell'articolo su ΔT e classificazione delle anomalie.

Rilievo termografico su quadro elettrico di bassa tensione in un impianto industriale dell'area torinese
Rilievo termografico su quadro elettrico di bassa tensione in un impianto industriale dell'area torinese

Perché a Torino la termografia dell'involucro ha un calendario

Questa è la parte in cui «esperto a Torino» smette di essere una formula geografica e diventa un dato tecnico.

La termografia dell'involucro edilizio non misura l'isolamento: rileva le irregolarità termiche e per farlo ha bisogno di un flusso di calore attraverso la parete. Senza differenza di temperatura fra interno ed esterno non c'è flusso, e senza flusso il termogramma è uniforme e non dice nulla. La norma di riferimento del metodo è la UNI EN ISO 6781-1:2023, che dal 16 novembre 2023 ha sostituito la ritirata UNI EN 13187:2000 ampliandone il perimetro a calore, aria e umidità e distinguendo termografia qualitativa e quantitativa.

Torino è classificata in zona climatica E, con 2.617 gradi giorno secondo l'Allegato A del DPR 412/1993 (Regione Piemonte). In zona E il periodo ordinario di esercizio degli impianti di riscaldamento va dal 15 ottobre al 15 aprile, con un massimo di 14 ore giornaliere salvo ordinanza comunale. Ne discendono due conseguenze operative concrete:

  1. La finestra utile per il rilievo dell'involucro coincide con la stagione di riscaldamento. Chi propone una termografia dell'involucro a luglio sta vendendo un sopralluogo, non una diagnosi.
  2. Anche dentro la finestra, l'ora conta. Il rilievo si esegue quando la facciata non ha accumulato irraggiamento solare e quando le condizioni sono state stabili nelle ore precedenti. Nella pratica torinese questo significa prime ore del mattino, e non la giornata di sole limpido che sembrerebbe la più comoda.

Le condizioni al contorno da verificare prima di uscire — differenza di temperatura, stabilità nelle ore precedenti, assenza di soleggiamento, vento, pioggia recente — sono raccolte nello strumento di verifica delle condizioni per il rilievo dell'involucro. È il primo filtro che distingue un tecnico da un fotografo con una termocamera: il tecnico dice di no quando le condizioni non ci sono.

Il costruito torinese: che cosa si cerca, in concreto

Il patrimonio edilizio del capoluogo è in larga parte anteriore alla legge 373/1976, il primo provvedimento italiano che ha introdotto requisiti di contenimento dei consumi termici negli edifici. Prima di quella data l'isolamento non era un obbligo di progetto, e la muratura torinese di fine Ottocento e primo Novecento è stata costruita con criteri strutturali e di durabilità, non termici. Una stima di operatore privato riportata dalla stampa locale colloca intorno all'80% la quota di edifici torinesi realizzati prima del 1970 (TorinoOggi, 27/12/2024): è una stima dichiarata come tale, non un dato censuario, e come tale va presa.

Su questo costruito la termografia individua ricorrentemente:

  • ponti termici in corrispondenza di travi, pilastri, teste di solaio e mazzette di finestra, spesso associati a muffa negli angoli in alto delle stanze perimetrali;
  • discontinuità dell'isolamento nei cappotti applicati in interventi successivi: reticolo dei tasselli visibile, giunti aperti fra i pannelli, aree di mancata aderenza. È l'oggetto del collaudo del cappotto termico con termografia;
  • infiltrazioni d'aria ai serramenti, ai cassonetti e agli attraversamenti impiantistici;
  • distacchi di intonaco e di paramento sulle facciate storiche, dove il rilievo ha anche una funzione di sicurezza per la pubblica incolumità;
  • percorsi d'acqua anomali in coperture e sottofondi radianti.

Sul versante domestico — l'appartamento freddo, la macchia di muffa dietro l'armadio, il sospetto di perdita sotto il pavimento — l'interlocutore naturale della rete è il servizio dedicato ai privati: la termografia per la casa a Torino è trattata lì, con il taglio del check-up abitativo. Questa pagina resta sul versante tecnico e professionale.

Torino industriale: quadri elettrici, impianti, manutenzione predittiva

L'area torinese non è solo un patrimonio edilizio: è un tessuto manifatturiero denso. Secondo l'Osservatorio sulla componentistica automotive italiana della Camera di commercio di Torino e ANFIA, il Piemonte pesa per il 35,8% del fatturato nazionale e il 35,5% degli addetti della componentistica (edizione 2025). Dietro quel numero ci sono cabine di trasformazione, quadri di distribuzione, linee in continuo, forni, compressori e sistemi di continuità: tutti oggetti la cui degradazione passa dal calore prima di passare dal guasto.

Qui la competenza richiesta cambia natura. Non basta saper leggere un termogramma: bisogna sapere quando la misura è significativa e come eseguirla senza esporre nessuno.

Quando. La potenza dissipata su una resistenza di contatto cresce con il quadrato della corrente. Un quadro rilevato a carico ridotto restituisce sovratemperature molto inferiori a quelle reali, e un'anomalia grave può risultare invisibile. Un rilievo elettrico serio si programma sulla finestra di carico dell'impianto, e la percentuale di carico va scritta nel report.

Come. La lamiera di una portella è opaca all'infrarosso, e lo è anche il vetro comune: per misurare le connessioni interne o si apre il quadro in tensione — che è un lavoro elettrico, disciplinato dalla CEI 11-27 e dal Titolo III Capo III del D.Lgs 81/08, con qualifiche PES/PAV/PEI e DPI adeguati — oppure si installano finestre a infrarossi. Non esiste una terza strada.

Sul piano degli obblighi va detta una cosa che molte pagine commerciali lasciano intendere e che non è vera: non esiste un obbligo generale di legge di eseguire la termografia periodica sui quadri elettrici. Esistono obblighi di verifica e di documentazione — il DPR 462/01 per gli impianti di messa a terra, con periodicità di 2 anni negli ambienti a maggior rischio in caso d'incendio, nei cantieri e nei locali medici e di 5 anni negli altri casi; il registro dei controlli antincendio previsto dal DPR 151/2011 e dal DM 3 agosto 2015, da tenere aggiornato e a disposizione del Comando dei Vigili del Fuoco — e la termografia è lo strumento con cui la manutenzione preventiva viene documentata in modo credibile, spesso su richiesta della compagnia assicurativa più che del legislatore.

C'è però un incentivo economico reale e verificabile: l'analisi termografica dell'impianto elettrico, seguita dalle azioni correttive, è uno degli interventi riconosciuti dall'INAIL nel modello OT23 per la riduzione del tasso medio di tariffa. Il meccanismo, con le condizioni che fanno respingere le domande, è descritto nell'articolo su termografia e modello OT23, e le periodicità per contesto sono raccolte nel piano dei controlli termografici.

Tecnico termografico rivede i termogrammi e redige il rapporto di prova su computer portatile in cantiere
Tecnico termografico rivede i termogrammi e redige il rapporto di prova su computer portatile in cantiere

Le cinque domande da fare prima di firmare l'incarico

Nessuna di queste richiede competenze tecniche per essere posta, e tutte hanno una risposta giusta.

  1. «Chi firma il rapporto e con quale certificazione?» — Attendi un nome, un livello e un settore. Non un logo.
  2. «In quali condizioni il rilievo sarà valido, e cosa succede se quel giorno non ci sono?» — La risposta giusta contiene un rinvio, non una rassicurazione.
  3. «Quali parametri compariranno nel report?» — Emissività, temperatura riflessa, distanza, condizioni ambientali, carico. Se l'elenco non arriva, il report sarà una galleria di immagini.
  4. «Con quale criterio classificherete le anomalie, e rispetto a quale riferimento?» — Deve emergere se il ΔT è riferito a un componente gemello o all'aria.
  5. «Che cosa questa indagine non potrà dirmi?» — È la domanda che separa i tecnici dai venditori. Chi risponde «tutto» non ha capito il metodo.

Sul quarto e quinto punto il tema è la risoluzione dello strumento: una termocamera vede molto più di quanto possa misurare, e il limite si calcola con IFOV e NETD. Chi conosce quel calcolo sa dire in anticipo da quale distanza un morsetto è ancora misurabile e da quale, invece, il valore letto è già mediato con lo sfondo — argomento trattato in IFOV e NETD.

Che cosa la termografia non ti dirà

Un esperto lo dice prima del sopralluogo, non dopo.

La termografia rileva differenze di temperatura superficiale, e nient'altro. Non misura la trasmittanza di una parete, non individua un difetto che non produca o non alteri un flusso di calore, non vede dentro un componente chiuso se il calore non raggiunge la superficie, non attraversa il vetro nella banda in cui lavorano le termocamere per edilizia e manutenzione. Su superfici metalliche lucide, con emissività bassa e fortemente riflettenti, la misura diretta è inaffidabile e si ricorre a trattamenti o a riferimenti a emissività nota.

Quando il quesito richiede altro — la trasmittanza reale in opera, la mappatura di un'umidità di risalitaUmidità di risalitaFenomeno per cui l'acqua presente nel terreno risale nella muratura attraverso i pori del materiale. In termografia si riconosce come fascia più fredda a quota costante dal piano di campagna, per effetto dell'evaporazione. La…, l'integrità di una struttura — la termografia serve a orientare l'indagine, e va affiancata ad altri metodi. Il confronto fra i metodi PND, e i casi in cui la termografia non è la scelta giusta, è nell'articolo sui controlli non distruttivi.

Come lavoriamo su Torino e provincia

Le indagini sono eseguite da tecnici certificati UNI EN ISO 9712, con strumentazione tarata e rapporto di prova firmato, sull'area di Torino e provincia, Ivrea e il Canavese, e sulle altre province piemontesi, oltre a Lombardia, Liguria, Valle d'Aosta e alle province di Verona e Vicenza. Il profilo della qualificazione è descritto nella pagina dedicata all'operatore termografico certificato di 2° livello.

Sul costo non pubblichiamo una cifra secca, perché non ne esiste una che sia onesta: le voci che lo compongono — superficie o numero di quadri, numero di termogrammi da acquisire e commentare, livello del report, strumentazione ausiliaria — sono esposte nella pagina preventivo di un'indagine termografica, che riporta anche il capitolato con cui l'incarico viene formulato. Per un ordine di grandezza orientativo sul lato privati, la rete lo pubblica sulla pagina dedicata a quanto costa un'indagine termografica.

Se il rilievo ti serve invece in un contenzioso — vizi costruttivi, contestazione di lavori, accertamento tecnico preventivo — l'ambito è quello della perizia termografica di parte a Torino, dove contano anche le regole procedurali oltre a quelle tecniche.

Per il resto, il metodo è quello descritto qui sopra: si verifica se le condizioni ci sono, si esegue, si misura, si scrive quello che si è misurato. Se le condizioni non ci sono, si rimanda. Puoi descriverci il caso e ricevere una prima valutazione tecnica su fattibilità e finestra utile del rilievo.

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Domande frequenti

Quale certificazione deve avere un esperto di termografia a Torino?

Dipende dal campo. Per la termografia industriale, elettrica e meccanica il riferimento è la UNI EN ISO 9712, metodo TT (termografia), con il livello e il settore indicati sul certificato. Per l'edilizia e i beni culturali il riferimento italiano è la UNI 11931:2024. Il certificato va chiesto e letto: riporta metodo, livello, settore e scadenza.

Che differenza c'è fra livello 1, livello 2 e livello 3 UNI EN ISO 9712?

Il livello 1 esegue il rilievo secondo istruzioni scritte, ma non ne firma l'interpretazione. Il livello 2 sceglie la tecnica, imposta i parametri, interpreta e classifica i risultati e redige il rapporto. Il livello 3 può inoltre definire procedure e istruzioni, e sovrintendere alla qualificazione del personale. Il rapporto che ti serve, in pratica, lo firma almeno un livello 2 nel settore pertinente.

Quando conviene fare la termografia dell'involucro a Torino?

Nella stagione fredda, quando esiste una differenza di temperatura stabile fra interno ed esterno. Torino è in zona climatica E con 2.617 gradi giorno e il periodo di esercizio degli impianti va dal 15 ottobre al 15 aprile: è quella la finestra in cui il rilievo dell'involucro ha senso. Fuori da quel periodo il contrasto termico è insufficiente e il termogramma non è interpretabile.

La termografia sui quadri elettrici è obbligatoria per legge?

No, e chi lo afferma sta semplificando. Non esiste un obbligo generale di termografia periodica sugli impianti elettrici. Esistono obblighi di verifica e di registrazione dei controlli — per esempio il DPR 462/01 per gli impianti di terra e il registro dei controlli antincendio previsto dal DM 3 agosto 2015 — e la termografia è lo strumento con cui molte aziende assolvono in modo documentabile alla manutenzione, spesso su richiesta assicurativa o contrattuale.

Un report termografico vale in giudizio?

Il rapporto di prova termografico è un documento tecnico: la sua tenuta dipende da tracciabilità della strumentazione, condizioni del rilievo dichiarate, parametri impostati e criterio di classificazione delle anomalie. L'uso processuale, con le sue regole procedurali, è materia di consulenza tecnica di parte: su Torino l'argomento è trattato dallo studio in ambito peritale, non in questa pagina.

Quanto costa un'indagine termografica a Torino?

Non pubblichiamo un prezzo secco perché non ne esiste uno: il costo dipende dalla superficie o dal numero di quadri, dal numero di termogrammi da acquisire e commentare, dal livello del report e dall'eventuale strumentazione ausiliaria. La pagina del preventivo spiega quali voci compongono l'importo e con quale capitolato viene formulato.

Servite anche fuori città?

Sì. L'operatività copre Torino e la provincia, Ivrea e il Canavese, e le altre province piemontesi, oltre a Lombardia, Liguria, Valle d'Aosta e le province di Verona e Vicenza. Per i rilievi su impianto in esercizio la trasferta si programma sulla finestra di carico dell'impianto, non sull'orario d'ufficio.

Vuoi sapere se la termografia risponde al tuo caso?

Descrivici l’impianto o il problema: ti diciamo, senza impegno, se la termografia è il metodo giusto, in quali condizioni va eseguita e cosa otterrai. Se non è il metodo giusto, te lo diciamo prima.

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