
In un data center o in una fabbrica a ciclo continuo dell'area milanese la termografia predittiva non si valuta in euro per quadro: si valuta in ore di fermo evitate. Un'ora di indisponibilità ha un costo che si ricostruisce da SLA (i livelli di servizio garantiti dal contratto), penali e canoni; un incendio partito da una sala UPS (i gruppi di continuità) ha un costo che nessuna ridondanza assorbe; l'assicuratore che copre il danno indiretto, dopo un sinistro, può chiedere come si dimostra la manutenzione. Qui trovi i numeri con la fonte, i casi documentati e la matrice per decidere cosa controllare, ogni quanto e con quale accesso, nei data center e nelle industrie di Milano e provincia.
Perché a Milano la termografia predittiva si misura in ore di fermo
Perché Milano è il posto d'Italia in cui si concentra la maggior quantità di potenza che non può spegnersi. Secondo l'Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, comunicato del 15 gennaio 2026, l'area milanese ospita 414 MW IT, il 68% della potenza installata in Italia, con l'obiettivo dichiarato di superare 1 GW entro il 2028; il totale nazionale a fine 2025, 609 MW IT su 26 infrastrutture operative, è il dato dello stesso Osservatorio riportato dalla stampa tecnica (Osservatorio Data Center, Politecnico di Milano; Ingenio, 18 marzo 2026). La pipeline 2026-2028 conta 83 progetti di 30 aziende per 25,4 miliardi di euro, con 874 MW IT in costruzione o annunciati secondo la stessa fonte di stampa, di cui 695 MW IT attesi nell'area milanese nei prossimi tre anni; la quota potenziale dell'area milanese, se confermata, varrebbe il 23% dei nuovi investimenti europei; le richieste di connessione a Terna riconducibili all'area milanese allargata ai comuni limitrofi valevano 31,1 GW al 30 novembre 2025.
Il dato 2024 dello stesso Osservatorio, 238 MW IT su 513 nazionali, è citato nella pagina sull'esperto di termografia a Milano: è l'edizione precedente, non un'altra piazza, e non va sommato a questo. Sul piano degli annunci, la stampa attribuisce a Equinix sette nuovi data center fra Settimo Milanese e Cusago per circa 4 miliardi di euro (Milano da vedere), a Microsoft 4,3 miliardi e ad AWS oltre 1,2 miliardi per l'Italia (Open): cifre dichiarate dalle aziende, non bilanci verificati.
Il quadro normativo è cambiato nel 2026: il Consiglio regionale lombardo ha approvato il 26 maggio 2026 la prima legge regionale italiana sui data center, con oneri maggiorati sulle aree agricole, rinnovabili, divieto d'uso dell'acqua d'acquedotto per il raffreddamento e recupero del calore (Automazione News; il numero della legge non risulta dalle fonti aperte). Sul piano nazionale l'art. 8 del DL 21/2026, convertito in legge in aprile, ha introdotto un procedimento autorizzatorio unico con termine di dieci mesi e soglie a 300 e 50 MW termici (Latham & Watkins). Nessuna delle due prescrive la termografia: descrivono la scala di ciò che sta per entrare in esercizio.
L'industria a ciclo continuo è il caso ordinario
Il data center è il caso estremo, non il solo. Il 36° rapporto «Milano Produttiva» della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, presentato il 14 luglio 2026, registra per il 2025 una crescita dell'area dello 0,7%, un'industria a +0,4% e un export di 78 miliardi di euro. È un tessuto in cui farmaceutico, alimentare a temperatura controllata e logistica automatizzata dell'hinterland lavorano spesso su tre turni: un quadro di linea che si ferma di notte costa una produzione da rifare, non un intervento dell'elettricista.

Quanto costa un'ora di fermo, con la fonte
Nessuna fonte pubblica da noi consultata misura il costo del fermo (downtime) di un data center a Milano: i numeri disponibili sono indagini internazionali, da usare come ordine di grandezza, mai come previsione. Hanno però un perimetro dichiarato, e valgono più di qualunque percentuale ripetuta senza fonte.
| Indicatore | Valore | Fonte, anno, perimetro |
|---|---|---|
| Fermi con costo oltre 100.000 $ | 57% degli operatori intervistati (54% nell'edizione 2025) | Uptime Institute, Annual Outage Analysis 2026 |
| Fermi con costo oltre 1 milione $ | 20%, secondo anno consecutivo | Uptime Institute, Annual Outage Analysis 2026 |
| Prima causa dei fermi gravi | alimentazione elettrica: UPS, commutatori, generatori | Uptime Institute, edizione 2025 e 2026 |
| Costo medio di un fermo | 740.357 $, pari a 8.851 $ al minuto | Ponemon Institute per Emerson/Vertiv, 2016, 63 organizzazioni USA |
| Guasti UPS sui fermi analizzati | circa 25%, un evento su quattro | Ponemon Institute, 2016 |
| Ora di fermo in uno stabilimento automotive | 2,3 milioni $; 36.000 $ nel largo consumo | Siemens/Senseye, True Cost of Downtime 2024, grandi impianti Fortune 500 |
Il dato Ponemon ha dieci anni e un campione piccolo statunitense: si cita con l'anno, non si aggiorna per inflazione. Il dato Siemens riguarda i grandi impianti, non una PMI dell'hinterland. Ciò che i tre studi dicono insieme, e che regge, è una cosa sola: la prima causa dei fermi gravi è l'alimentazione, e dentro l'alimentazione il primo componente è l'UPS, cioè l'oggetto su cui la termografia lavora meglio.
Come si converte in euro per la propria sala
Il costo orario del proprio fermo si ricostruisce dal contratto. In colocation, cioè nelle sale che ospitano più clienti, le voci sono il credito di servizio dovuto oltre la soglia di SLA, le penali, i clienti che non rinnovano e i costi di ripristino; in una sala CED aziendale sono il personale inattivo, il fatturato non processato, il riavvio dei sistemi e, nel manifatturiero, il lotto da scartare.
Ipotesi di lavoro: contratti con un credito del 5% del canone mensile per ogni ora oltre la soglia di disponibilità, su 400.000 euro al mese di canoni. Un fermo di quattro ore vale 80.000 euro di soli crediti, prima delle penali e del cliente che se ne va. Numeri inventati per mostrare il meccanismo: il calcolo giusto è quello sui propri contratti, ed è quello da mettere accanto al costo di una campagna termografica.
Gli incendi partiti dalle sale UPS e batterie
I casi documentati dicono dove nasce il rischio, e dicono tutti la stessa cosa. Nelle fonti aperte consultate non risulta un incendio di data center a Milano: i casi che seguono sono internazionali e uno italiano, e vanno letti come contesto, non come cronaca locale.
OVHcloud, Strasburgo, notte fra il 9 e il 10 marzo 2021. SBG2 distrutto. Il rapporto del BEA-RI del 27 maggio 2022 localizza l'origine nella sala UPS e batterie, dichiara che le cause precise dei focolai non erano note alla data del rapporto, ed elenca come aggravanti l'assenza di spegnimento automatico e il raffreddamento ad aria esterna (free cooling) che ha alimentato il fuoco (Le Monde Informatique; rapporto BEA-RI). Chi scrive «causato da un UPS» dice più di quanto il rapporto dica.
SK C&C, Pangyo, Corea del Sud, 15 ottobre 2022. Incendio nella sala batterie al terzo interrato; i servizi di Kakao sono rimasti fuori uso per oltre undici ore. Secondo l'indagine del Ministero della Scienza e ICT riportata dalla stampa coreana, le batterie agli ioni di litio non erano separate fisicamente dagli UPS e l'incendio, resistente agli estinguenti a gas, ha finito per riscaldare gli UPS stessi (Korea Herald).
Aruba, Arezzo, 29 aprile 2011. Incendio partito dalla zona UPS, sala dati intatta, centinaia di migliaia di siti e caselle PEC offline nel più grande blackout di internet in Italia secondo il Sole 24 Ore; causa indicata dai vigili del fuoco, sempre secondo il quotidiano: un surriscaldamento (Il Sole 24 Ore).
A Singapore, il 10 settembre 2024, un incendio nelle sale batterie del Digital Realty SIN11 ha fermato una zona di Alibaba Cloud; la causa è stata attribuita alle batterie al litio dallo stesso cliente ospitato (The Register). A Clichy, nell'aprile 2023, l'acqua di una pompa guasta dell'impianto di raffreddamento, finita nella sala batterie di Global Switch, ha portato allo spegnimento d'emergenza di più zone di Google Cloud (ITPro).

Cinque casi, cinque sale UPS o batterie. La ridondanza elettrica non ha impedito nulla, perché è progettata per il guasto singolo e non per l'evento, fuoco o acqua, che nasce dentro il sistema ridondante stesso.
I casi industriali dell'area milanese con causa elettrica attribuita dalla stampa
Per l'industria dell'area milanese i casi esistono, con una cautela che vale per tutti: nessuna fonte aperta riporta una relazione tecnica o una sentenza che accerti la causa elettrica. Le attribuzioni sono degli inquirenti o delle prime informazioni riprese dai giornali.
- Milano Bovisa, deposito BRT, 8 luglio 2026: capannone di smistamento di circa 8.000 m² reso inutilizzabile; secondo la ricostruzione della Procura di Milano e dei vigili del fuoco riportata dall'ANSA, all'origine ci sarebbe il surriscaldamento di batterie al litio in un pacco di circa dieci chili (ANSA).
- Limbiate (Monza e Brianza), 29 gennaio 2026: incendio in un capannone industriale contenuto senza propagazione; secondo le prime informazioni le fiamme sarebbero partite da un cortocircuito alla centralina elettrica principale (Il Saronno).
- Cologno Monzese, 12 gennaio 2022: incendio di una falegnameria; la causa, secondo le prime informazioni, sarebbe da ricercare in un cortocircuito in un impianto elettrico (Prima la Martesana).
- Milano, piazza San Babila, 3-4 aprile 2022: cortocircuito in un quadro di trasformazione di una cabina primaria, secondo la ricostruzione riportata dall'ANSA, con blackout di zona e chiusura temporanea della fermata della metropolitana (ANSA). Non è un'azienda, ma è la sequenza quadro elettrico, incendio, blackout, fermo nella sua forma più chiara.
Nessuna delle fonti citate riporta l'importo dei danni: il valore di questi casi è nella sequenza, non nella cifra.
La catena è lenta nei primi due passi e velocissima negli ultimi quattro. La termografia lavora fra il primo e il secondo: è l'unico tratto in cui l'intervento si programma invece di subirlo.
I numeri nazionali in tre righe
L'Annuario statistico 2025 del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, su dati 2024, indica le cause elettriche come prima causa identificata degli interventi per incendio ed esplosione, con 12.573 casi pari al 5,5% del totale, a fronte di un 59,5% di cause non accertate nell'immediatezza; fra le sostanze coinvolte i «quadri elettrici e parti d'impianto elettrico» compaiono 5.053 volte e fra i luoghi i «locali quadri elettrici» 796 (Annuario CNVVF 2025). Il «20% degli incendi in azienda è elettrico» che circola nelle offerte non ha una fonte primaria attuale: perché non lo usiamo è spiegato nell'articolo su termografia, prevenzione incendi e polizza.
Business interruption: perché a un data center la polizza incendio ordinaria non basta
Perché per un data center il danno materiale è la parte piccola. Un quadro bruciato si sostituisce; crediti di servizio, clienti persi e canone mancato nei mesi di ripristino sono il danno indiretto, che la polizza incendio ordinaria non copre. Nella prassi una sala critica si assicura con una property all risks affiancata da una garanzia di interruzione di esercizio (business interruption), che indennizza perdita di margine e maggiori costi per un periodo pattuito, dopo una franchigia temporale in ore o giorni. Ogni ora sotto franchigia resta a carico dell'assicurato: un motivo in più per ragionare in ore.
Il meccanismo contrattuale che rende utile la termografia è quello descritto nella pagina sulla polizza incendio e non lo ripetiamo: esclusione dei danni da fenomeno elettrico dovuti a usura o carenza di manutenzione, obbligo di comunicare l'aggravamento del rischio ai sensi dell'art. 1898 c.c.. Le formulazioni sono reali: il capitolato PMI «Impresa Attiva» di ITAS Mutua, edizione dicembre 2023, esclude dalla garanzia fenomeno elettrico i danni «ad accumulatori elettrici e batterie» e quelli «derivanti da usura, manomissione e carenza di manutenzione», e richiama l'art. 1898 per gli aggravamenti non noti alla compagnia (condizioni di assicurazione ITAS). È un prodotto PMI, citato come esempio di formulazione: i grandi rischi si negoziano su capitolati dedicati.
Nessuna fonte pubblica consultata contiene una clausola che imponga la termografia periodica né uno sconto di premio codificato a fronte di un rapporto termografico. L'argomento è inferenziale: dopo un sinistro con innesco elettrico, con un'esclusione per carenza di manutenzione nel contratto, l'assicuratore può eccepire e l'assicurato deve dimostrare. Un fascicolo di rilievi datati, firmati e chiusi con la verifica di ripristino è la prova. Il testo che conta è quello della tua polizza.
L'unico beneficio economico scritto resta il modello OT23 dell'INAIL, che riconosce l'analisi termografica dell'impianto elettrico con le azioni correttive attuate fra gli interventi che danno accesso alla riduzione del tasso: percentuali, documenti e calendario sono nell'articolo su termografia e OT23 e nel calcolatore della riduzione.
Cosa dicono gli standard sulla cadenza, e cosa non dicono
Lo standard statunitense NFPA 70B:2023 prevede l'ispezione termografica di tutte le apparecchiature elettriche almeno ogni dodici mesi, ogni sei per quelle in condizione degradata (sintesi FLIR): non è cogente in Italia. La scheda FM Global DS 5-20 «Electrical Testing», revisione 2023, raccomanda survey a infrarossi su tutte le apparecchiature elettriche ogni uno-tre anni, con frequenza legata ai risultati precedenti (FM Global DS 5-20). Le norme di settore EN 50600 e ANSI/TIA-942 disciplinano progettazione, resilienza e gestione: dai testi accessibili non risulta che prescrivano la termografia, e chi lo afferma deve indicare il paragrafo. In Italia l'obbligo è mantenere gli impianti in efficienza (DM 3 agosto 2015, capitolo S.10; D.Lgs 81/08) ed eseguire le verifiche del DPR 462/01, che la termografia non sostituisce: la sintesi è nell'articolo su ogni quanto va fatta la termografia.
Il collaudo di accettazione come investimento
In un data center la termografia più redditizia è la prima, quella fatta prima che l'impianto entri in esercizio. Un serraggio fuori coppia trovato in cantiere si corregge con l'installatore presente e nessun cliente allacciato; scoperto dopo la messa in servizio richiede una finestra concordata, il trasferimento del carico sul ramo ridondante, personale qualificato per il lavoro elettrico e, se il ramo non è ridondato, un fermo.
Correggere un giunto in cantiere costa un'ora di elettricista e una verifica di ripristino. Correggerlo in esercizio, con procedura di lavoro elettrico, trasferimento di carico e finestra notturna, costa una giornata di più persone. Se il giunto arriva al guasto, costa un'ora di fermo, che nella tabella sopra parte da decine di migliaia di dollari. Conta il rapporto fra i tre scenari, non le cifre.
È la logica con cui abbiamo lavorato sul data center di Settimo Milanese nella commessa 2024-2025, con circa duecento rapporti di verifica delle linee elettriche: la storia è nella pagina sull'esperto di termografia a Milano, e qui basta il suo esito economico, una linea di base termica consegnata con l'opera, rispetto alla quale ogni campagna successiva legge le derive per differenza. Le tre occasioni del rilievo e le condizioni di validità sono nella pagina di servizio sulla termografia per data center.
Matrice per la manutenzione predittiva: criticità, cadenza e accesso per ogni asset
La tabella traduce la logica dell'ora di fermo in un perimetro. Le cadenze sono prassi corrente, coerenti con la tabella di periodicità per contesto, non prescrizioni di norma: vanno motivate per iscritto nel piano dei controlli.
| Asset | Conseguenza economica del guasto | Finestra di carico | Cadenza suggerita | Accesso |
|---|---|---|---|---|
| UPS e stringhe batterie | Perdita di continuità sul ramo; incendio in sala UPS | Sotto carico reale, dopo un ciclo di ricarica | Annuale; 6 mesi nel primo anno e dopo sostituzioni [STIMA] |
Terminali e connessioni intercella; sui rack litio integra il BMS (sistema di gestione della batteria) |
| Condotti sbarre e giunti | Un giunto ferma un intero ramo; ricambio non a magazzino | Carico più alto e stabile della giornata tipo, percentuale nel rapporto | Annuale; 6 mesi dopo ampliamenti [STIMA]; collaudo all'avvio |
Finestre a infrarossi o apertura secondo procedura CEI 11-27 |
| QGBT e PDU (quadro generale BT e distribuzione ai rack) | Fermo di più file di rack; penali SLA in colocation | Carico ≥ 40% del nominale, regime termico stabile | Annuale; 6 mesi sui nodi con anomalie aperte [STIMA] |
Finestre IR sulle sezioni ricontrollate; altrimenti apertura come lavoro elettrico |
| Cabina MT/BT | Fermo del sito senza doppia alimentazione; tempi del distributore | Trasformatore in fascia di punta | Annuale sui componenti ispezionabili in esercizio [STIMA] |
Terminali cavo, isolatori, connessioni del trasformatore, in sicurezza |
| Quadri di linea industriali (farmaceutico, alimentare, logistica) | Fermo linea, lotto da scartare; nel freddo perdita dello stoccato | Nel turno a maggior assorbimento | Annuale; 6 mesi su linee a ciclo continuo con storico [STIMA] |
Spesso senza finestre IR: apertura in esercizio pianificata con il manutentore |
| CRAC e CRAH (condizionatori di sala: motori, quadri ventilatori) | Deriva termica della sala; spegnimento server per sovratemperatura | Unità in marcia da tempo sufficiente | Annuale; 3-6 mesi in monitoraggio continuo dello stato [STIMA] |
Motori e quadri di bordo; incrocio con analisi vibrazionale |
Ogni anomalia si classifica sul salto termico rispetto a un riferimento dichiarato, non sul valore assoluto: il criterio è nell'articolo sul ΔT e la classificazione delle anomalie, e il calcolatore del ΔT normalizzato al carico serve quando il rilievo non è a pieno carico. La scala del rapporto:
Sull'accesso c'è un punto che i preventivi omettono: la lamiera è opaca all'infrarosso, e aprire un quadro in tensione è un lavoro elettrico (CEI 11-27, D.Lgs 81/08) che in un data center è anche un rischio per la continuità. Dove la criticità è alta la strada corretta sono le finestre a infrarossi sulle sezioni che verranno ricontrollate: rendono la campagna ripetibile e tolgono la manovra dal percorso critico.
Cosa la termografia non vede in un data center
Tre cose, da dire prima del sopralluogo. Non vede la temperatura interna di una cella: sui rack di batterie legge terminali, connessioni e superfici; la cella è compito del BMS. Non vede dentro un carter chiuso se il calore non raggiunge una superficie inquadrabile: per questo le finestre IR sono una scelta progettuale. Non vede nulla a carico basso: la potenza dissipata su una resistenza di contatto cresce con il quadrato della corrente, e un rilievo nella finestra sbagliata produce un rapporto rassicurante e falso. Gli altri limiti e le condizioni di validità del rilievo sono nella pagina sulla termografia per data center.
Per reggere davanti a un broker o a un risk engineer, il rapporto deve contenere strumentazione, emissivitàEmissivitàRapporto fra la radiazione emessa da una superficie reale e quella emessa da un corpo nero alla stessa temperatura. Varia con materiale, finitura e angolo di vista: impostarla male è la prima causa di misure sbagliate. Rame lucido e…, carico al momento della misura, riferimento per il ΔTDelta TDifferenza fra la temperatura del punto in esame e quella di un riferimento: un componente identico nelle stesse condizioni, oppure l'ambiente. La gravità di un'anomalia si valuta sul delta T, non sul valore assoluto, perché è il delta… e verifica di ripristino: la struttura è nell'articolo su cosa deve contenere un report termografico, la checklist di verifica serve per un rapporto già ricevuto. Chi firma è un operatore certificato di 2° livello UNI EN ISO 9712: la certificazione non è una qualifica elettrica, e nel capitolato le due cose restano distinte.
Come lavoriamo su Milano e provincia
Sull'area milanese eseguiamo la termografia dei quadri elettrici in campagne periodiche su data center, sale CED e stabilimenti a ciclo continuo, e collaudi di accettazione in cantiere, il più esteso dei quali è quello di Settimo Milanese. Il rilievo si programma sulla finestra di carico concordata con l'esercizio, spesso notturna, con accesso nominativo, escort e riservatezza sui dati dei clienti ospitati. Copriamo Milano e provincia, la Lombardia, il Piemonte, la Liguria, la Valle d'Aosta e le province di Verona e Vicenza; l'impostazione per l'industria manifatturiera, costruita sui casi e sul conto di sinistro, è nell'articolo gemello sulla termografia predittiva a Torino.
Per la direzione o il facility manager il punto di partenza è il fascicolo per il rinnovo o per la valutazione del rischio: le voci del costo di una campagna e il capitolato sono nella pagina del preventivo. Per il responsabile manutenzione, l'RSPP o il broker che devono scrivere il capitolato o valutare un rapporto, descrivici l'asset: diciamo se la termografia risponde alla domanda, in quale finestra di carico e con quale accesso.
Se il tema è una casa o un condominio a Milano, il percorso è quello del servizio dedicato alla diagnosi termografica della casa. Se il sinistro è già avvenuto e serve una perizia termografica o un'indagine sulle cause dell'incendio per il contenzioso con l'assicuratore, se ne occupa il dominio forense della rete: qui si lavora prima, quando l'ora di fermo è ancora un'ipotesi.
Tutte le domande frequenti del sitoSfogliale raggruppate per tema e per argomentoApri l’indice FAQ →Domande frequenti
Quanto costa un'ora di fermo di un data center a Milano?
Nessuna fonte pubblica da noi consultata lo misura su Milano. Gli ordini di grandezza disponibili sono internazionali: nell'Annual Outage Analysis 2026 dell'Uptime Institute il 57% degli operatori dichiara che l'ultimo fermo grave è costato più di 100.000 dollari e il 20% più di un milione; l'indagine Ponemon per Emerson Network Power, oggi Vertiv, del 2016 stimava 8.851 dollari al minuto su 63 organizzazioni statunitensi. Per la propria sala il numero si costruisce da SLA, penali e canoni, non si copia da un report.
La termografia si fa a data center acceso?
Sì, ed è l'unico modo in cui ha senso farla: le anomalie sono generate dalla corrente, quindi a impianto spento non esistono. Il rilievo si programma nella finestra di carico più alta e stabile della giornata tipo, si esegue senza contatto e senza interrompere nulla, e la percentuale di carico al momento della misura va scritta nel rapporto. Ciò che va pianificato non è il fermo, ma l'accesso ottico ai punti da misurare in sicurezza.
Ogni quanto va ripetuta la termografia su UPS e condotti sbarre?
La prassi corrente in infrastruttura critica è una campagna annuale su quadri principali, condotti sbarre, UPS e stringhe batterie, accorciata a sei mesi su nodi appena modificati, installazioni nel primo anno di esercizio e rami con anomalie ancora aperte. Non è un obbligo di legge italiano: lo standard statunitense NFPA 70B:2023 fissa dodici mesi come massimo, sei in condizione degradata, ma nel nostro ordinamento non è cogente.
Un rilievo termografico conta per la polizza business interruption?
Non come sconto, che nessuna fonte pubblica codifica, ma come prova di diligenza. Le condizioni di polizza escludono tipicamente i danni da fenomeno elettrico dovuti a usura o carenza di manutenzione e richiamano l'obbligo di comunicare gli aggravamenti del rischio ex art. 1898 c.c.: un fascicolo di rilievi datati, con anomalie classificate e chiuse, è ciò che in contraddittorio dimostra che quella carenza non c'era. Il testo che conta resta quello del proprio contratto.
Serve la termografia in un data center Tier III o IV già ridondato?
Il livello Tier, nella classificazione dell'Uptime Institute, descrive la ridondanza progettata. La ridondanza assorbe il guasto singolo, non lo previene, e non protegge dall'incendio: a Strasburgo nel 2021 e a Pangyo nel 2022 l'origine è stata localizzata nelle sale UPS e batterie, cioè proprio nei sistemi che la ridondanza dovrebbe garantire. Un ramo ridondato con un giunto caldo sta lavorando a ridondanza ridotta senza che nessuno lo sappia. La termografia serve a sapere quanta ridondanza reale si ha, non solo quanta ne è stata progettata.
Che cosa deve prevedere il capitolato di una campagna termografica in colocation?
Sei cose scritte prima del sopralluogo: il perimetro puntuale per sala e per rack elettrico, la condizione di carico richiesta al momento della misura, il criterio di classificazione delle anomalie con il riferimento adottato per il salto termico, i parametri di misura che compariranno nel rapporto, la verifica di ripristino dopo ogni intervento, e le regole di accesso del sito: accesso nominativo, escort, finestre orarie, vincoli fotografici e riservatezza sui dati dei clienti ospitati.
Le batterie al litio si controllano con la termocamera?
In parte. Dall'esterno la termocamera vede terminali, connessioni intercella e superfici accessibili dei moduli, dove una disomogeneità fra elementi gemelli è un segnale utile e precoce. Non vede la temperatura interna della cella, che è compito del sistema di gestione della batteria. Su rack di litio in sala UPS il rilievo termografico integra il BMS e la rilevazione off-gas prevista dagli standard di settore, non li sostituisce.